L’incolpevole felicità di essere se stessi

Il 24 agosto prossimo, ancora sorprendentemente lucido di mente e attivo fisicamente, Italo Bonassi potrà festeggiare i sui 90 anni. Nato a Gais, un paesino all’inizio della Valle Aurina, da genitori istriani, suo padre era segretario comunale a Pisino d’Istria, non lontano da Pola. Chissà se fu un presentimento il suo, quando decise di trasferirsi nella nostra regione, in Alto Adige: fosse rimasto nel paese d’origine quasi sicuramente sarebbe finito infoibato. Fu così invece che il nostro Italo (nome più che mai “italico”) poté passare felicemente la sua giovinezza in Südtirol, a Merano: “Eravamo in affitto a Merano, in una casa tra i frutteti della famiglia Schenk, proprietaria di un laboratorio di cera. I rapporti con la popolazione locale erano ottimi: io giocavo con i bambini locali. Cresciuto mi iscrissi al liceo Classico. ll mio giovane professore di Lettere era Luigi Serravalli, emiliano, futuro famoso critico d’arte che, anni dopo, si trasferì come me a Rovereto. Serravalli, dai giudizi trancianti su poeti come ad esempio Carducci, avvicinò noi studenti alla poesia moderna. 

Finite le superiori, mi iscrissi all’Università a Padova, alla facoltà di Agraria. Andò cosi. Eravamo in fila davanti agli sportelli di iscrizione, file interminabili. Davanti allo sportello di Agraria, invece, non c’era quasi nessuno; fu così che mi iscrissi a quella. Fu la mia fortuna! “Laureatosi, Italo fu assunto alla S.I.C.R.A., un Consorzio Agrario, si sposò con la trentina Giuliana Raffaelli, che divenne una dignitosa verseggiatrice ma soprattutto, sfruttando la sua bella voce e presenza, la presentatrice e lettrice di poesia del “Gruppo 83”, la più numerosa associazione di poeti della regione. Il Gruppo all’inizio era composto da Pierino Darra, Giancarlo Arlanch, Roberto Caprara, Nives Cristoforetti, Fily Alfonsi. Nel 1986, Italo ne divenne presidente (e lo è tuttora, dopo 35 anni), mentre il Gruppo è cresciuto sino a una trentina di componenti. 

Giuliana Raffaeli, Italo Bonassi

Attivissimo, Bonassi ha fondato il bimestrale di poesia “Quaderni”, pubblicato dalla Provincia, unico periodico letterario rimasto nel nostro territorio (tenete duro, ragazzi!). Ha fondato il Premio Letterario “La Rondine”, giunto alla XXXII edizione. È giornalista, saggista, critico, disegnatore, narratore (con due raccolte di racconti al suo attivo). Ma soprattutto è un poeta, uno dei maggiori della nostra ragione, anche se alla poesia è arrivato tardi, a 55 anni, con Il mondo di vetro (1987), vincendo il concorso di La Spezia. Da allora sono stati una caterva i concorsi nazionali che ha vinto, ricevendo anche due premi alla carriera, uno a La Spezia e l’altro a Massa Carrara. 

È presidente o membro di Giuria in premi di poesia nazionali: a Milano, La Spezia, Macerata, Ascoli Piceno, tanto per ricordarne alcuni. Infine (che è la cosa che più conta) ha pubblicato undici raccolte di poesia, tutte impreziosite da suoi disegni dal taglio ironico, caricaturale, assecondando quella vena ironica, satirica, che ritroviamo nei suoi racconti paradossali, nelle sue poesie colloquiali. 

Andiamo dunque a rileggere qualcuna di queste composizioni liriche, ricordando almeno il titolo di alcuni dei suoi libri di versi più significativi Il fiammifero dal mazzo (Firenze Libri, 1988); Visibli non visibili (Grafic House, Mestre, 1944); Non mancare all’appuntamento (Lineacutlura, Milano, 1994), facendo qualche citazione dai testi dalle due raccolte poetiche più recenti: In umiltà di spirito (2018) e L’occhio di dentro (2019), entrambi stampate da Mercurio di Rovereto. Del nostro autore avevo parlato nel 2013 presentando la raccolta di versi La parola taciuta e nel 2018 presentando In umiltà di spirito, in due serate organizzate dalla storica Pro Cultura di Trento, con letture di Giuliana Raffaelli e Arrigo Dalfovo del Gruppo “Neruda”. 

Nel numero di “Quaderni “del marzo-aprile 2019 ebbi l’occasione di pubblicare un ampio articolo (per dire le cose come stanno, la cosa criticamente più seria che sia stata pubblicata sulla poesia di Italo Bonassi, sul quale, incredibilmente, in oltre trent’anni la bibliografia critica è praticamente inesistente). In quel mio intervento critico, per la prima volta, individuavo quattro registri letterari che presiedono la produzione di questo poeta istriano-altoatesino-trentino: il realistico quotidiano; l’ironico-giocoso; il fantastico-surreale; il sonnanbolico-ipnotico. Non c’è qui lo spazio, né l’opportunità di entrare nel merito della poesia benassiana; ma qualche citazione di versi ci sta bene: bisognerebbe – più che mai in un tempo amaro come quello che stiamo vivendo – avere la possibilità di succhiare come un dolcetto qualche verso di autentica poesia. 

Del registro ironico-giocoso, assaggiamo, per esempio, alcuni versi di Per umiltà di spirito, dalla poesia Mi piaccio all’insegna dell’autoironia, che sembrano contraddire il titolo della silloge: “In due parole / detto tra parentesi mi piaccio / anzi mi adoro e me ne faccio gloria. / Non burbanza o altezzosità né boria, ma giubilo per questo mio incolpevole / esser felice di esser quel che sono / un Italo Bonassi…”.

Mentre nel registro sonnambolico-ipnotico possiamo iscrivere versi come questi, conclusivi della lirica Maria Grazia: “Mi siedo s’una panca e attendo il sole, / e la panca via via si fa di nebbia, / evapora, dilegua E anch’io m’annebbio / evaporo con la panca e Maria Grazia. / Resta solo la voce, fresca e gaia, / di Maria Grazia. E la sua risata.” 

Del più recente libro di poesia di Bonassi, L’occhio di dentro, mi piace concludere con una poesia di nove versi, “Dove sia azzurra il vento”: lirica onirica che contiene nel suo scrigno un verso sorprendente, spiazzante, tipico di questo poeta che ti intrattiene in un colloquio apparentemente tranquillo, e d’improvviso ti sorprende con un’uscita surreale: “Làsciati guardare mentre dormo” (N.B.: mentre dormo, e non mentre dormi): “Io o ti vedo mentre siedi a tavola / e sembri evanescere leggera / col volto non so se gaio o triste, / pallida e cara immagine di un sogno / nell’aria buia e scialba della sera. Làsciati guardare mentre dormo / dove si azzurra il vento della sera. / Ci sei, non t’ho perduta, sei il pensiero / in cui mi guardo e fingo che sei vera.”

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Pubblicato da Renzo Francescotti

Autore trentino dai molti interessi e registri letterari. Ha al suo attivo oltre cinquanta libri di narrativa, saggistica, poesia in dialetto e in italiano. È considerato dalla critica uno dei maggiori poeti dialettali italiani, presente nelle antologie della Garzanti: Poesia dialettale dal Rinascimento a oggi (1991) e Il pensiero dominante (2001), oltre che in antologie straniere. Sue opere sono tradotte in Messico, Stati Uniti e in Romania. Come narratore, ha pubblicato sei romanzi: Il Battaglione Gherlenda (Paravia, Torino 1966 e Stella, Rovereto 2003); La luna annega nel Volga (Temi, Trento 1987); Il biplano (Publiprint, Trento 1991); Ghibli (Curcu & Genovese, Trento 1996); Talambar (LoGisma, Firenze 2000); Lo spazzacamino e il Duce (LoGisma, Firenze 2006). Per Curcu Genovese ha pubblicato Racconti dal Trentino (2011); La luna annega nel Volga (2014), I racconti del Monte Bondone (2016), Un Pierino trentino (2017). Hanno scritto prefazioni e recensioni sui suoi libri: Giorgio Bàrberi Squarotti, Tullio De Mauro, Cesare Vivaldi, Giacinto Spagnoletti, Raffaele De Grada, Paolo Ruffilli, Isabella Bossi Fedrigotti, Franco Loi, Paolo Pagliaro e molti altri.