
Ci sono persone che, quando raccontano cinquant’anni della propria vita, sembrano parlare di un’altra epoca. Fabio Pergher, invece, racconta mezzo secolo come se fosse la cronaca della settimana scorsa. Forse perché chi ha sempre avuto qualcosa da fare non ha mai avuto tempo di contare gli anni.
L’ACS Canale compie cinquant’anni. Un traguardo importante, certo, ma sarebbe riduttivo limitarlo a una ricorrenza. Perché in queste cinque decadi non sono passati soltanto spettacoli teatrali, tornei, concerti, castagnate, libri, attività sportive e iniziative sociali.
È passata la vita di un paese.

«Più che un’associazione», mi dice Fabio quasi sottovoce, «siamo diventati una grande famiglia.»
Una frase che potrebbe sembrare di circostanza. Poi però ascolti il resto del racconto e capisci che non è retorica.
Dietro ogni manifestazione ci sono volontari che montano tavoli mentre gli altri dormono, cucinano quando gli altri sono in ferie, discutono, si confrontano e poi ricominciano il giorno dopo come se nulla fosse. È questo il motore che dal 1976 continua a tenere accesa l’ACS.
Naturalmente il tempo cambia tutto.
Anche i giovani.
«Non possiamo limitarci a dire che partecipano meno», osserva Pergher. «Dobbiamo essere noi capaci di offrire occasioni vere. I ragazzi cercano autenticità. Se la trovano, rispondono.»
È una risposta che vale ben oltre i confini di Canale.
Viviamo nell’epoca delle connessioni continue e, paradossalmente, delle relazioni sempre più fragili. I social riempiono gli schermi ma non sostituiscono una riunione, una prova teatrale, una partita o una serata trascorsa a preparare una festa di paese.
Quando gli chiedo quale sia stata l’iniziativa più bella di questi cinquant’anni, Fabio mi sorprende.
«Non ne scelgo una. Le rifarei tutte.» Ogni evento ha lasciato qualcosa, magari non un titolo sul giornale, ma un ricordo nella memoria di qualcuno.

Ed è forse proprio questa la vera ricchezza dell’associazionismo.
Prima di salutarci gli rivolgo un’ultima domanda.
«Se potesse incontrare il Fabio del 1976, cosa gli direbbe?»
Sorride.
«Di prepararsi a lavorare tanto… ma di non cambiare strada.»
È una risposta semplice. E proprio per questo potente.
Perché, in fondo, il volontariato non è mai stato il luogo degli eroi.
È il posto dove persone normali fanno cose straordinarie con una naturalezza disarmante.
E forse, cinquant’anni dopo, il regalo più bello che l’ACS Canale possa fare al proprio paese è continuare a dimostrare che una comunità non si costruisce con i like, ma con il tempo donato agli altri.


