
Per fare un chilo di caffè di tarassaco servono dieci chili di radici. Più un accurato lavoro di pulizia, essiccazione e tostatura. Me l’ha spiegato Ferruccio Valentini, “Fèro” per i compaesani, gli amici e l’affezionata comunità di lettori, naturalisti e curiosi di ogni età che, negli anni, si è andata formando intorno alla sua saggia e curiosa figura. Originario di Tuenno, all’imbocco della Val di Tovel, ha imparato a conoscere la montagna osservandola, sperimentandola e aiutandosi con l’esperienza di chi è venuto prima, dalle nonne contadine che dovevano ingegnarsi per variare la dieta della famiglia con ciò che la natura metteva a disposizione agli erbari del botanico rinascimentale Pietro Andrea Mattioli. Come molti della sua generazione, ha interrotto gli studi ancora bambino, ma per tutta la vita ha fatto quella che oggi chiameremmo “formazione continua”. Ha ascoltato, sperimentato, letto e annotato pagine e pagine di appunti a matita su grandi quaderni Pigna, che poi si sono trasformate nel documentario “Lo spirito libero del bosco” (2013), ideato e sceneggiato dall’amico Mauro Valentini e diretto da Enrico Costanzo e – più recentemente – nel libro Alchimista dei boschi (Ponte alle Grazie, 2025). Alla tecnologia guarda senza pregiudizi, ma da una sana distanza, e si tiene ben stretto il fedele telefono a conchiglia da taschino. Eppure, sui social è seguitissimo, tanto che il video sul canale Youtube di The Pillow che racconta la sua storia ha superato il milione di visualizzazioni.

Anche nel mondo della paleobotanica, il suo nome è arrivato lontano, fino alle pubblicazioni dell’Istituto di Ricerca dell’Oregon, visto che esplorando le sue Dolomiti di Brenta, ha scoperto nelle vene rocciose e fossili antichissimi, alcuni addirittura sconosciuti, come la “Férovalentinia” e altre conifere primitive che ora portano il suo nome. In molti, da Italia, Austria e Germania, bussano alla porta di questo simpatico signore dai folti capelli e barba grigi, un ramoscello di fiori diversi appuntati sul cappello a seconda dell’occasione e una mantella per proteggersi dalle intemperie. Alcuni, con rispettosa curiosità. Altri cercando il personaggio prima ancora della persona. Forse si aspettano che viva in una grotta o nel fitto della foresta e non in mezzo al paese, in una casa ristrutturata in economia stanza dopo stanza, un po’ rustica, ma dotata dei confort necessari. Cercano un eremita, un asceta e invece trovano un grande nonno, posato e spiritoso, di quelli che ogni comunità dovrebbe avere. Di quelli che, tra un insegnamento, una partita di carte al bar e una discussione animata su una decisione politica di cui sono poco convinti, hanno la straordinaria capacità di tenere insieme il prima e il dopo, trasmettendo ai più giovani lo spirito dei luoghi. Di quelli che mangiano sano senza avere idea di come si conteggino le calorie contenute in ciascun pasto e che il primo infuso lenitivo l’hanno creato e sperimentato su un vitellino nella stalla di famiglia, quasi per scommessa, perché il papà era convinto che morisse. “Se lo salvi e scampa te lo regalo” ha detto a Fèro da ragazzino e lui così ha fatto. “Poi – confessa – quando il vitellino è diventato grande, l’ho venduto e col ricavato mi son comprato il motorino”. Fèrò studia ciò che vive e vive ciò che studia. Gli fa male la gola? Si prepara un infuso di malva. Ha dolori articolari? Tira fuori l’olio di iperico. Con grande rispetto per la scienza e per le scelte di vita altrui.


Non si sente né si atteggia a guru. E forse proprio per questo raccoglie dalla sua affezionata community numerose attestazioni di stima. Perché avere la fortuna di ascoltarlo significa ritornare alle radici, a prescindere dalle proprie origini. Non importa se si appartiene a un popolo di agricoltori, allevatori, pescatori, cacciatori o raccoglitori. Tutti abbiamo creato personaggi del folklore pronti a intervenire per evitare lo sfruttamento eccessivo della natura e sperimentato, almeno una volta nella vita la fatica e la meraviglia di processare un frutto della natura. Che fosse un esperimento scolastico volto a far germogliare una piantina dal cotone o fare la marmellata coi frutti del giardino maturati tutti insieme per evitare che andassero sprecati. Fèro non romanticizza la vita rurale né edulcora l’estetica del cibo “preparato in casa da zero”. E – all’occorrenza – si reca serenamente al supermercato. In un mondo polarizzato, dove purtroppo spesso viralità e posizioni estreme vanno a braccetto, la sua voce pacata trasforma il paesaggio che abitiamo in una grande scuola e ci ricorda che dietro ogni risultato concreto e duraturo, grande o piccolo che sia, c’è un processo che richiede costanza, sudore, tentativi e soprattutto tempo. Un tempo che, al pari di molte risorse naturali è scarso e, di conseguenza, va investito saggiamente! In un mondo polarizzato, la sua voce pacata trasforma il paesaggio che abitiamo in una grande scuola e ci ricorda il valore del tempo.

