Maurizio Solieri: “La mia vita tra un assolo e un altro”

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Maurizio Solieri, una vita a tempo di rock, è stato il grande chitarrista di Vasco Rossi per più di trent’anni e allo stesso tempo protagonista di un originale e autonomo percorso artistico di grande qualità che prosegue con successo. Ha pubblicato con Massimo Poggini il libro “Questa sera Rock ‘n’roll, la mia vita tra un assolo e un altro”.

Come ti sei avvicinato al mondo delle sette note?

Avevo 10 anni nel ’63 quando uscivano i Beatles e anche in Italia vi era un fermento di band dai Nomadi ai New Trolls all’Equipe 84. Ho ricevuto uno splendido regalo, una chitarra da 8.000 lire, poi qualche lezione di teoria e solfeggio con il Maestro della banda. La mia storia artistica è stato un cammino molto lungo, una vera gavetta, in crescita graduale.

Il primo incontro con Vasco Rossi?

Nel 1977 alla stazione dei treni di Modena. Ero militare a Napoli, un mio amico che era stato compagno di collegio di Vasco, mi ha invitato a lavorare per la sua radio e per fare dei demo a Milano negli studi di registrazione. La collaborazione è stata importante e ha dato frutti creando divertimento e grande musica. Tra le altre cose ho scritto pezzi come C’è chi dice no, Canzone.

Uno scambio artistico e anche umano tra di voi.

Quando ci siamo conosciuti lui scriveva già i primi pezzi su un versante cantautorale alla Battisti, Bennato, De Gregori. Io ero sul versante rock e ho dato ai pezzi una sonorità più cattiva con le mie chitarre, la sua è una voce moto duttile e stava bene su quel sound.

Con la Steve Rogers Band hai suonato con Massimo Riva.

Siamo stati tanto amici sul palco e fuori così come con gli altri ragazzi del gruppo. Massimo era una grande persona, ho un bellissimo ricordo di lui.

Cosa ti emoziona musicalmente?

Sempre la buona musica che sia rock, blues o country. Essendo un autore guardo più la qualità delle canzoni, ascolto volentieri Jeff Beck, Elton John ma anche gruppi giovani inglesi o americani.

Cosa si prova ad essere un punto di riferimento?

Mi fa molto piacere quando mi dicono che ho uno stile riconoscibile, è il complimento migliore. Cerco sempre di dare consigli anche se la situazione musicale in Italia è triste. Io ho una storia ben precisa con tanta gente che mi segue, una volta gli artisti giovani nascevano nei club e nei locali e si creavano un loro pubblico, ora suonano solo le cover band.

Come è cambiato il pubblico?

Quello cresciuto con me o anche più giovane mi segue con immutato affetto. Tanti giovani purtroppo seguono invece la stupidità dei social, lo vedi anche in un concerto, anziché guardarlo con i propri occhi lo seguono sul telefonino. Questo ti dà la risposta più chiara,, in Italia si va spesso ai concerti  perché è un evento ma non perché siano appassionati del genere, c’è più indifferenza.  

Cosa ti aspetta nel 2022?

L’uscita del nuovo album in cd e vinile “Resurrection” con canzoni in inglese e in italiano oltre a un brano strumentale. Per i live mi sto organizzando per proporli in una situazione adatta in club e teatri.

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Pubblicato da Giuseppe Facchini

Giornalista, fotografo dello spettacolo, della cultura e dello sport, conduttore radiofonico. Esperto musicale, ha ideato e condotto programmi radiofonici specialistici e di approfondimento sulla storia della canzone italiana e delle manifestazioni musicali grazie anche a una profonda conoscenza del settore che ha sempre seguito con passione. Ha realizzato biografie radiofoniche sui grandi cantautori italiani e sulle maggiori interpreti femminili. Collezionista di vinili e di tutto quanto è musica. Inviato al Festival di Sanremo dal 1998 e in competizioni musicali e in eventi del mondo dello spettacolo.