Una “Haydn” da Leone

(da sx) Roberto Cicutto, Presidente della Biennale di Venezia; Giorgio Battistelli, Leone d’oro alla carriera della Biennale Musica 2022; Lucia Ronchetti, Direttore del settore Musica della Biennale di Venezia / Courtesy La Biennale di Venezia. © Andrea Avezzù

L’Orchestra “Haydn” recentemente ha prorogato fino al 2025 il mandato di Giorgio Battistelli quale direttore artistico; al compositore romano quest’anno è stato conferito il Leone d’oro alla carriera della Biennale di Venezia “per il suo lavoro di teatro musicale sperimentale e la sua intensa produzione operistica, realizzata dalle più importanti istituzioni europee”. Il 14 settembre, quale evento inaugurale di “Biennale Musica 2022”, è stata rappresentata “Jules Verne – Immaginazione in forma di spettacolo per percussioni, voci e strumenti” firmata dal compositore romano e il giorno successivo, a Palazzo Giustinian, ha avuto luogo la cerimonia di conferimento del prestigioso riconoscimento. Molti sono i titoli della vasta produzione di Battistelli, ci basti menzionare gli ultimi due, “Julius Caesar” che nel novembre scorso ha inaugurato la stagione del Teatro dell’Opera di Roma e “Le baruffe chiozzotte”, andato in scena nel febbraio di quest’anno al Teatro La Fenice per la regia di Damiano Michieletto. Battistelli ha diretto importanti istituzioni quali il Teatro dell’Opera di Roma, l’Arena di Verona, la stessa Biennale Musica; attualmente è direttore artistico del Festival Puccini di Torre del Lago e dell’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento.

Pochi giorni prima della cerimonia lo abbiamo intervistato.

Da quando sapeva di questo riconoscimento? Mi è stato comunicato in febbraio-marzo di quest’anno. È stato il presidente Roberto Cicutto a telefonarmi.

Se lo aspettava? Non me lo aspettavo. È stata una sorpresa e una grande emozione, ne sono onorato. Il Leone appartiene all’immaginario nel mondo dell’arte, del cinema e della musica, un riconoscimento della massima importanza; ne sono felicemente sorpreso.

Lei della Biennale è stato direttore artistico: ci parli di questa esperienza. Dirigere una tale realtà è sempre straordinario: una grande macchina espressiva, meravigliosa, internazionale. Il mio impegno era quello di rafforzarne l’aspetto internazionale, coinvolgendo artisti da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, percorrendo il doppio binario della musica pura e del teatro musicale. Le mie edizioni erano tematiche, davo dei temi ai musicisti. Ha contribuito alla mia crescita, ho poi diretto altre realtà quali l’Arena di Verona, anche se brevemente, l’Opera di Roma; ora sono tre anni che dirigo il Festival Puccini a Torre del Lago. 

E anche l’Orchestra Haydn. Ciò che caratterizza il nostro tempo è la diversità, questo è il mondo delle dissonanze sociali, antropologiche; la musica ci insegna a convivere con le dissonanze. Dissonanza non è solo un cluster in una sinfonia di Mozart, sono i contrasti a determinare ciò che siamo; il nostro tempo ci chiama a mettere in armonia le diversità. È anche il lavoro che sto facendo a Bolzano e a Trento, dove spero di poter creare le basi per un’orchestra del XXI secolo, coniugando varie dimensioni temporali. Non solo autori, ma anche tecnica ed estetica: è un’immagine utopica. L’orchestra non può vivere del già fatto, deve allargare il suo perimetro, puntare a quello che ancora non c’è. L’obiettivo non è sopravvivere, ma investire nell’orchestra del futuro e fare collante con il territorio. Lavorare dove c’è un forte legame, ma con un continuo confronto, le due cose non sono in contraddizione. Ho accettato di rimanere fino al 2025 perché mi offre la possibilità di creare la base per l’orchestra del futuro, perché sono convinto che l’Orchestra Haydn abbia le capacità per diventarlo. È nata in un territorio di confine, l’internazionalità la vive dalla sua nascita.

A proposito della sua carriera, tra i molti suoi titoli, ce ne vuole indicare tre di determinanti? È come se le chiedessi qual è il suo figlio più determinante. Ogni titolo è fondamentale, per la mia storia come compositore. La mia è una scrittura eterogenea, posso passare da Jules Verne a Julius Caesar; sono estetiche e tematiche molto distanti, ma va bene così, questo appartiene al nostro tempo. Si fa fatica a rimanere negli steccati, è giusto mescolare. Mi piace raccontare più che descrivere, spero che ogni singolo programma sia un racconto, quello di un concerto così come quello di un’intera stagione; ci sono dei ponti di significato tra l’uno e l’altro. 

Alla narrazione è attinente l’evento dedicato a Pasolini. Pasolini l’ho conosciuto personalmente, lavorando a “Teorema” ho discusso con lui il personaggio dell’ospite, che incarna l’angelo sterminatore. La rappresentazione dedicata a Pasolini è centrale anche perché ricorre il centenario della sua nascita, è risultata dalla collaborazione con il Teatro Stabile di Bolzano, dove ho trovato degli interlocutori fantastici. Il teatro ha bisogno di istituzioni dialettiche, in futuro le istituzioni sopravviveranno solo se sapranno dialogare, non se coltivano narcisismo o solipsismo. Una narrazione è anche il concerto inaugurale della stagione 2022-23 (mercoledì 12 ottobre) con Ottavio Dantone, un direttore che proviene dal barocco ma che guarda al classicismo e al neoclassicismo; nel Pulcinella di Stravinskij si coniugano antico e moderno.

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Pubblicato da Daniele Valersi

Diplomato in Flauto dolce e traversiere a Verona, laureato in Lettere a Trento; insegna presso il Liceo "S. M.Scholl" di Trento. Ha pubblicato partiture di Francesco Antonio Bonporti, Giacomo Gotifredo Ferrari, Pierre Gautier (editrice SPES - Firenze), nonché l'edizione critica della "Cronica" di Guillaume de Puylaurens (il documento coevo più completo sulla Crociata contro gli Albigesi) per La Finestra - Lavis. Collabora con il quotidiano "l'Adige" e con alcune riviste online.