Ricomincio da me

Il nono mese dell’anno è sempre stato, per me, il mese delle ripartenze. Dopo la pausa estiva ricca di ozio, letture, bilanci di vita e riflessioni, a volte profonde, mi sono convinta anno dopo anno che per ricominciare si dovesse partire da qui. Probabilmente, l’inizio della scuola ricco di quaderni, tutti da scrivere, penne colorate e diari, ma soprattutto di grandi aspettative per un nuovo anno di studi, mi aveva convinta che questo doveva essere il momento giusto per scrivere pagine nuove della mia esistenza. Soltanto il tempo, qualche caduta di troppo e infinite liste di buoni propositi non andati a buon fine, mi ha fatto comprendere come il cambiare non abbia niente a che vedere con i giorni del calendario, era qualcosa di slegato dal momento, ma strettamente collegato a quella che ero o desideravo essere, profondamente. 

Mi spiego. Dietro ogni grande svolta ci sono giorni e giorni di ricerche inquiete e notti insonni che ci aiutano a scavare dentro di noi per comprendere che qualcosa nella nostra vita non funziona o, comunque, non ci rende pienamente felici. 

La ricerca della felicità è il vero motore del cambiamento. Un enorme investimento di energia che genera azione, non per niente il termine cinetico indica proprio il movimento. Per spiccare il suo primo volo, una farfalla necessita di tanta energia affinché la sua parte di bruco sia abbandonata: così, ogni cambiamento porta in sé tutto il bisogno di lasciarsi alle spalle qualcosa che, per le più svariate ragioni, non ci serve più. Come recita Ovidio nelle Metamorfosi la vita è mutamento, nessun essere umano è mai identico a sé stesso, egli sa essere uguale e diverso nel medesimo momento. A dare senso dell’identità e dell’unità sono la coscienza e l’anima. Dunque, cambiare è qualcosa che fa parte di tutti gli esseri viventi, eppure perché il mutamento fa così paura?

“Non lasciare la strada vecchia per la nuova”, recita un celebre adagio che ci ha assuefatto all’idea che esplorare nuovi sentieri sia qualcosa di troppo rischioso, che non porta proprio nulla di buono. Ma siamo proprio sicuri sia così? Certo, modificare la rotta delle nostre vite non è cosa che accade con un semplice schiocco di dita, richiede tempo, pazienza e molto, molto coraggio. Eppure, se penso alle tante persone, che ho avuto la fortuna di incrociare lungo la via, e che hanno saputo o dovuto cambiare in molti modi la loro esistenza, beh, nessuna di queste anime mi è sembrata triste o pentita di aver lasciato la vecchia via. Sicuramente, dai loro racconti emerge  la fatica di arrivare alla fatidica svolta; voltare quella pagina è cosa ardua, è un gesto di ribellione, di sofferenza, di pianto, di paura e soprattutto di dubbio sul futuro. Come Ulisse, però, in viaggio verso la sua Itaca, il tanto perigliare spesso e volentieri ci fa tornare a casa: noi stesse.

Tutto cambia, diceva Ovidio, tranne la coscienza e l’anima. Che forse, quindi, il vero esercizio utile sia quello di fermarsi ad ascoltare quanto la nostra anima ci sussurra? Cosa desideriamo davvero? Possiamo essere felici anche se la nostra vita va diversamente da come avevamo immaginato? Saremo in grado di liberarci dalle catene delle opinioni, delle aspettative e vivere finalmente un’esistenza piena? 

Le storie che qui condividiamo vogliono essere stelle di un firmamento luminoso, con l’augurio che ciascuna di queste vite possa aiutare a far germogliare quel seme di gioia e felicità che è dentro ognuna di noi e che aspetta solo di essere innaffiata. Con l’energia del ricominciare. Ricominciare da me.

Alessia

La vita tra le pagine: “come i libri mi hanno insegnato a rinascere”


Mi chiamo Alessia, sono mamma e da due anni faccio la giornalista. I libri mi hanno salvata. In tutte le svolte della mia vita c’era sempre un libro che attendeva paziente arrivasse il momento giusto perché io lo aprissi. Quasi che le parole contenute al suo interno non le avrei mai potute comprendere, se non proprio in quel preciso momento. Le coincidenze non esistono, lo ripeto spesso e chi mi conosce lo sa e mi prende in giro. Ogni libro, quindi, mi aspetta per raccontare attraverso storie di altri quello che non capisco oppure mi danno il coraggio di prendere decisioni, mai immaginate. Nella Sovrana lettrice di Bennet si dice “non si mette la vita nei libri, la si trova” è proprio così, che da adolescente ho ritrovato nell’amore di Catherine per Heathcliff la spiegazione e la consolazione di vivere un amore totalizzante e romantico, come solo in questa fase della vita si può pensare. Con Veronica decide di morire ho cominciato a comprendere che ci si può avvelenare l’esistenza, detestandosi, invece di abbracciare e amare quello che siamo. Con Il Piccolo Principe ho assaggiato la pazienza di saper aspettare un principe, che non era pronto a tutto l’amore che avevo da dargli e che non voleva essere proprio addomesticato, le sue ferite erano macigni troppo pesanti e gli impedivano di vedere il bello del donarsi gli uni gli altri. Ne L’eleganza del riccio ho ritrovato la cecità di certezze costruite in anni e anni di specchi capaci di riflettere solo quello che vogliamo vedere, impedendoci di notare non solo chi ci sta intorno, ma, soprattutto, noi stessi. Con Il ritratto di Dorian Gray ho riflettuto sulla vacuità dell’attaccamento alla bellezza esteriore, quella che da donne ci fa guardare lo scorrere del tempo come qualcosa da combattere a colpi di bisturi e non da accogliere, ringraziando ogni singola ruga: forse unica sincera testimone di fermate, cadute e ripartenze. Grazie alle meravigliose e, al contempo, terribili e crude parole di Venuto al mondo ho abbracciato spiritualmente le tante donne che come me, al tempo, combattevano con maternità cercate, ma mai arrivate.  Ho finalmente capito come troppe volte siamo portati a giudicare le vite apparentemente perfette degli altri, donne soprattutto, e questo solo perché, siamo incapaci di guardarle veramente. Incinta di mia figlia, ho divorato le pagine di Prima che tu venga al mondo e ho realizzato che quella sensazione di responsabilità e desiderio di protezione della nuova vita, che si formava dentro di me, non mi avrebbe abbandonata mai più e io, non sarei stata più la stessa di un tempo. Tra le righe di La tentazione di essere felici ho fatto pace con l’idea che i genitori ci possono deludere terribilmente e non per questo gli vogliamo meno bene, di come la mia vita fosse costellata da tanti piccoli non-fatti che mi hanno impedito di giocare le carte, anche con il rischio di perdere tutte le fiches che avevo davanti. La mia energia e la mia vera essenza era racchiusa in una serie di cose che avrei voluto fare, mica semplice sistemare un’esistenza e rimettere ogni tassello al posto giusto! Per vivere una vita davvero degna, bisogna, invece, prendere piccole e grandi decisioni ogni giorno. 

UN NUOVO INIZIO

Così, ho cominciato a cambiare. Piano piano, senza badarci troppo, all’inizio mi sono ritrovata a quarant’anni a cambiare la mia vita: dopo tredici anni da impiegata, ho iniziato la pratica di giornalista.  Difficile ripartire a quarant’anni, triste dover ancora essere costrette a scegliere tra una vita lavorativa asfissiante e il nulla; incapace di trovare il giusto equilibrio con la tua vita privata. È proprio vero:  se hai il coraggio di chiudere quella famosa porta, beh, vorrei dire che si spalanca quel portone di opportunità, di novità, di vita. Il piccolo grande cambiamento, io l’ho fatto, nella speranza che un giorno, non troppo lontano nel tempo, qualsiasi ragazza non si senta più costretta a rinunciare a nessuno dei suoi sogni, perché un piccolo pezzetto di questa battaglia – io come tante altre – lo abbiamo fatto anche per lei.

Lia

Trasformare la realtà in visione. Il coraggio di uscire dagli schemi

Lia di professione fa la regista, la scrittrice e crea mostre d’arte e di giovani fotografi; insomma, le piace raccontare con le immagini storie straordinarie di vite semplici che nessuno altrimenti conoscerebbe. Ha un grande sogno, però, muovere le coscienze con il potere della testimonianza. La vita per lei è un continuo divenire. Niente rimane identico, tutto è un continuo fluire, scorrere, mutare. È la profonda convinzione che le permette di scorgere sempre quel raggio di sole dietro le nuvole più grigie. Non è un atteggiamento semplicemente ottimista, il suo, è, invece, la profonda convinzione che la vita sia cambiamento, la staticità e l’immobilismo no. È quel risvegliare il proprio cuore, come recita il salmista, per poi destare l’aurora di un nuovo giorno. Sarà forse per questo che non riesce a stare mai ferma. È alla continua ricerca di luoghi, persone e storie da raccontare; un po’ allergica alla staticità, si dà un tempo, dieci anni solitamente, per capire come un progetto possa evolvere, cambiare. Se non lo fa, senza indugio si getta con passione e dedizione verso il successivo obbiettivo, conscia che vivere non è altro che un continuo evolversi. 

Forse è questa sua indole, che, come la creta, sa trovare sempre una forma nuova, originale, insolita

Ai tempi dell’Università, per esempio, studiava inglese e russo alla Facoltà di Lingue e Letteratura straniera, scoprì il cinema tedesco di Fritz Lang e di colpo capì che la sua tesi sul cinema, non c’era miglior modo di realizzarla che con un video. Raccontandolo è ancora oggi sorpresa, le sembra quasi impossibile, ma quella scelta coraggiosa rese la sua tesi una delle prime ad essere fatta in video. Da allora sono passati oltre 34 anni, 45 documentari o poco più e quella passione per il cinema non l’ha mai davvero abbandonata. Per lei era ed è importante raccontare pezzi di vita vera, storie capaci di generare cambiamento, di creare quello spazio di luce in grado di riempire i tanti, troppi spazi bui. Pur consapevole del momento buio che la comunicazione sta vivendo, per lei è importante non abbattersi, ma continuare a raccontare che esiste un fiore nel deserto. Solo così potrà riuscire ad essere un faro per tante persone, per far loro modificare la coscienza e con lei il mondo. 

Ha fondato un centro di produzione di film, documentari, workshop e tanto altro perché tutte queste storie luminose non potevano essere nascoste sotto il moggio: dovevano trovare la loro strada per brillare. 

Non l’ha mai spaventata uscire dagli schemi, anzi, la sua “folle” curiosità, di certo ereditata e coltivata grazie ai genitori, l’ha spinta ad infrangere continuamente le zone di comfort per esplorare terre sconosciute. In un mondo che cerca di definirci, catalogarci, ingabbiarci ha sempre combattuto per trovare e custodire il suo valore interiore, la sua unicità, i sogni e le sue convinzioni. E così, quando sono arrivate le sue due figlie non si è fatta intimorire da cliché o diktat imposti, e, navigando controcorrente, ha scelto di crescerle, portandole con sé sul set, coinvolgendole nei suoi percorsi, nei suoi viaggi per dar loro l’opportunità di respirare il vero sapore dei sogni e la gioia di amare quello che si fa. Non la spaventano le terre sconosciute, l’ignoto è per lei un’opportunità sempre nuova capace di alimentare la fiamma viva di cose da imparare, di vite da raccontare e di nuovi fiori nel deserto da scoprire.

Silvia

Un matrimonio alle porte, un lavoro sicuro, una vita apparentemente perfetta: eppure sentiva che non bastava

Silvia dormiva al massimo qualche ora a notte. Faceva tre lavori contemporaneamente, praticava tantissimi sport ed era volontaria nel sociale. Impiegata all’ufficio personale in un’azienda del padovano. Nel tempo libero animava i giovani di Azione Cattolica. Aveva un fidanzato storico e di lì a poco si sarebbe dovuta sposare. Mancava solo un mese al giorno del fatidico sì, metà delle bomboniere erano pronte e il vestito lo aveva scelto, ma non ancora comprato. Forse non aveva trovato quello giusto? Forse. C’era qualcosa, in tutto quello che stava vivendo, che anziché darle gioia e vitalità le suscitava un’inquietudine strana. Una sensazione che, per la verità, conosceva già. L’aveva già accompagnata in passato, ad esempio spingendola a divorare libri su libri sin da bambina e perfino ad iscriversi a Filosofia. Insomma, si era detta allora, la conoscenza, forse, avrebbe finalmente messo a tacere quella sete di senso che la rendeva così inquieta. I tanti dubbi che la inducevano a ricercare, le facevano compiere svolte e virate senza, però, riuscire mai a saziare quel vuoto. Finché, casualmente ecco l’incontro fatidico: proprio con un libro. Tra le pagine, Silvia scoprì la storia di Chiara Amirante, di come aveva cominciato – dalla Stazione Termini di Roma – a dedicare la sua vita alla cura degli ultimi. Uomini e donne che annegavano nelle dipendenze, nella disperazione di una vita che evidentemente non era stata a misura delle loro speranze. 

Dall’esperienza di Chiara germogliò la Comunità di Nuovi Orizzonti, un luogo dove con l’ascolto e la preghiera si provava a dare al prossimo un’altra opportunità. Una testimonianza forte, potente, vera. 

Detto fatto! Nel 2000, Silvia decise di portare i suoi ragazzi a Piglio (in provincia di Frosinone, dove la Comunità aveva la sua prima sede), per un campo estivo. Se i giovani furono colpiti da quello che trovarono in quel luogo, beh, lei ne rimase letteralmente fulminata. Pur nella povertà, nella distruzione, nella desolazione, quelle anime fragili erano riuscite a trovare un posto in grado di regalarle la pace che tanto aveva ricercato. Tuttavia qualcosa ancora le sfuggiva, ma cosa?! Lei, con la sua vita così aderente ai canoni del mondo, quasi perfetta, non era felice, mentre “loro” così spezzati cantavano, ballavano e pregavano? Loro erano felici, lei no. Cosa le mancava, dunque? 

Le vite di quei ragazzi le raccontarono che lei non aveva sperimentato l’incontro con un Dio capace di scorgere la bellezza e l’unicità dentro ognuno di noi

Vuoto. Pianto. Dolore. Crisi: Silvia non riusciva a non pensare di aver totalmente buttato la propria vita. Ma perché agli altri questi dubbi non venivano?! Perché non riusciva ad accontentarsi anche lei della sua vita ordinaria? Con quell’incontro capì finalmente che lei non era strana, ma semplicemente che per lei era stato immaginato un percorso diverso, unico, tutto su misura.

“Se te ne vai, mi butto dalla finestra!” la minacciò la madre, quel giorno. Nonostante il grande dolore che sapeva di arrecare alla sua famiglia e al suo fidanzato, il primo marzo 2001 Silvia decise di licenziarsi, annullare il matrimonio e fare fagotto. Come poteva non rispondere a quella chiamata alla gioia? Ora che aveva capito ciò che desiderava, quella strada così difficile da trovare non poteva non essere percorsa. Era certa che la fede ricevuta in dono le avrebbe permesso di superare persino la tristezza di deludere chi le voleva bene e, allo stesso tempo, le avrebbe dato la forza di rendere possibile l’impossibile.

La sua indole inquieta, per citare Sant’Agostino, aveva trovato la pace; e come i tasselli di un grande mosaico, la vita cominciò a sorriderle. Anche i sogni che faceva da bambina, ormai dimenticati, ritrovavano finalmente un senso in quella chiamata, quasi fosse Dio a scrivere nel cuore la vita che sogna per ciascuno, donando anche gli strumenti necessari per scoprirla. Ma il dubbio non abbandona mai il cuore dell’uomo… nemmeno dopo molti anni.

Guardando negli occhi di Silvia, oggi, mi permetto di dire che no, non è stato un errore, ma la scelta più giusta della sua vita.

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Pubblicato da Alessia Silvestre

Alessia Silvestre vive a Trento dal 2002. Ha trascorso gran parte della sua giovinezza a Bassano del Grappa, dove ha frequentato il liceo classico G.B. Brocchi. Nel 2010 si è laureata in diritto penale comparato all’Università degli Studi di Trento e ha iniziato subito a lavorare per una grande azienda di moda. Dopo tredici anni, all’età di quarant’anni, ha deciso di cambiare percorso professionale per dedicare più tempo a sua figlia Caterina e inseguire i propri sogni. Dal 2023 lavora come giornalista per un’emittente televisiva comunitaria del Trentino. Ama tutte le creature, grandi e piccole, ed è appassionata di musica e di libri, strumenti che le permettono di viaggiare con la mente e con il cuore. Adora ascoltare le testimonianze di vita, soprattutto quelle intrise di speranza e desiderio di rinascita. Da sempre interessata alla moda e alle tendenze, crede fermamente che il modo in cui ci vestiamo racconti molto di chi siamo. Curiosa e sensibile, Alessia si interroga da sempre su un tema caro a Dostoevskij: la bellezza salverà il mondo?