Aprirsi all’altro, essere l’orecchio che ascolta senza giudizio

Coltivare un bonsai, osservare un fiore che sta per germogliare, accompagnare un bambino nel crescere della vita, tendere la mano a un’altra mano, donare ascolto a chi si racconta, massaggiare qualcuno, fare attenzione a non ferire: tutto questo è cura. E la giusta cura è amore.

Dal latino cùra, questa parola ha attraversato diversi secoli, acquisendo un significato sempre più denso e profondo: il prendersi cura non consiste in una semplice attenzione (che poi passa) o in una terapia (dal greco therapeia), ma richiede presenza e costanza nei confronti di qualcuno o di qualcosa. Quando ci prendiamo cura di una persona o di una piantina, l’osservazione e l’ascolto nei loro riguardi sono indispensabili per capirne le necessità, per aprirci con la giusta attenzione. Poiché il “prendersi cura” è anche apertura: è volgere lo sguardo fuori, verso l’altro, spogliandosi di sé, per accogliere. Eppure non è semplice spogliarsi di sé, lo so; con tutti i pensieri e i pesi sulle spalle che ognuno porta con sé…

Il mese scorso, in occasione della Giornata Mondiale per la lotta contro l’AIDS, ho avuto il piacere di partecipare al convegno – coordinato dal direttore del CTS (Centro Trentino di Solidarietà) Antonio Simula – “La forza di sentirsi parte: ascoltare le vite non solo le diagnosi” e di gestire uno dei tre laboratori proposti nel pomeriggio: io ho condotto un laboratorio narrativo sul tema della cura. Dopo un intenso dialogo che ha coinvolto numerosi partecipanti, ho invitato ciascuno a fermarsi e a chiedersi: se io fossi la cura per qualcuno, che cosa sarei? Ed ecco allora, tra i diversi interventi, l’apertura – la cura!: “sarei la seggiola che si pone di fronte, per accogliere, senza giudicare”, “sarei una carezza che consola”, “sarei un quadro colorato che trasforma la malinconia in qualcosa di bello”, “starei attento ai bisogni di chi ho di fronte, per non dare l’aiuto sbagliato”, “sarei l’orecchio che si offre per ascoltare”,… “Per essere cura.”

E il mio augurio per il nuovo anno è proprio questo: abbiate cura di voi e di chi vi vuole bene. E, senza paura, apritevi al bello, all’incontro con l’altro. Perché, in ogni vita che si incontra, c’è tanta meraviglia da scoprire. E può fare bene al cuore.

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Pubblicato da Sara Conci

Nasce a Trento. Adora viaggiare, stare in mezzo ai bambini, scoprire luoghi e persone. Ama scrivere poesie, racconti, la vita! E, tra i suoi corsi\percorsi, propone viaggi nella scrittura e nelle emozioni, utili a navigare dentro di sé. "Di respiri dell'anima" è la terza pubblicazione con Edizioni del Faro, dopo "Aspettando te, diario in dolce attesa" (2023) e - l'opera più nota - "La forza di una madre" (2021). Per Macabor ha curato "Un magico e prezioso Natale, piccoli racconti per bambini di tutto il mondo" (2023), ha pubblicato "Racconti di un arcobaleno vagabondo" (2018) e, insieme ad altri autori, "Sei fiabe per un sorriso", il primo libro della collana dedicata all'infanzia "Il volo della streghetta". Per Albatros ha scritto "Poesie ed oltre, pensieri sussurrati dal Vento" (2023).