È normale fuggire da una madre?

Cara Marlene,
ho 31 anni, un lavoro che mi piace, vivo da sola a Trento da quasi dieci anni. Mia madre però continua a chiamarmi tre volte al giorno, si offende se non rispondo, si presenta all’improvviso “per portarti un po’ di minestra”, mi chiede se ho mangiato, se ho sistemato il bucato, se ho il raffreddore. Non è cattiva, è solo… soffocante. Ogni volta che le dico di smettere, scoppia a piangere e mi dice che le parlo come se fosse una sconosciuta. È normale che io senta il desiderio feroce di trasferirmi all’estero?
Lettera firmata

Carissima,
è più che normale. È sano. È auspicabile. Ogni madre che si presenta a casa della figlia adulta “con la minestra” dovrebbe trovare la porta sprangata e un biglietto: “Sono al mondo, grazie, ma adesso ci sto io, da sola”. Il problema non è tua madre, ma il ricatto emotivo che lei ha messo in scena per trent’anni e che tu continui a subire. Se lei piange, non muore. Se tu continui a farti schiacciare, sì – lentamente. L’amore non è controllo, non è intromissione, non è ansia travestita da affetto. Comincia a rispondere con frasi secche, a spegnere il telefono, a non spalancare la porta. E magari davvero, per un po’, vai all’estero. Anche solo per capire quanto è bello tornare quando lo si è scelto.

“Sono attratto da una collega ma ho una compagna che amo”

Cara Marlene,
sto con la mia compagna da sette anni. Viviamo insieme, la amo sinceramente, voglio costruire con lei un futuro. Ma da qualche mese al lavoro è arrivata una nuova collega. Bella, brillante, divertente. Non è successo niente, ma tra noi c’è una tensione fortissima. Passiamo troppo tempo insieme, mi sogno lei di notte. Non voglio tradire, ma non riesco a ignorare quello che sento. È normale desiderare qualcun’altra anche se si ama la propria compagna?
Emanuele, 39 anni

Caro Emanuele,
è normale come avere fame anche se hai già pranzato. Ma non è un buon motivo per azzannare la prima brioche che passa. Il desiderio è una corrente sotterranea che ci accompagna per tutta la vita, ma questo non lo rende automaticamente un piano d’azione. Se ami la tua compagna, come dici, hai due strade: una è prendere le distanze dalla collega, raffreddare il gioco, rientrare in carreggiata. L’altra è confessare tutto alla tua compagna, distruggere la relazione, inseguire un’illusione che — spoiler — svanirà al primo litigio per la fotocopiatrice. Tienilo a mente: le fantasie sono più belle delle realtà che portano con sé bollette e calzini sporchi. Se vuoi salvare ciò che hai, smetti di giocare con l’accendino vicino alla benzina.

“Perché sono gelosa della mia amica?”

Cara Marlene,
da vent’anni sono amica di Anna, siamo cresciute insieme e ci siamo sempre volute bene. Ma da qualche tempo la invidio. È più bella, ha un marito gentile, due figli brillanti, un lavoro creativo. Io sono separata, ho un figlio difficile, mi mantengo con fatica. Quando la vedo, non riesco a gioire per lei. E non la sopporto quando si lamenta. Mi sento una persona orribile.
Luisa, Cembra, 43 anni

Cara Luisa,
non sei orribile: sei viva, imperfetta e stanca. Le amicizie vere non si fondano sull’ammirazione reciproca, ma sulla verità: se adesso la verità è che ti brucia vedere che a lei sembra andare tutto liscio, è da lì che si parte. L’invidia è un sentimento umano, ma si può scegliere se lasciarla agire o guardarla in faccia e dire: “So che non sei colpa sua, ma mia”. Forse la tua amicizia ha bisogno di una pausa. O di un chiarimento. O di una trasformazione. Ma prima, prova a ridurre il confronto: più silenzio, meno social, più attenzione a quello che hai tu, e non solo a quello che ti manca.

“Come si sopravvive a un ambiente di lavoro velenoso?”

Cara Marlene,
lavoro da venticinque anni in una piccola azienda dove tutti sparlano di tutti, si fanno favori solo in cambio di qualcosa, e i rapporti con i capi sono un misto di adulazione e terrore. Non c’è collaborazione, solo rivalità. Io cerco di stare fuori da tutto questo, ma ogni volta mi ritrovo coinvolto, criticato, escluso. Mi sembra di essere tornato alle medie, ma ho 52 anni e non posso permettermi di cambiare lavoro. Come si sopravvive?
Mik dell’Alta Val di Non

Caro Mik,
si sopravvive come in tutte le paludi: con stivali alti, fiato corto e lo sguardo dritto. Il tuo ambiente di lavoro è tossico, ma tu non sei obbligato a respirarne i miasmi. Smetti di voler essere amato, stimato, incluso: punta a essere educato, professionale e invisibile nei momenti peggiori. Costruisciti uno spazio tuo, mentale e pratico: ascolta la musica in cuffia, chiudi la porta se puoi, pranza da solo senza sensi di colpa. Cerca alleati sinceri, anche solo uno. E poi: pensa seriamente a un piano B. Nessun lavoro vale la tua salute mentale. La prigione psicologica è la più difficile da scassinare, ma a volte basta una piccola fessura per iniziare a respirare.

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