Da quando “viaggiare” non significa più “incontrare”

I Bed and Breakfast sono nati nelle campagne inglesi negli anni ’20 del ‘900, dalla volontà dei proprietari – oltre che dalla necessità, in molti casi – di condividere una parte della loro casa con gli ospiti di passaggio. Per il viaggiatore, si trattava non solo di alloggiare a condizioni più economiche rispetto ad un hotel tradizionale, ma anche di conoscere un po’ da vicino le persone che vivevano lì. L’ospitalità nei nostri masi è iniziata allo stesso modo, in fondo. Agli albori dell’agriturismo, c’erano famiglie contadine che integravano il reddito offrendo un letto ai turisti.

Con il tempo le cose sono cambiate. La prima volta che ho visto una keybox in vita mia è stato a Edimburgo (città per altro magnifica): una cassettina attaccata al muro fuori dall’ingresso e un codice che ne regolava l’apertura, permettendo al nuovo venuto di accedere alla chiave. Pagamenti on-line, e nessun contatto con il proprietario, che magari viveva alle Canarie.

Oggi il posto in cui il turista alloggia – specie in certe città iperinflazionate – potrebbe essere non di una persona reale ma di una società. Così, se si capita in una struttura con il proprietario che ci vive dentro, e che prepara davvero la colazione con le sue mani, ci si stupisce. Tutto ciò è parte della lenta, epocale transizione da un mondo fatto di contatti umani, a volte mediati da oggetti fisici (il denaro contante, ad esempio), al mondo del futuro, in cui i rapporti saranno ridotti al minimo, gestiti da schermi, piattaforme, avatar e quant’altro. Se ci pensate, anche la guerra ha preso questa strada.  Protagonisti sempre meno i fanti, sempre più i droni e i comandi remoti.

E nel lavoro? In passato se non riuscivi a fare una cosa, perché non avevi tutte le competenze, o eri alle prese con qualche altra incombenza, cercavi dei collaboratori. Ma oggi perché dovresti farlo se puoi ricorrere, per un numero crescente di bisogni, all’intelligenza artificiale? Ti fa risparmiare tempo, dicono i nerd dell’informatica (per cosa non l’ho mai capito, perché non è che con il tempo risparmiato le persone studino fisica nucleare, perlopiù stanno in chat o sulle playstation, e questo lo sapeva anche George Bernard Shaw). Inoltre, fa risparmiare denaro. Avere a che fare con persone in carne e ossa può essere lento, complesso, noioso, persino dispendioso. E poi non è detto che un “umano” sia più onesto di una app. Ma, insomma, nelle faccende della vita non conta solo il puro e semplice rapporto costi-benefici (quello che governa i comportamenti dell’homo oeconomicus, secondo Adam Smith e i suoi seguaci). Conta anche tutto il “contorno”. Perciò: se, ad esempio, viaggiamo, cerchiamo di apprezzare la lentezza, la sorpresa di un incontro, il contatto con chi vive nel posto, che apre al viaggiatore le porte di casa sua. Proviamo, nonostante tutto, a restare umani fra gli umani.

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Pubblicato da Marco Pontoni

Bolzanino di nascita, trentino d’adozione, cittadino del mondo per vocazione. Liceo classico, laurea in Scienze politiche, giornalista dai primi anni 90. Amori dichiarati: letteratura, viaggi, la vita interiore. Ha pubblicato il romanzo "Music Box" e la raccolta di racconti "Vengo via con te", ha vinto il Frontiere Grenzen ed è stato finalista al premio Calvino. Ma il meglio deve ancora venire.