Tira una brutta aria

L’autunno è iniziato con temperature decisamente miti, a conferma che il 2022 potrebbe essere l’anno più caldo mai registrato fino ad ora. Dopo un’estate torrida e secca è arrivata qualche pioggia, ma il clima non è comunque dei migliori. Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, infatti, “Mal’aria 2022 edizione autunnale. Verso città mobilità emissioni zero” nell’ambito della campagna Clean Cities, la qualità dell’aria è fortemente critica in ben 13 città italiane. Le città dove si respira un’aria peggiore sono: Torino, Milano e Padova, che hanno abbondantemente superato il tetto massimo di 35 giorni annui di superamento del limite di PM10 (le particelle microscopiche, di differenti composizioni chimiche, presenti nell’aria che respiriamo), rispettivamente di 69, 54 e 47 giorni. Tra le altre città, il cartellino giallo va a Parma, Bergamo, Roma, Bologna, Palermo, Prato, Catania e Perugia. Milano, inoltre, è la città dove si registra anche la maggiore quantità di particelle di PM10 per metro cubo (+122%), oltre che di PM2.5 (particolato aerodisperso di piccole dimensioni) con +300%, e di NO2 (biossido di azoto) con +257%. Valori che si discostano nettamente da quelli indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una situazione davvero allarmante, che sembra però diventata un’emergenza abituale. Ogni giorno si parla, giustamente, delle vittime causate dal Corona virus, ma quante volte si sente parlare delle vittime mietute dall’inquinamento? Eppure, in Europa, il 17% delle morti per inquinamento è italiano. Di questo passo, l’obiettivo europeo che prevede di arrivare a ridurre i gas serra del 55% entro il 2030 (rispetto ai valori del 2005) si allontana sempre di più. Legambiente, nel suo report, suggerisce a tal proposito di accelerare la transizione green, di implementare il trasporto pubblico, la mobilità condivisa e sostenibile, di allargare le ZTL ed imporre limiti di velocità più bassi nelle autostrade. Tutto questo è assolutamente necessario. Oltre alle auspicate misure calate dall’alto, però, occorre anche che gli stessi cittadini, ovunque, prendano coscienza. Ci si preoccupa tanto della propria salute, curando l’alimentazione con una dieta sana, frequentando palestre per mantenere la linea, e, dal 2020, igienizzandosi continuamente le mani e indossando mascherine, ma perché la stessa attenzione non viene riservata alla cosa più importante e che riguarda tutti: l’aria che respiriamo? A Milano alcune scuole si sono allertate, temendo per la salute dei bambini. I bambini rappresentano infatti i soggetti più fragili. Una prolungata esposizione ad alti livelli di smog aumenta in loro l’insorgenza di malattie respiratorie e può provocare problemi di sviluppo.

Qualche anno fa era uscita la notizia, che mi fece sorridere, di una compagnia canadese che aveva inventato un business insolito: aria pura delle foreste, imbottigliata e venduta. Un’idea nata quasi per scherzo, che però è stata accolta dai cinesi e altri cittadini asiatici, pur di respirare qualche boccata d’aria pulita. Sembra fantascienza, una storia uscita dalla penna distopica di qualche scrittore catastrofista, eppure è tutto vero. Chissà, forse tra qualche anno anche questo diventerà normale, un po’ come le mascherine, un tempo indossate solo nei paesi asiatici. Nelle vetrine scintillanti dei negozi non troveremo borsette di lusso, ma bottiglie di aria purissima, vendute a caro prezzo, che solo i più abbienti si potranno permettere. 

Ridurre lo smog da traffico

Diamoci come obiettivo di non muovere la macchina sotto un certo numero di chilometri (specie in fondovalle e pianura dove ci si può muovere  anche in bici; lo fanno nei paesi nordici, dove fa freddo per davvero!). Se proprio dobbiamo usare le quattro ruote, il caro bollette potrebbe poi spingerci a risparmiare qualche soldino condividendo il tragitto casa-lavoro con un collega: ci guadagnano il portafoglio, la salute e l’umore. Evitiamo di andare ad una velocità eccessiva: guidare lentamente, soprattutto, senza brusche accelerazioni e frenate, fa inquinare meno. Proviamo anche a prendere vie alternative e meno trafficate. Cerchiamo, infine, di non arrivare a tutti i costi con l’auto davanti alla meta, qualunque essa sia (a meno di non dover trasportare pesi), ma lasciamo l’auto un po’ più lontana e proseguiamo a piedi. 

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Pubblicato da Silvia Tarter

Bibliofila, montanara, amante della natura, sono nata tra le dolci colline avisiane, in un mondo profumato di vino rosso. La vita mi ha infine portata a Milano, dove ogni giorno riverso la mia passione di letterata senza speranza ai ragazzi di una scuola professionale, costretti a sopportare i miei voli pindarici sulla poesia e le mie messe in scena storiche dei personaggi del Risorgimento e quant'altro. Appena posso però, mi perdo in lunghissimi girovagare in bicicletta tra le abbazie e i campi silenziosi del Parco Agricolo Sud, o mi rifugio sulle mie montagne per qualche bella salita in vetta. Perché la vista più bella, come diceva Walter Bonatti, arriva dopo la salita più difficile.