Ai “soliti” fenomeni estremi la solita estrema indifferenza

Luglio 2021: disastrosa e tragica alluvione in Germania

Nel giro di due settimane, ho assistito a due violente grandinate. Chicchi grossi come uova si sono abbattuti sulla città e i paesi dei dintorni, ammaccando carrozzerie di auto, rompendo vetrate, spezzando rami. Accendendo la tv, scorrono notizie di incendi in California, in Oregon e ancora in Siberia, dove la devastazione delle fiamme ha bruciato un milione di ettari di foresta, lasciando dietro di sé uno scenario da fine del mondo. In Europa le alluvioni in Germania e Belgio hanno distrutto strade e abitazioni, e, purtroppo, sono costate la vita a decine di persone. È evidente che la causa di questo è il “solito” cambiamento climatico, o detto meno vagamente riscaldamento globale: perché il clima cambia sì, ma diventa più caldo.

Per rendermi conto in maniera meno empirica di quanto sia effettivamente aumentata la temperatura del nostro pianeta ho guardato un piccolo video della NASA, che in 30 secondi, in modo molto più efficace di quanto potrebbero fare tante parole, mostra quanto siano aumentate le anomalie climatiche dal 1880 al 2019. Guardate questo video, che ruberà appena 30 secondi della vostra vita (Global Temperature Anomalies from 1880 to 2019) e vi renderete subito conto di quanto la Terra si stia scaldando, tanto e in fretta. Dagli anni ’70-80 in poi, praticamente, si vede come in tutto il planisfero, anziché solo in alcune aree come nelle decadi precedenti, siano aumentate contemporaneamente le anomalie climatiche, specialmente ai poli.

La frequenza di questi fenomeni ormai è così alta che non sono più ormai così estremi ma quasi abituali. Come tutte le cose abituali però, il rischio è che dopo un po’ non ci scuotano più di tanto come dovrebbero. Quando sentiamo la notizia al telegiornale, siamo certo stupiti, contempliamo immagini di devastazione con dispiacere, sperando non tocchi mai a noi una cosa simile, ma poi siamo pronti a passare ad altro, proprio come fanno i tg, che dopo aver mostrato strade allagate e boschi fumanti, si mettono a commentare l’outfit delle star al festival di Cannes. Come se il problema ambientale fosse un tema tra i tanti della scaletta. 

Senza considerare che invece è “il” tema principale, la guerra mondiale della nostra generazione. La colpa, lo sappiamo, è in buona parte dell’uomo, della sua incuria e dell’inerzia con cui per decenni ha ignorato segnali già evidenti. Ma come accade con tutte le cose, più se ne parla, meno fa notizia e ci si impara a convivere, perché la gente, siamo fatti così, dopo un po’ si stufa. Si stufa di provare paura e angoscia. Vuole vivere, giustamente, pensare a cose belle. E con tutti i problemi che abbiamo, ricordarci ogni volta della solita solfa del cambiamento climatico ci sembra davvero una gran rottura! Specie ora che dobbiamo andare in vacanza. Ci penserà chi conta a fare qualcosa! A volte pensiamo che basti fare la nostra minuscola parte, introducendo un piccolo cambiamento nella routine – come mangiare carne due volte alla settimana invece di quattro e comprare l’auto ibrida – per sentirci a posto con la coscienza. Invece non basta. 

Lavorando con i ragazzi di un indirizzo informatico ogni giorno, mi è quasi impossibile mettere da parte questi temi e allentare l’attenzione. Questi problemi saranno il loro futuro, e già ora sono il loro quotidiano. In laboratorio sanno già creare centraline per misurare le PM10 nell’aria, macchinine alimentate da pannelli fotovoltaici… hanno fiducia nella tecnologia, e soprattutto hanno voglia di fare, non di commentare e constatare, ma di costruire concretamente. Ecco, credo che oltre alle notizie delle tragedie climatiche, necessarie ma che respingiamo con fastidio, ci farebbe bene sentire un po’ più spesso anche cosa fanno tanti ragazzi nelle scuole per progettare attivamente un futuro meno inquinato.

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Pubblicato da Silvia Tarter

Bibliofila, montanara, amante della natura, sono nata tra le dolci colline avisiane, in un mondo profumato di vino rosso. La vita mi ha infine portata a Milano, dove ogni giorno riverso la mia passione di letterata senza speranza ai ragazzi di una scuola professionale, costretti a sopportare i miei voli pindarici sulla poesia e le mie messe in scena storiche dei personaggi del Risorgimento e quant'altro. Appena posso però, mi perdo in lunghissimi girovagare in bicicletta tra le abbazie e i campi silenziosi del Parco Agricolo Sud, o mi rifugio sulle mie montagne per qualche bella salita in vetta. Perché la vista più bella, come diceva Walter Bonatti, arriva dopo la salita più difficile.