
Crispino era un poco più basso e più magro dei suoi compagni di prima elementare. Una cosa da nulla, ma la mamma Teresa ne era era ossessionata e tanto fece da ossessionare pure lui. Ogni mattina, con la bilancia già sul pavimento e il metro a nastro in mano, la donna svegliava il figlioletto alle sette in punto e lo sottoponeva a meticolose misurazioni che annotava su un diario: peso, altezza, giro delle spalle, lunghezza del collo, delle braccia, delle gambe, del naso e perfino della lingua. Se c’erano progressi rispetto al giorno prima, anche solo di pochi grammi nel peso o di pochi millimetri in altezza, faceva salti di gioia, in caso contrario metteva il broncio e costringeva il bambino a mangiare di più. A causa della crescita lenta di Crispino, la mamma aveva con più frequenza motivi di insoddisfazione che di contentezza. In questo modo, però, il suo malcontento si accumulava, finché un giorno, superando ogni limite, lanciò una folle accusa agli altri scolari: “Crispino, non devi mai più fidarti di loro. Non so come facciano, ma sono loro a rubarti i chilogrammi e i centimetri che ti mancano”.
L’accusa era folle, lo abbiamo detto, ma avendo il bambino una fiducia assoluta nella mamma, da quel giorno cominciò a vedere i suoi compagnucci come ladri. Fece allora un inventario del contenuto del suo zaino descrivendo gli oggetti in modo maniacale: i quaderni con il peso, le matite con i centimetri ancora da consumare, e così via.
Proprio mentre viveva nel sospetto, Crispino, grazie alla ripresa del metabolismo favorito dalla primavera, ebbe in pochi mesi uno sviluppo tale da metterlo alla pari con i compagni. Alla mamma tanto bastò per ritrovare la ragione e il buonumore e dimenticarsi del metro e della bilancia. L’ossessione di Crispino invece degenerò a tal punto da fargli temere ruberie insensate come, ad esempio, il furto di un pezzo della sua cameretta.
Solo ora la signora Teresa aveva capito il danno fatto al figlio. Per fargli ritrovare la fiducia negli altri persa per colpa delle sue assurde accuse, fu necessario ricorrere all’aiuto di uno psicologo. Quanto a lei, trasse dal suo errore una lezione di vita: che va bene pesare e misurare tutto, ma innanzitutto bisogna stare attenti a pesare e a misurare le parole.
