Pubblicità

Dodici euro

Da qualche parte, da ragazzo, durante gli anni di “Mani Pulite”, Gherardo Colombo aveva acceso in me un’attenzione, quasi una esaltazione, che è rimasta poi lì, nascosta, come una sorgente sotterranea di fiducia nei valori della società civile. Molti anni dopo me lo sono trovato ospite del mio festival letterario. Ottant’anni suonati, nessuna posa da “grande vecchio” (ha due bicipiti insospettabili), nessuna retorica. Solo un’urgenza civile che non si è spenta. Come se la legalità non fosse un tema, ma un modo – l’unico ragionevole – di stare al mondo. Terminato l’affollato incontro, al teatro di Pergine, l’autista lo aspetta: treno, altra città, altra conferenza. Il giudice è già altrove eppure ancora lì.

Firmacopie, strette di mano, il tempo che scappa. In extremis, mi chiede di dare un’occhiata ai suoi libri sul banco. Dietro quel banco c’è Matteo, timido studente del “Marie Curie” di Pergine. Ha lo sguardo di chi sta dentro un evento più grande di lui e cerca di reggerlo con serietà. Colombo prende un libro – “Anticostituzione. Come abbiamo riscritto (in peggio) i princìpi della nostra società” – chiede di pagarlo. “Ma si figuri, lo prenda pure”, dico io. Lui insiste. Dodici euro esatti: una banconota da dieci e una moneta da due. Nessuna trattativa con il giudice.

Poi il gesto che non era previsto. Colombo porge il libro a Matteo. Sta accadendo per davvero. “È tuo. Leggilo”. Matteo lo guarda come si guarda qualcosa che non dovrebbe accadere. Poi sposta allarmato gli occhi verso di me, come se io potessi tradurre quel momento. Il tempo si curva per un istante. Non per qualcosa di spettacolare, ma perché un gesto minimo cambia la direzione di tutto.

Penso che se veramente esistono gli eroi moderni, non si riconoscano dai discorsi ma da questi scarti laterali e inaspettati. Un libro che passa di mano. La concretezza dei dodici euro. Uno studente destinatario di un invito antico: “leggi”. Infine, il giudice va verso il suo treno e resta quella scena cristallizzata. Io e Matteo lì a guardarci, attoniti, consapevoli di aver assistito a qualcosa che non abbiamo il coraggio di chiamare miracolo.

Condividi l'articolo su:
Avatar photo

Pubblicato da Pino Loperfido

Autore di narrativa e di teatro. Ideatore e Direttore Scientifico del "Trentino Book Festival". I suoi ultimi libri sono: "La grande nevicata dell'85", "Il dono", "La manutenzione dell’universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri” e "Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis". Nel 2022 ha vinto il premio giornalistico "Contro l'odio in rete", indetto da Corecom e Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige. Dirige la collana "Solenoide" per conto delle Edizioni del Faro.