
Settembre è il mio mese preferito e, allo stesso tempo, quello che mi è più antipatico. Non ho mai capito come possano convivere due sentimenti così opposti dentro gli stessi 30 giorni, ma forse è proprio questo il suo sporco mestiere.
Mi piace perché arriva con quelle sensazioni che solo Lui sa regalare. «Settembre mi ascolta, piovoso
e instabile», canta Patty Pravo in un bellissimo pezzo scritto da Franco Battiato. E in settembre, quasi sempre, «il mio io si riprende la sua monotonia». Una conquista, davvero. Perché dopo l’estate, certe ore dilatate, le cene che cominciano quando sarebbe già ora di dormire, tornare alla monotonia può quasi diventare una forma di felicità.
Settembre chiude l’estate senza sbattere la porta. Fa finire il caldo – che amo oltremodo –, ma lo fa con delicatezza, come se sapesse che non siamo ancora pronti a lasciarlo andare. È il mese della vendemmia e dell’inizio delle scuole, del ritorno all’ovile dopo la transumanza. Tornano le abitudini, quelle piccole e salvifiche: la tisana della sera, la serie tv, il divano e la coperta della nonna, le lunghe letture della domenica pomeriggio, i legumi nella pentola a pressione.
Eppure settembre ha un difetto che non riesco a perdonargli: ogni anno incrementa di un’unità la mia età. Non è colpa sua, lo so. Da qualche parte, su quel calendario infinito, dovevo pur nascere e a lui è toccato portarsi dietro anche questa incombenza. Così il mio tempo ricomincia (e continua a esaurirsi) ogni volta da settembre, come il girone di andata, come i corsi di yoga, pilates, decoupage, raku, reiki e calabrese estremo. Ricominciano la stagione sinfonica, quella teatrale, le abitudini culturali che avevamo sospeso in maggio. «Rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare», avverte sempre il Maestro siciliano. Ecco, forse è questo che proprio non sopporto del nono mese dell’anno: lo scoccare dell’ora in cui cominciamo a nascondere la pelle sotto gli abiti. Prima una camicia, poi una giacca, poi qualcosa di più pesante. Il corpo che per mesi è stato esposto al sole torna lentamente a scomparire.
Tutto quel sole.
Quanto mi mancherà.
