Franco Fasano: “Le mie canzoni parlano a una persona per volta”

Franco Fasano, cantautore e compositore, ha firmato grandi successi per i maggiori interpreti italiani da Massimo Ranieri ad Al Bano, da Mina ad Anna Oxa, da Andrea Bocelli a Raffaella Carrà, da Peppino di Capri a Fausto Leali, da Bruno Lauzi a Nicola Arigliano, conquistando la vittoria al Festival di Sanremo, del Premio della Critica Mia Martini, e in ben 6 edizioni dello Zecchino d’oro. A dicembre è stato a Trento dove gli è stato consegnato un premio speciale da Radio Italia Anni Sessanta.

Da cosa deriva il tuo avvicinamento alle canzoni per bambini?

Ho assorbito le canzoni dello Zecchino d’Oro quando ero bambino perchè mi piacevano tanto, erano scritte da grandi autori come Mario Pagano e Giuseppe Casarini,  che tranne in qualche raro caso non scrivevano per i grandi ed erano autori nascosti dal mondo della discografia e dell’editoria. Avevano idee e sapevano immedesimarsi nel mondo dei bambini ed erano diretti da tre grandi cuori quelli di Cino Tortorella, Mariele Ventre e padre Berardo, tre elementi di garanzia di attenzione al mondo dell’infanzia. Sono entrato in quel mondo grazie al maestro Paolo Zavallone che mi invitò a mandargli delle canzoni. Gli dissi che non sarei stato capace, ma lui rispose che non era vero “tu prova e vedrai che se entri qui dentro farai fatica ad uscirne” e così è stato. La prima canzone che ho scritto su un grande testo del professore Emilio Di Stefano è stata “Goccia dopo goccia” che non ha vinto ed è stata poi adottata dall’UNICEF. La mia indole è stata quella di saper affrontare le tematiche dei bambini in maniera importante e da lì ho iniziato a fare le cose per me, per Mina, Califano e altri. Ho vinto 6 edizioni dello Zecchino d’oro e diverse volte sul podio, poi nel tempo sono cambiati un po’ i parametri forse adattati a questo momento difficile di creatività genuina condizionati da quello che sta succedendo intorno.  

Quale è il marchio di Franco Fasano?

Non te lo so dire, dicono che le mie canzoni hanno la grande forza di trasmettere comunque un rapporto personale con l’ascoltatore. Oggi si tende a rivolgere l’attenzione a quanta gente c’è ad un evento e a un concerto, i grandi numeri, probabilmente le mie canzoni parlano a una persona per volta che poi magari messe insieme fanno il tuo pubblico. Questa cosa forse non fa tanto bene al botteghino o agli impresari, fa bene alle persone e anche a me, ormai sono più di 40 anni che le mie canzoni continuano a essere nella memoria di chi le aveva scoperte quando era ragazzo ma anche per i ragazzi di oggi che si identificano ugualmente anche se il linguaggio è cambiato.

Come ti sei avvicinato al mondo delle sette note?

Lo zampino ce lo mise mio padre perché era un grande fotografo molto stimato nell’ambiente e per tutta una serie di motivi lui vedeva la mia predisposizione a questo tipo di espressione artistica e mi ha sempre assecondato avendo la forza di non farmi diventare un suo collaboratore. Nonostante questo mi portò a Sanremo quando avevo 10 anni con il pass da fotografo, io immagazzinavo emozioni dei grandi artisti come Modugno, Pino Donaggio, Tony Renis, Armstrong e tanti altri.

Come autore e cantante come sono state le partecipazioni a Sanremo?

Il Festival è stato una maniera per essere ascoltato dall’ambiente. Nel 1981 ho esordito con “Un’isola alle Hawaii” con le parole del grande Depsa, che era una canzone più grande di me e io l’avevo cantata non all’altezza. Le parole erano destinate ad Adriano Celentano e le cantai perché lui era molto impegnato con il cinema e la casa discografica di allora ha voluto mandarmi al Festival perché secondo loro il pezzo era forte. Poi in effetti ha avuto successo all’estero in particolare in Francia e in Portogallo. Sono poi seguiti brani come “E quel giorno non mi perderai più” del 1989 terzo posto tra le nuove proposte, “Vieni a stare qui” del 1990 secondo posto, “Per niente al mondo” del 1992.

Tra i tanti momenti artistici importanti, l’incontro con Mia Martini.

Ho scritto per lei una canzone “ La luna”, che Mia Martini aveva scelto, la stava studiando per poi inciderla insieme ad un progetto dove c’erano tutte canzoni sul tema della luna, poi purtroppo non è arrivata ad inciderla. Avevo fatto una promessa di non pubblicarla ma nel 2012 in occasione dei miei 50 anni, Mario Gardini mi consigliò di inserirla in un album speciale, ancora oggi molto importante dove hanno suonato e lavorato più di 300 persone. Ho ritoccato il testo che avevo fatto ed è venuta fuori una cosa bella  che mi emoziona sempre ed è l’unico pezzo di quell’album in cui i musicisti sono gli stessi che in varie epoche hanno suonato per Mia, uno su tutti Giovanni Santjust al clarinetto che la produsse nei primi pezzi da Piccolo uomo a Minuetto fino ad Almeno tu nell’universo.

Ci parli della vittoria a Sanremo con “Ti lascerò”?

Come tutte le canzoni che sono andate a Sanremo non l’ho scritta apposta per il Festival. Non era nemmeno una canzone perchè è nata da una lettera che trovai in fondo a un block notes di Fabrizio Berlincioni con il quale stavo iniziando a collaborare e parlava di una storia che mi colpi così tanto che provai a musicarla e la cosa incredibile era  che quelle parole cadevano perfettamente su una melodia che io avevo già in testa adattandole un po’. E’ stato un momento magico e devo dire che è stata vincente perché unire due grandi vocalità come Anna Oxa e Fausto Leali non era facile ma la mia intuizione fu quella di fare un duetto dove invece di farli duettare durante la canzone, ognuno cantava una parte dal suo punto di vista e quindi è stato un duetto ma in realtà è stata canzone cantata a metà, perché le parti si uniscono solo nella parte finale.

Tra tutti una canzone che ti emoziona?

“Il pianto” che fa parte di un album del 1994 tra le più belle sulle parole di Berlincioni però c’è un brano che ogni volta che lo interpreto mi tornano in mente i pensieri sugli amici che non ci sono più, ed è “Mi manchi” di Fausto Leali.

I tuoi progetti discografici?

Dal punto di vista del progetto discografico non ho fatto cose nuove perché è cambiato completamente tutto ma alla fine dello scorso anno sono entrato in studio di registrazione con 4 musicisti capaci di coniugare il proprio mondo musicale con il jazz e ho realizzato un album in presa diretta, si intitola “Mi va di cantarle così” e sono 13 tracce dove ero davanti a un microfono con intorno 4 musicisti con i quali sono nati questi arrangiamenti un po’ estemporanei ma che riconsegnano queste canzoni a una maturità espressiva diversa di quando avevo 20 anni e allora anche L’isola alle Hawaii ritorna a essere credibile cantata da me ma oggi. Sono brani che si trovano su internet e Youtube.

Come sarà il tuo 2026?

Mi hanno chiesto e lo sto facendo con impegno e serietà di scrivere le musiche per il musical sulla storia di Topo Gigio creato da Maria Perego e mi sto emozionando molto. Non saranno musiche solo pensate per un pupazzetto di 36 centimetri perchè non è solo quello, è una filosofia di pensiero, un portatore sano di amore di tenerezza che in questo momento è difficile riuscire a ritenerlo credibile, anzi è incredibile proprio la sua incredibilità che mi fa ritornare bambino di quando le cose le vivevo con un atteggiamento molto più libero da quello che stava succedendo nel mondo e devo dire che questo musical sarà per grandi e piccini ma dove i piccini si sentiranno grandi e viceversa. Proseguo a fare i miei concerti con questi musicisti i “Mi va di cantarle così” e nel presentare il mio libro “ Io amo” scritto insieme al giornalista Massimiliano Beneggi, che  mi sta portando in giro per l’Italia. Il titolo “Io amo” dalla canzone che ho scritto per Fausto Leali, è anche il mio atteggiamento di vivere, dal muretto di Alassio, dallo Zecchino d’Oro alle sigle dei cartoni animati.

Il tuo rapporto con il Trentino?

Sono molto legato al coro delle Piccole Colonne che organizzano la manifestazione “ Un testo per noi”, li ho citati anche nel libro perché Adalberta Brunelli e Luciano Anesi vennero da me a raccontarmi di questa cosa e ne fui folgorato dall’idea. Ho dato qualche consiglio che ancora oggi è utile per questa bella cosa che si svolge ogni due anni con autori che si dedicano a musicare testi scelti dalle scuole primarie.

Quale lo spazio per gli autori al giorno d’oggi?

L’intelligenza artificiale la considero uno strumento, non mi sono ancora addentrato con consapevolezza perché mi fa un po’ paura. Chiaro che se la usi come il computer per ottimizzare i costi e le realizzazioni ha un senso creativo importante ma non bisogna farsi sostituire perchè alla fine quella roba li non ha sentimento, è un archivio di quello che gli uomini mettono dentro, la somma di tutte le nozioni, una specie di motore di ricerca ma non emotivo mentre invece quando uno scrive una canzone dovrebbe essere lui stesso il motore di una scrittura.

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Pubblicato da Giuseppe Facchini

Giornalista, fotografo dello spettacolo, della cultura e dello sport, conduttore radiofonico. Esperto musicale, ha ideato e condotto programmi radiofonici specialistici e di approfondimento sulla storia della canzone italiana e delle manifestazioni musicali grazie anche a una profonda conoscenza del settore che ha sempre seguito con passione. Ha realizzato biografie radiofoniche sui grandi cantautori italiani e sulle maggiori interpreti femminili. Collezionista di vinili e di tutto quanto è musica. Inviato al Festival di Sanremo dal 1998 e in competizioni musicali e in eventi del mondo dello spettacolo.