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Marco Martalar: dare forma alla tempesta

Di Marco Martalar hanno parlato e scritto in tanti. Tra curiosità e ammirazione, l’incendio del drago e le polemiche intorno all’orso di Molveno, video, articoli, post. 

Trentinomese propone un viaggio alla ricerca della persona, più che del personaggio, tra arte e vita vissuta.

Ciao Marco, abbiamo vissuto tutti noi, in Trentino e non solo, la tempesta Vaia, un evento epocale; tu da questa azione di distruzione della natura hai creato alcune opere in legno: il drago, il lupo, l’orso, l’aquila e ultima, “La Guàna del Primiero” di cui parleremo dopo.  Com’è nata l’idea di trasformare i detriti di una catastrofe in queste enorme opere?

Sono uno scultore del legno da tronco: questo significa lavorare con una dimensione piccola, l’unica maniera per usare questo materiale è costruire, cioè mettere tanti pezzi assieme. Vaia mi ha messo in mano quello che mi serviva, per dare un significato più profondo a quel materiale.

Cosa intendi per significato più profondo?

Una tempesta che ha sconvolto gran parte delle Alpi orientali, ricordo che sono stati abbattuti in una notte qualcosa come milioni di alberi  ha evidenziato che nessuno, neanche noi qua in montagna, è al riparo dal cambiamento del clima. A quel materiale, che comunque sarebbe andato a marcire in bosco, ho cercato di dare nuova vita.

Cosa provi pensando che anche se ci possa essere un ricordo fotografico, o un video, queste opere che cambiano giorno per giorno, sono destinate a finire?

Usando già questo materiale sono cosciente che è impermanente. È più vicino a quello che riguarda la Land Art, fa parte del ciclo naturale della vita. 

“La Guàna del Primiero”, 7 metri di altezza, ispirata alle ninfe della tradizione del Primiero: dagli animali, alla figura umana.

In realtà non c’è stato un percorso calcolato. La Guàna è una figura legata al bosco, alla natura, all’acqua, quindi anch’essa è parte delle leggende, che credo debbano essere un punto di riferimento per non perdere le radici col passato. 

Le tue opere sono contemporanee ma si rifanno al passato. Sono un monito alla modernità ed alla tecnologia: c’è un richiamo alla manualità? 

Volendo sì, credo che si stia perdendo la manualità con le nuove tecnologie. Quando incontro i bambini, osservo che viene loro spontaneo e naturale buttarsi e manipolare tutto quello che trovano, dai rametti alla segatura ai piccoli attrezzi. Per dirti, invece, un ragazzo di vent’anni anni è rimasto stupito nel sapere che realizzo le mie opere partendo con un foglio e una matita: no CAD 3D, no calcoli, tecnologia zero. 

Un paragone?

È come quando sali una montagna con le tue gambe o ci vai in funivia, c’è una bella differenza…

Ecco, andiamo sul pratico: le tue sculture sono enormi, le progetti, le realizzi, ma effettivamente dove stanno? 

In parte faccio dei pezzi a casa poi, se riesco a fare il trasporto, realizzo la testa in laboratorio e la porto nel posto. Gran parte del lavoro va fatto lì, sul posto, pezzo su pezzo, e posso rimaner lì mesi. Diventa un vero piacere costruire un’opera in alcuni luoghi. Ecco perché spesso, tendo a non rivelare dove sto creando la mia scultura, in modo da stare tranquillo in pace, altrimenti arrivano un sacco di curiosi…

Quelli dei selfie.

Sì, sì, e droni e tutto.

Il luogo di destinazione influenza la creazione?

Certo: il committente, spesso sono amministrazioni pubbliche, mi commissiona un’opera. Così decidono luogo e soggetto, non si può improvvisare, anche perché poi comunque c’è dietro un ingegnere che fa il calcolo strutturale, che verifica le forze del vento, della neve, delle intemperie, magari in zone abbastanza impervie. 

Le tue opere hanno comportato un indotto turistico notevole a livello internazionale. Pensi che quando arriva il turista a vedere la tua opera, successivamente abbia più rispetto del contesto paesaggistico di montagna, oppure il rischio è che il tuo lavoro diventi un banale souvenir da postare sui social? 

Beh, è quello che a me piace pensare, però ovviamente non tutte le persone hanno la stessa sensibilità, altrimenti non succederebbe che qualcuno si arrampichi, si aggrappi o porti via dei pezzi. Però come sappiamo la contemporaneità è questa, c’è il bene, c’è il male. Spero che qualcosa giunga al viaggiatore che magari arriva anche senza sapere di cosa si tratta: è in un posto turistico, scopre che c’è quest’opera, va a visitarla, e magari ne viene colpito. 

Nuovi progetti?

Ne ho, sicuramente ci sto lavorando, però non svelo mai cosa faccio e né dove lo faccio. Per quello che ti dicevo prima, proprio perché cerco di evitare che arrivi del turismo curioso, mentre sto in cantiere, ecco.

Cosa diresti al Marco ragazzo? 

In realtà non gli direi nulla, perché alla fine è stato bello scoprire quello che la vita mi ha riservato. Anche perché io avevo fatto tutti altri studi. Però a un certo punto quando una cosa ti entra dentro, diventa quasi una mezza malattia, no? Ecco, forse la risposta giusta è che la mia vita è sempre stata un po’ una ricerca, no? Quindi non direi proprio nulla…

Marco Martalar all’opera, con il suo materiale principe: il legno

Domande fisse

Il piatto che ami di più? Mi piacciono tutti i cibi che non ho ancora provato.

Il film del cuore? Forse Into the Wild o Balla coi lupi.

Il viaggio che non sei ancora riuscito a fare? Mi manca la Patagonia.

Hai animali domestici? Sì, un cane: Musta è sempre con me, soprattutto in bosco.

Cantante, compositore o gruppo preferito? Amo il blues e il rock, quello vero suonato.

Se non avessi fatto quello che hai fatto, cosa avresti voluto fare? Una volta suonavo la chitarra e ho creato tre gruppi musicali; poi ho capito che era meglio dedicarmi a una cosa che mi veniva proprio facile: disegnare e scolpire.

La cosa che ti fa più paura? Da chi siamo governati: gente totalmente senza empatia, malata di potere, che sta conducendo all’oblio tutta l’umanità.

Il difetto che negli altri ti fa più paura? La superficialità, la poca consapevolezza.

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Pubblicato da Francesco Bindi

Francesco Bindi è formatore e divulgatore informatico, dal 1995. Lavora con scuole di vario ordine e grado, enti pubblici, aziende. Nel suo canale YouTube WEBindi, propone interviste a personalità di vario genere, sul loro utilizzo del web. Le stesse son o sulla pagina Facebook omonima.