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Cermis ’98, Minneapolis ’26: storie diverse, la stessa lezione

No, Minneapolis non è il Cermis.
I contesti sono diversi, le dinamiche diverse, le responsabilità da accertare con strumenti differenti. Dirlo non è una cautela retorica, ma un atto di rispetto per i fatti e per chi li ha vissuti. Eppure, a trent’anni di distanza, un filo rosso emerge. Non riguarda le singole vicende, ma il modo in cui il potere si rapporta alla vita dei cittadini.

A Minneapolis una donna muore durante una “operazione di sicurezza nazionale”. Al Cermis venti persone persero la vita quando un aereo da guerra americano tranciò una funivia. In entrambi i casi, la tragedia non fu negata, ma il linguaggio intorno a essa ha contribuito a distanziarla dalle responsabilità concrete: “incidenti”, “fatalità”, “errori umani”. Parole che salvano il senso dell’ordine, ma comprimono il dolore delle vittime.

Non si tratta di fare confronti superficiali, né di cercare un capro espiatorio. È una questione di memoria e di consapevolezza: come reagiamo quando la violenza arriva da chi detiene il controllo? Come tuteliamo chi non ha voce?

Il Cermis ci ha insegnato che la mancata responsabilità lascia ferite profonde, che non si rimarginano solo con parole o commemorazioni. Minneapolis ci ricorda che la lezione resta attuale: la giustizia e la trasparenza non possono essere subordinate alla potenza di chi agisce, perché il prezzo pagato dalle vittime è sempre lo stesso.

Non è la stessa storia. Ma entrambe ci ricordano che la responsabilità è la misura di una civiltà. E che la memoria, se coltivata, può diventare guida per evitare che il passato si ripeta, anche in contesti lontani e differenti.

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Pubblicato da Pino Loperfido

Autore di narrativa e di teatro. Ideatore e Direttore Scientifico del "Trentino Book Festival". I suoi ultimi libri sono: "La grande nevicata dell'85", "Il dono", "La manutenzione dell’universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri” e "Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis". Nel 2022 ha vinto il premio giornalistico "Contro l'odio in rete", indetto da Corecom e Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige. Dirige la collana "Solenoide" per conto delle Edizioni del Faro.