Nella vasca di “quello”

Il bagno è piccolo, ordinato. Sul bordo della vasca c’è una fotografia di Hitler. Sul pavimento, due scarponi hanno lasciato tracce scure su un tappetino bianco. È difficile immaginare un luogo più lontano da Dachau. Eppure Lee Miller è arrivata proprio da lì. È il 30 aprile 1945. Miller, già modella e fotografa, ora corrispondente di guerra, ha visto i corpi e i sopravvissuti del campo liberato. Nell’appartamento di Hitler a Monaco trova asciugamani puliti, porcellane, oggetti disposti con cura. Come se l’ordine di una stanza potesse restare estraneo a ciò che accade fuori.

Si toglie gli scarponi. Il fango sporca il tappetino. Riempie la vasca, entra nell’acqua. Il collega David Scherman la fotografa con la sua Rolleiflex. Lo scatto è studiato: il ritratto del dittatore, la statuetta di Venere, il corpo di Lee al centro. Era stata vicina ai surrealisti e sapeva che gli oggetti, messi uno accanto all’altro, possono dire più delle parole. Ma qui c’è anche un gesto ordinario, quasi infantile: lavarsi. Provare a togliere dalla pelle qualcosa che non è soltanto sporco. Mi chiedo se sentisse il calore dell’acqua o se continuasse a vedere ciò che aveva appena fotografato. Non possiamo saperlo. Possiamo soltanto guardare quegli scarponi, il tappetino macchiato, il viso assorto di una donna in una vasca. Fuori la guerra non era ancora finita. Dentro, tutto sembrava al proprio posto. Tranne il fango, che raccontava la verità.

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Pubblicato da Pino Loperfido

Autore di narrativa e di teatro. Ideatore e Direttore Scientifico del "Trentino Book Festival". I suoi ultimi libri sono: "La grande nevicata dell'85", "Il dono", "La manutenzione dell’universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri” e "Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis". Nel 2022 ha vinto il premio giornalistico "Contro l'odio in rete", indetto da Corecom e Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige. Dirige la collana "Solenoide" per conto delle Edizioni del Faro.