Un’occasione per diventare migliori

A parte il poster del precedente scatto – quello di Hubble – che tengo appeso in camera, non vi sembra tutto un po’ più inutile guardando queste fotografie? Non sono forse ridimensionate le tante questioni che agitano le vostre giornate? “Le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede” di cui ci declamava il Poeta? E che dire delle passioni, i gusti, le preferenze? E l’amore, signore e signori, sì, l’amore?! Il sentimento da cui gli umani spesso sono travolti e che in certi momenti pare essere tutto, ma proprio tutto, fino a “movere il sole e l’altre stelle”?!
L’11 luglio la NASA concede un “assaggio” di quanto mostrerà il giorno seguente. In che consiste? È presto detto: è l’immagine dell’Universo primordiale con la più alta risoluzione mai vista dall’uomo. Ripresa con un solo scatto dall’osservatorio orbitante James Webb, è una porzione di cielo grande come un granello di sabbia tenuto ad un metro dalla faccia. In pratica, nulla. Un angolino insignificante. Ma la cosa sconvolgente è che se potessimo disporre di un telescopio ancora più potente di galassie ne vedremmo il doppio e poi il quadruplo e così via, senza fine. È la vertigine allora a dominare. Perché il cervello umano non è tarato su grandezze simili. Non ancora, almeno.

La Nebulosa Anello del Sud. Al centro del guscio di gas, che ora misura circa mezzo anno luce, c’è quel che rimane della stella morente – immagine NASA, ESA, CSA, and STScI

Ci vorrà molto tempo per identificare o dare un nome alle migliaia di galassie mai viste prima. Ma per mappare l’intero universo visibile è stato calcolato che occorrerebbero più di trentamila anni. Questo significa che gli astrofisici che stanno dedicando la loro vita a queste osservazioni non ne verranno mai a capo del tutto. E loro lo sanno bene. Un po’ come Gaudì quando cominciò a progettare la Sagrada Familia, o come il misterioso popolo di Göbekli Tepe che 12mila anni fa decise di erigere un tempio mastodontico per il completamento del quale ci sarebbero voluti svariati secoli.
La curiosità, la spinta della conoscenza è più forte del calcolo e di ogni forma di egoismo. Forse davvero siamo al mondo a questo scopo: per indagare l’infinito. Siamo gli inviati speciali della Verità, ma ogni giorno facciamo di tutto per ignorarlo.

Una rappresentazione del telescopio spaziale James Webb. Lanciato il 25 dicembre 2021 dallo spazioporto di Arianespace, nella Guiana Francese. È il frutto di una collaborazione tra l’Agenzia spaziale statunitense (NASA), l’Agenzia europea (ESA) e l’Agenzia canadese (CSA). Fonte: Wikipedia. Immagine NASA, ESA, CSA, and STScI

E a chi maledice la vita, a chi professa l’assurdità dello stare al mondo, dico solo una cosa: che se non fossimo mai nati non avremmo mai potuto vedere una simile meraviglia. Il genio dell’uomo ha potenzialità immense, ma troppo spesso si perde in scaramucce insignificanti come la guerra o l’accumulo di ricchezze. C’è da essere orgogliosi di appartenere al genere umano, altro che!
Queste fotografie dovrebbero farci capire quanto è preziosa la nostra presenza e quanto è unico il nostro pianeta, che pertanto la sua salvaguardia dovrebbe diventare la nostra unica e sola priorità. Questa serie di puntini colorati, cioè, dovrebbe chiamarci ad una responsabilità nuova. Farci capire che se alzandoci dalla sedia dell’ufficio o dalla sdraio in spiaggia volgessimo ogni tanto lo sguardo verso il cielo e pensassimo a cosa c’è lassù forse, in men che non si dica, saremmo tutti migliori. 

Lo spettro del pianeta extrasolare Wasp-96 b, che dista poco più di mille anni luce dalla Terra, ha evidenziato la presenza di un’atmosfera fatta di vapore acqueo. Immagine NASA, ESA, CSA, and STScI

Su, a un milione e mezzo di km
Il telescopio Webb ha aperto nuovi orizzonti per l’astronomia a raggi infrarossi grazie a tecnologie di progettazione d’avanguardia. È il più grande telescopio mai inviato nello spazio, e amplierà i percorsi aperti nell’universo dal telescopio Hubble.
Le innovazioni rispetto ai precedenti telescopi spaziali sono il grande specchio primario di 6,5 metri, per studiare lunghezze d’onda nella banda infrarossa, e la presenza di un ampio scudo termico multistrato per il mantenimento di una temperatura operativa molto bassa per bloccare le interferenze da sorgenti di calore non oggetto di studio quali ad esempio il Sole, la Luna, la struttura e la strumentazione stessa del telescopio.
Diversamente da Hubble, Webb orbita intorno al Sole a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, traiettoria che tiene il telescopio allineato con l’orbita terrestre, consentendo allo scudo di proteggerlo dalla luce e dal calore di Sole, Terra e Luna e garantendo comunicazioni continue con il centro di controllo e un’ininterrotta raccolta di dati non essendo ostacolato dall’interferenza oscuratrice dell’orbita lunare.

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Pubblicato da Pino Loperfido

Autore di narrativa e di teatro. Già ideatore e Direttore Artistico del "Trentino Book Festival". Il suo ultimo libro è: "La manutenzione dell’universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri” (2020).