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Lettera alla società (o a chi per essa)

Non per tutti tenere il conto dei giorni è una cosa negativa, non per chiunque il famoso matrix è una prigione. Per me, ad esempio, riuscire a tenere il conto dei giorni, ovvero a sapere che oggi è giovedì, ieri era mercoledì e domani sarà venerdì, è un’utopia da circa cinque anni, tanti quanti ne ho vissuti qui a Trento. Mi chiamo A. e vengo dal Marocco. Ho 29 anni, sono arrivato qui quando ne avevo 24. No, non sono un dottore e nemmeno un ingegnere. Rientro forse piuttosto in quelle che molti di voi sui social chiamano le “risorse boldriniane”. Sono arrivato senza nulla e oggi, dopo 5 anni per l’appunto, mi ritrovo ancora senza nulla.

Perché, direte voi? Non potevo cercarmi un lavoro, un qualsiasi lavoro come fanno tutti? Non sono qui a raccontare una storia strappalacrime, non è il mio forte e al contempo non sarebbe nemmeno veritiera. Come è vero che ci sono state molte difficoltà aggiuntive per me nel riorganizzare completamente la mia vita, è anche vero che alcune volte ho scelto la via più facile, quella più comoda. E ancora sento riproporsi da parte vostra la medesima domanda: perché? Tu sei un ospite, dovresti fare del tuo meglio per integrarti nel paese che ha deciso di ospitarti etcetcetc. Beh, signori e signore tutte, io posso dire che del mio meglio l’ho pure fatto, semplicemente rimango anche io un umano come voi. Avrei potuto essere più retto, più attento, più rispettoso. Eppure ho fatto esattamente quanto ho potuto. Quando ho sentito che l’impegno da me richiesto era troppo, ho deciso di scegliere delle vie diciamo non totalmente virtuose, diciamo così. Come dite? Perché non me ne ritorno da dove sono venuto? Questa forse è la domanda che più crea ilarità in me, forse perché la più ingenua. Io non ho un posto a cui appartengo, tornare nel mio paese d’origine significherebbe fare la stessa identica vita solamente in un contesto più svantaggiato, e allora ditemi, voi lo fareste?

Penso sia per tutto questo insieme di cose che quella mattina, quando le telecamere e gli energumeni si sono avvicinati minacciosi, ho sbottato. Non ho più capito nulla. E di nuovo, è forse questa la scelta migliore che avrei potuto fare? No, decisamente no. Fare una figura del genere di fronte ad una nazione non era tra i miei piani. Eppure era quanto in quel momento ero in grado di reagire, nient’altro. Penso che voi tutte e tutti abbiate delle situazioni, dei ricordi, degli atteggiamenti di cui non andate fieri. Alla fine non è tanto diverso, non trovate? Gli italiani negli anni 30 hanno portato anch’essi elementi non proprio virtuosi con sé negli Stati Uniti. La favoletta dei grandi lavoratori è vera fino ad un certo punto, credo e temo. Non sono arrabbiato con voi, perché so che ho sbagliato molto. Sono piuttosto confuso, non riesco a capire come mai certi errori arrivano a pesare più di altri. Non capisco perché la legge non sia uguale per tutti, perché ancora oggi esista razzismo, perché non posso essere umano anche io come voi. Avrei voluto anche io la vostra vita, avrei voluto anche io poter sbagliare liberamente.

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Pubblicato da Fabio Loperfido

Nato allo scadere del millennio, Fabio è uno studente errante che ancora non ha ben chiaro cosa potrebbe volere il mondo da uno come lui. Nel mentre prova ad offrire ciò che vede con i suoi occhi tramite una sua lettura, con la speranza che il suo punto di vista possa essere d'aiuto a qualcuno martellato dai suoi stessi interrogativi.