Giorgio Casagranda: il “ragazzo” di Meano

La “zoca” dei Casagranda viene da Bedollo e Brusago, nel Pinetano, dove questo cognome è tuttora diffuso. Ma la famiglia di Giorgio (un figlio e una figlia) abitava a Camparta di Meano, sulle colline a nord di Trento in destra d’Adige. Lui è nato nel 1950, da famiglia contadina che possedeva tre ettari di terra, estensione di colture pregiate che ora ci vivresti benone; ma negli anni Cinquanta i campi rendevano poco e il padre di Giorgio doveva fare il manovale per arrotondare le entrate. 

Il ragazzo, sin da piccolo, lavorava nei campi e nella stalla, cominciando la mattina presto col portare il latte a Gazzadina. A scuola era bravo. Stava frequentando la sesta quando il suo maestro, Romano Bortolotti, un giorno disse ai genitori che il ragazzo doveva fare le Medie. Così Giorgio scendeva a San Lazzaro (nel comune di Trento, ma se varchi il ponte sull’Avisio sei nel Comune di Lavis) prendendo la Trento-Malé per scendere a scuola in città. Fece le medie alle “Bresadola“, avendo la fortuna di incontrare un’insegnate di Lettere come Valeria Dalcastagné, non sposata, del tutto dedita alla scuola, bravissima. Quindi s’iscrisse al “Tambosi”, sezione Geometri. Qui il giovanissimo docente di lettere era chi scrive. In classe, tra gli altri, c’erano Bruno Sandri, futuro architetto e Arrigo Dalfovo (vedi TM novembre 2020). “Come mi vedevate come insegnante?” gli chiedo. “A chi faceva i temi migliori omaggiavi qualche tuo libro autografo. Io una volta ebbi Il Battaglione Gherlenda, il romanzo storico sulla Resistenza in Tesino”. 

Giorgio aveva passato i giorni precedenti l’esame di maturità studiando mentre pascolava le mucche. Dopo il diploma di geometra si iscrisse a Padova a ingegneria civile, utilizzando il cosiddetto presalario. Risiedeva alla Casa Dello Studente, faceva servizio alla mensa per guadagnarsi i buoni-pasto: “Ma la Casa dello Studente era continuamente occupata, non riuscivo a studiare, era un casino!”, dice il buon Giorgio, cresciuto a pane, latte e marmellata, casa, chiesa e oratorio. ”Così decisi di tornare a casa e mettermi a lavorare. Il primo lavoro fu riempire bottiglie alla CAVIT. Nel frattempo mi ero sposato con un ragazza di Meano, Anna, (avranno una figlia, Chiara, oggi laureata in lingue straniere, che lavora nel marketing) ed ero stato assunto da una ditta di Mestre che lavorava nel settore telefonico in Trentino e Alto Adige. Mi fecero mettere su un cantiere a Trento: a 23 anni mi trovai a dirigere un cantiere, ad assumere e licenziare…Lo stipendio era di 360mila lire al mese: mi pareva di volare… Per 22 anni diressi i lavori di posa dei tubi di metano, acquedotti, fognature in Trentino e Alto Adige. Dopo 22 anni, nel 1995, misi su un’azienda mia; dopo cinque anni la cedetti al CLA, subentrando come direttore tecnico.” 

Vita da studenti universitari a Padova

Ma facciamo un passo indietro per dire come iniziò la sua attività politica. Aveva 23 anni quando un bel giorno stava portando il latte di famiglia nel negozio di alimentari di Silvio Moser: ”Devi prendere la tessera della DC”, gli disse il Silvio. “Va bene.” Passò un anno: ”Devi fare il segretario della sezione DC di Meano”. “Va bene”. Nel 1978 diventa il primo presidente della neonata Circoscrizione di Meano. Due anni dopo ci sono le elezioni comunali. Arriva l’avvocato Armando Paris, assessore provinciale alI’Industria e gli dice: ”Giorgio te devi candidar”. Lui non voleva ma alla fine obbedì (l’hanno cresciuto obbediente…) Fu eletto. E ci trovammo non più tra i banchi di scuola, ma tra quelli del Consiglio Comunale. Perché ero stato eletto anch’io… Solo che eravamo su banchi opposti, io nella lista del PCI. Sindaco era Giorgio Tononi, assessore al traffico il repubblicano Riccardo Sani, l’inventore degli “uncini” ovvero delle strade che vennero di nuovo aperte al traffico in un centro storico che era divenuto tutto isola pedonale. Sani proprietario di un famoso negozio di mobili aveva evidentemente ceduto alla pressione dei colleghi commercianti, non ancor maturi a capire che le isole pedonali rappresentavano il loro futuro. Non solo noi dell’opposizione ma la maggior parte dell’opinione pubblica si scatenò contro gli “uncini”: meio sani che ben enfumegadi” fu lo slogan vincente. Sani fu costretto a dimettersi, venne fatto un rimpasto e il suo posto fu preso dal nostro Casagranda. Personalmente mi trovai sul fronte opposto due giovani assessori democristiani miei ex alunni (l’altro era il fotografo Claudio Rensi). Nelle elezioni successive del 1985, Giorgio fu rieletto alla grande con l’incarico di assessore al traffico e Polizia urbana. Di Casagrande fu l’idea di abolire i parcheggi in centro, di istituire i sensi unici in zona Bolghera e di introdurre le prime biciclette pubbliche (quelle gialle…). In seguito, come assessore al decentramento, fu lui a fare la riforma delle Circoscrizioni, ridotte da sette a tre, con l’attribuzione delle deleghe.

Incontro con il Dalai Lama in consiglio provinciale

Nel 1988, ci sono le elezioni provinciali e il nostro viene nominato assessore alle politiche sociali e Istruzione. Poi, nel 1999, torna in Comune e viene fatto capogruppo della dellaiana ”Margherita”, che nel frattempo era nata; sino al 2003 quando, sempre con la “Margherita”, torna in Provincia come capogruppo. La sua carriera politica si conclude ne 2008. Ma lui, a 58 anni, mica poteva starsene tranquillo come altri a godersi la pensione. Passano due anni e un giorno incrocia Bruno Masé, di Trentino Solidale: “Perché non vieni a darci un mano a lottare contro lo spreco alimentare? Domani c’è l’assemblea dell’Associazione: vieni”. Giorgio ci va ed esce dall’assemblea come vice-presidente dell’Associazione. In seguito ne diverrà presidente. Per dieci anni si attiva al mattino, raccogliendo dai supermercati prodotti alimentari vicini alla scadenza, la sera distribuendoli nelle famiglie con gli altri soci. L’associazione, tutta affidata al volontariato, ha un incredibile sviluppo: “Attualmente utilizza 19 automezzi, (acquistati con quote soci, contributi pubblici, donazioni di banche e del Bim), che si muovono nei centri da Affi a Vipiteno, raccogliendo mediamente 80 quintali di cibo fresco al giorno, che viene distribuito alle famiglie e corrisponde a un milione e 600mila pasti all’anno. È un’organizzazione unica in Italia e Giorgio viene invitato un po’ dappertutto a parlarne, per poterla diffondere sul territorio nazionale. Ma pensate che lui, avendo largamente fatto il pieno di incarichi, (tutti gratuiti) si tiri indietro rispetto ad altri che si presentassero? Manco per scherzo. Nel 2011 chiedono e ottengono la sua disponibilità a divenire presidente del CSV (Centro Servizi Volontariato) cui fanno riferimento tutte le associazioni di volontariato (qualcosa come 3500!). In seguito diviene consigliere e membro dell’Esecutivo nazionale (7 persone) del CSV. Così deve andare a Roma in media due volte al mese. Ma che bravo questo Giorgio! Sono lieto di essere stato insegnante di quel ragazzo che, partendo dalle colline di Meano, di strada ne ha fatta davvero molta…

Barba e pantaloni a zampa d’elefante: siamo quasi certamente negli anni Settanta

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Pubblicato da Renzo Francescotti

Autore trentino dai molti interessi e registri letterari. Ha al suo attivo oltre cinquanta libri di narrativa, saggistica, poesia in dialetto e in italiano. È considerato dalla critica uno dei maggiori poeti dialettali italiani, presente nelle antologie della Garzanti: Poesia dialettale dal Rinascimento a oggi (1991) e Il pensiero dominante (2001), oltre che in antologie straniere. Sue opere sono tradotte in Messico, Stati Uniti e in Romania. Come narratore, ha pubblicato sei romanzi: Il Battaglione Gherlenda (Paravia, Torino 1966 e Stella, Rovereto 2003); La luna annega nel Volga (Temi, Trento 1987); Il biplano (Publiprint, Trento 1991); Ghibli (Curcu & Genovese, Trento 1996); Talambar (LoGisma, Firenze 2000); Lo spazzacamino e il Duce (LoGisma, Firenze 2006). Per Curcu Genovese ha pubblicato Racconti dal Trentino (2011); La luna annega nel Volga (2014), I racconti del Monte Bondone (2016), Un Pierino trentino (2017). Hanno scritto prefazioni e recensioni sui suoi libri: Giorgio Bàrberi Squarotti, Tullio De Mauro, Cesare Vivaldi, Giacinto Spagnoletti, Raffaele De Grada, Paolo Ruffilli, Isabella Bossi Fedrigotti, Franco Loi, Paolo Pagliaro e molti altri.