Tutti siamo convinti di ricordarci gli episodi della nostra vita avviando un processo dentro le nostre menti che somiglia al gesto di tirare fuori dal cassetto un oggetto. Ma le cose non funzionano davvero così. Piuttosto, il processo di “ricordare” è un circuito neuronale che è lo stesso che usiamo quando immaginiamo il futuro. In entrambi i casi, si tratta di una simulazione: come nella realtà virtuale. Lo so che si può avere l’illusione di avere un’ottima memoria o illuderci che un evento sia accaduto così come ce lo ricordiamo. Invece bisogna accettare il fatto che ogni volta che si “ricorda qualcosa”, la si inventa allo stesso modo in cui inventiamo ciò che ancora deve avvenire, con le nostre sinapsi che lavorano calcolando le probabilità di esistenza di un evento, adattandole alle emozioni del momento, all’ambiente in cui ci troviamo, alle immagini e alle parole
che abbiamo a disposizione. L’intelligenza non risiede dunque nella memoria, come per un computer, ma nell’infinito arcobaleno di probabilità che i nostri circuiti neuronali ci forniscono.

