
Per un paio d’anni abbiamo aspettato che l’emergenza sanitaria per la pandemia terminasse. Poi abbiamo aspettato che terminasse la guerra in Ucraina, invece si sono aggiunti, tra le cose che ci riguardano più da vicino, il massacro dei palestinesi e il bombardamento degli iraniani. Ora aspettiamo che finiscano. Trump ha chiesto il Nobel per la pace e ora vuole bloccare lo stretto di Hormuz – anzi, aspetta, ha già cominciato a farlo! Fino a ieri lo voleva riaprire. Michele Santoro dice che fa quello che gli suggerisce un’intelligenza artificiale. Sarà…
Aspettiamo che passi, che la situazione si stabilizzi. Prevediamo mancanza di combustibili fossili in Italia e in Europa, dobbiamo prepararci a rincari e rinunce. Ci hanno detto che la parentesi di pace in Europa è finita. Eravamo viziati. Eravamo ingenui a pensare che “la storia si fosse fermata”, che la pace potesse durare. Fino a qualche settimana fa ci stavano insegnando a temere e odiare diligentemente i russi. Intanto gli americani stanno diventando indifendibili anche per Meloni, il suo governo e il loro lacchè. Aspettiamo che Trump e Netanyahu vengano destituiti. Intanto il “referendum sulla giustizia” ha bocciato la riforma voluta dal governo. Pochi la conoscono con esattezza, meno ancora sono in grado di comprenderne le implicazioni. È stato un test politico: quali video hanno fatto più presa? Quali slogan? Quali opinion leader?
Aspettiamo di conoscere i piani precisi della tecnodestra della Silicon Valley, di Peter Thiel e di Musk. Aspettiamo di conoscere le trasformazioni portate dall’intelligenza artificiale. Qualcuno dice che, quando ognuno di noi rinuncerà a imparare, “tanto c’è IA”, i proprietari, che ora ce la fanno usare gratis, esigeranno un compenso. Conteremo i lavori scomparsi perché svolti meglio, molto più rapidamente e gratuitamente (per ora) dall’IA. Il lavoro di traduttore, che ho fatto per trent’anni, non esiste quasi più. Mi fido più di ChatGPT che del mio medico, che l’ultima volta ha sbagliato una diagnosi semplicissima. Gli sarebbe bastato ascoltare dieci secondi, alzare gli occhi dal cellulare per quel minuto che ero lì nel suo studio, dopo avere atteso quasi una settimana l’appuntamento. La diagnosi di ChatGPT invece è stata confermata da un’ecografia.
Mentre si bombardano impianti petroliferi, gasdotti e petroliere, e si rivedono o si revocano gli accordi per limitare la produzione di gas serra, separo il pluriball dalla carta. Intanto in autostrada la corsia di destra è vuota e tutti sono in fila a sinistra; nessuno è fesso, nessuno vuole farsi sorpassare. La corsia centrale è occupata dagli automobilisti concentrati sul cellulare. Intanto ognuno sgomita per farsi vedere e leggere e ascoltare, e non ha nessun interesse a vedere e leggere e ascoltare gli altri.
Mentre mi commuovo per l’ennesima volta ascoltando i cori polifonici bulgari arrangiati da Filip Koutev, nelle scam city lavoratori in semischiavitù truffano utenti Internet di tutto il mondo. Leggendo Il sacro di Rudolf Otto, scopro che quello che provo a un funerale – o ascoltando Koutev o quando mi raccolgo in chiesa o davanti all’immensità del mare o di certe montagne o pensando al progetto della vita di cui ora faccio provvisoriamente parte e che si sviluppa da miliardi di anni – è il senso del numinoso, il nucleo della religiosità primario e immediatamente accessibile a tutti e, nel frattempo, in Africa per due o tre euro al giorno si rischiano traumi cancellando contenuti social a base di violenze e omicidi. Gli ippocastani lungo il Fersina sono carichi di turgide infiorescenze e finalmente si parla dell’indagine sui safari umani a Sarajevo degli anni Novanta.
