Galles. Quando il sentiero diventa preghiera!

Dal 21 al 27 giugno scorsi ho camminato nel Galles, immergendomi in uno spazio fisico, emotivo, psichico e pranico di rara bellezza. Da solo ma mai in solitudine, accompagnato da quello stato di serena vigilanza che caratterizza la scoperta che si adempie con le proprie gambe. Mi sono impegnato a percorrere circa 120 chilometri per sostenere la ricerca sul cancro, raccogliere fondi per l’AIRC e finanziare le migliaia di ricercatori che ogni giorno lavorano per restituire una speranza a chi vive lo slittamento verso il baratro della propria esistenza. Lo sforzo atletico è stata un’attività subordinata, finalizzata esclusivamente al raggiungimento di un obiettivo morale ed emozionale. Perché alcune decisioni si prendono in pochi secondi come un fenomeno inevitabile e irreversibile che non lascia scampo. L’azione sociale invece è lenta e dinamica, si compie con manovre orchestrali, esprime l’essenza dell’umano: il dialogo, la partecipazione, il ragionamento etico. Per Aristotele, questa era l’unica forma di attività degna di un uomo libero: la praxis. A queste essenze aggiungerei l’amicizia, la condivisione e il senso di comunità, tutti elementi che ho trovato nei gallesi lungo il cammino e che riverberavano anche dall’Italia, dagli schermi davanti ai quali in molti si impegnavano a donare. Ah, se fosse vivo il vecchio filosofo avrei voluto parlare con lui sulle rive dell’Afon o ai piedi del Monte Snowdon. 

Parto dalla cittadina di Machynlleth, un insediamento da record: è vecchio di 5000 anni, risale all’età del bronzo! Ha anche un ruolo speciale nella storia del Galles per la sua connessione a Owain Glyndwur, Principe del Galles, che si ribellò contro gli Inglesi. Fu incoronato nel 1404 presso la Casa del Parlamento, uno dei tre edifici medievali della città. Glyndwr guidò la Rivolta Gallese contro re Enrico IV d’Inghilterra. Inizialmente la ribellione ebbe successo ma con il passare degli anni il buon vecchio Owain fu scacciato dalla fortezza di Conwy (in foto 1) nel 1409 evitando la cattura malgrado le grandi ricompense offerte. Da allora il suo nome ha raggiunto il mito ed è oggi considerato un eroe del Galles che tornerà per liberare il suo popolo quando sarà necessario. Immagino che nessuno gli abbia mai parlato della Thatcher o di Cameron…

I dintorni di Machynlleth sono famosi per la presenza del cottage Bron-Yr-Aur (in foto 2). È il luogo dove Jimmy Page e Robert Plant scrissero l’album capolavoro “Led Zeppelin III” nel 1970. Un’opera perfetta, uno dei più grandi album di ogni tempo, intriso di un’affascinante mistica folk, ora incalzante e granitico, ora tenero e malinconico. Canzoni famosissime e bellissime, scritte qui tra queste pareti di legno nel bel mezzo della campagna gallese. Ascolto i due brani che portano il nome della casetta in religiosa contemplazione lì davanti alla porta. Dentro c’è una batteria montata… (in foto 3).

Percorro un tratto originale della Sarn Helen Way, l’antica via Romana (intitolata a Santa Elena del Galles) costruita nel IV secolo dagli imperatori della dinastia Costantiniana. Sono ancora visibili i solchi sulla pavimentazione di nuda roccia lasciati dai carri (in foto 5).

A Llanegryn arrivo dopo 7 ore di cammino. Mi rendo conto che ho sottostimato le distanze, sono esausto. Wayne, il titolare del cottage che ho scelto come alloggio, mi dice che a due chilometri c’è un posto per mangiare. Gli dico che mi arrangerò con il pane, il burro e le marmellate. Dopo 20 minuti bussa alla porta: “ti va un po’ di insalata e prosciutto?”. Mi offre la cena davanti al cottage (in foto 6) e gli racconto del mio cammino per la ricerca sul cancro. Il mattino dopo Nicola, sua moglie, mi regala lo spinotto inglese per ricaricare il cellulare, mi dice che posso pagare comodamente quando tornerò a casa e mi accompagna in auto all’inizio del sentiero. Da questo momento inizio a pensare che ci sia uno spirito protettore con me e questa sensazione si ripeterà più volte durante la mia piccola impresa.

Tappa 2, da Llanegryn a Dolgellau

Raggiungo il cerchio di pietre di Arthog (in foto 7), un suggestivo monumento propiziatorio dell’età del bronzo situato su una terrazza collinare con una vista spettacolare sul fiume Mawddach. C’era anche un cerchio di pecore di epoca molto più moderna che si sono dileguate al mio arrivo ma poi si sono riavvicinate per riconquistare le loro pietre. Le innumerevoli colline verdi intorno a me sembrano onde, al posto dei pesci ci sono centinaia di pecore. Mi siedo su un bel sasso rotondo, tiro fuori l’armonica e suono una frase di springsteeniana memoria. Una pecora risponde col suo noto verso. Io ammicco una nota e quella risponde. E di nuovo il duetto va avanti per un minutino buono. Ottime coriste, direi. Dopo 4 ore di cammino senza incontrare nessuno, mi fermo su un’altura panoramica e mi metto a spaccare nocciole per terra, con i sassi. Un motociclista mi vede e si ferma a guardarmi incuriosito. Sudato, scurito dal sole e con la barba cresciuta sembro un uomo primitivo. Arrivano anche tre suoi amici, fanno motocross. Scambiamo qualche battuta e li saluto dando il “cinque”. Dopo parecchi saliscendi, consulto la mappa: mi aspettano almeno 3 chilometri di strada provinciale con macchine che scorrono pericolosamente veloci e poco margine per evitarle. Eh sì, l’antica via che sto percorrendo, è più adatta per ciclisti che per camminatori e devo fare i conti con queste sezioni. È una giornata molto calda e ho esaurito le mie due borracce già da un po’. Sono sconfortato al pensiero che ho molta strada pericolosa da fare sotto il sole. Ma proprio mentre completo il sentiero che si ricongiunge con lo stradello asfaltato, un pickup mi affianca e si ferma esattamente davanti a me. Una donna al volante mi saluta e mi invita a salire per accompagnarmi a Dolgellau. Eccolo, lo spirito protettore che cammina con me. Prepara bene il cammino, non commettere imprudenze. Per tutto il resto affidati alle Provvidenze Superiori, Ric. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Ah, a proposito: anche questa donna si chiama Nicola. Mentre mi preparo la cena al campeggio, arriva il motociclista che si era fermato a studiarmi: “Hey, è l’italiano che spaccava le noci!”. Gli dico che cammino per beneficienza, mi invitano al loro tavolo, si fa un po’ di bisboccia (in foto 8). A proposito, nel momento in cui scrivo, Matt Stone (a capotavola nella foto) ha appena fatto la sua donazione. Godspeed you, my friend!

Tappa 3, da Dolgellau a Trawsfynydd

Ed eccomi nel Parco di Snowdonia (in foto 9). Un paesaggio di cime suggestive, laghi sereni e siti storici del Galles del Nord. La zona è molto legata alle leggende locali, comprese quelle che riguardano Re Artù, che la gente del posto mi dice (con forza, cioè con un simpatico pugno sul tavolo che fa saltare le pinte di Purple Moose) essere certamente gallese. Attraverso foreste, borghi e molte tracce della presenza Romana. Dopo 6 ore magnifiche di Sarn Helen Way mi aspettano i soliti 3 km di strada trafficata. Un uomo di una certa età sta tagliando l’erba sotto il sole, fa caldo, la moglie spaparazzata all’ombra su una sdraio fa finta di dormire. Gli chiedo se c’è un autobus che mi può portare in città. Mi dà alcune indicazioni, poi mi chiede che ci faccio nel bel mezzo della landa celtica. Gli dico che cammino per beneficienza. Passa vicino e lento un camion che ci zittisce per 15 secondi. Quando si allontana, Phil mi dice: “Dai, ti do io un passaggio” e mi porta a Trawsfynydd. Gli offro una birra, chiacchieriamo per un’oretta e lo ringrazio. Lui mi guarda e mi fa: “Sono io che ringrazio te che mi hai strappato dalla fatica e da mia moglie!”.

Tappa 4, da Trawsfynydd a Penmachno.

Yr Ysgwrn è una storica fattoria in pietra, celebre per essere stata la casa del poeta di lingua gallese Ellis Humphrey Evans, noto con lo pseudonimo di Hedd Wyn, autore molto critico nei confronti della violenza internazionale della sua epoca (Prima Guerra Mondiale). Suo motto passato alla storia per simboleggiare lo spirito orgoglioso e resiliente dei Gallesi: “Yma o hyd” (“Siamo ancora qui”). Subisco un attacco di tafani nelle (loro) condizioni ideali: caldo, umidità e assenza di vento. Ho terminato il repellente, mi difendo con il deodorante al bergamotto. Profumo come una fighetta però funziona, non so per quanto. Un pick-up che sembra appena rientrato dalla Parigi-Dakar si ferma, dal finestrino aperto un gallese dall’aspetto selvatico ma con una luce gentile negli occhi mi invita a salire. Ciao ciao tafani. Si chiama Gari Morris e fa la guardia forestale. Ha tempo per farmi fare un giro del Galles che altrimenti non avrei visto. Mi offre la colazione e poi mi dà una serie di indicazioni sui sentieri della zona, sui punti migliori dove fare il bagno nel fiume Conwy. Lo scorcio dello Snowdon, il monte più alto del Galles, che si specchia sui due laghi ai suoi piedi (foto 10) valeva questa trasgressione ai miei propositi da legionario romano. Mi porta a bere da una sorgiva, raccolgo l’acqua con le mani a coppa mentre salta da un sasso all’altro. Gli offro il pranzo, gli racconto le mie storie, lui mi racconta le sue. Mi lascia a Betws-y-Coed, ridente cittadina di placida villeggiatura e da lì torno a Penmachno a piedi, passando su sentieri adorni di alberi magnifici (foto 12) e pareggiando il mio debito con le promesse fatte alla Santa e ai seguaci che stanno donando, sempre più numerosi.

Tappa 5, da Penmachno a Capel Curig

Gari mi accompagna all’inizio del sentiero, mi dice che non conosce il tratto che sto per fare. E lo credo bene, altrimenti mi avrebbe avvertito di cosa avrei dovuto affrontare. Sabbie mobili. Ebbene sì, esistono anche in Europa. Paura, istinto di sopravvivenza e adrenalina hanno caratterizzato quasi due ore di cammino nella palude, il tratto più critico del cammino. In piedi su una roccia su cui a malapena poggio lo zaino, circondato da un oceano di fango liquido, respingo il panico bloccante e accolgo la paura stimolante. Mi viene in mente l’antico motto dei legionari romani: “ad utrumque paratus”. Sono pronto ad amarti se sei mio amico; sono pronto a combatterti se sei mio nemico. E, in quel frangente, la melma, ricoperta di ripugnanti strati di diosolosacosa, è il mio nemico. Verso la fine, ingannato da un ciuffo di erba galleggiante, sono sprofondato fino al ginocchio. Sarei sprofondato di più se non fossi caduto in avanti evitando così di restare in piedi e con il peso dello zaino a piombo. Ho sentito la pressione verso il basso e solo con uno strappo sono riuscito a tirare fuori le gambe. Spaventoso. Dall’altra parte della cresta mi sono fermato a lavarmi con gioia in un torrente, uscendo dallo stato mentale primitivo in cui l’amigdala mi aveva proiettato. Grazie, piccola mandorla situata nel lobo temporale del cervello, vecchia di milioni di anni che al momento giusto sai ancora cosa fare.  

Tappa 6 (ultima), da Capel Curig a Conwy

È lunga più di 8 ore. Il giovane Joe Brown, nuova incarnazione del mio spirito protettore, mi dice che il tratto cui sto andando incontro è l’area più paludosa di Snowdonia. E dopo aver sguazzato il giorno prima in un mare di fango, affondando in celtiche sabbie mobili, devio il cammino verso un sentiero luminoso, asciutto e fiabesco al termine del quale mi premio con un bagno rinfrescante nell’Afon Llugwy (foto 11).

Conwy è l’ultima tappa del mio cammino. Si visita il castello, fatto costruire da Edoardo I d’Inghilterra. È una delle fortezze meglio conservate del Galles e una delle più imponenti fortezze medievali d’Europa, inserita dall’UNESCO nel patrimonio dell’umanità. Curiosità: Edoardo I d’Inghilterra è… sì, proprio lui, il principale antagonista del film Braveheart, il crudele re inglese che reprime la ribellione scozzese guidata da William Wallace. FREEEEEDOOOOMMM!!! Nel centro cittadino si può visitare anche la Casa più piccola della Gran Bretagna (foto 13). La passeggiata che costeggia l’insenatura ampia e tranquilla è fantastica, offre viste panoramiche sulla baia e le dune. 

Il cammino è terminato, le verdi colline, le acque fresche dei fiumi, l’ospitalità sincera e gentile dei gallesi sono un ricordo speciale. Se potete, visitate questa regione accogliente piena di sorprese meravigliose.

Lascio la terra d’Albione da Liverpool, dopo aver reso omaggio alla band che ha fatto finalmente uscire quella città da otto secoli di piatta rilevanza portuale. 

Ringrazio lo staff dell’AIRC, soprattutto Marco Morellato per l’aiuto costante e affidabile. Abbiamo raggiunto l’obiettivo finale (1.000 euro) superandolo. 

Un ringraziamento speciale a tutti i donatori, generosi e impegnati a fare qualcosa di concreto per creare speranza e forza (foto 14).

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