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Il posto delle madri

Che società è oggi quella che non fornisce le condizioni necessarie e sufficienti a poter gestire maternità e vita personale? Che mondo del lavoro è quello che considera ancora la donna incinta come un essere “in pausa”, entità che deve mettersi da parte per un po’ e pazienza per le sue aspirazioni professionali, spirituali, pratiche, ha deciso di fare un figlio no? E allora che cosa pretende?!

Discorso che non si applica – chissà perché – al padre, che è obbligato in solido nella progettazione di un nuovo essere umano. Dunque se da una parte questa società – trentina compresa – si professa moderna,  dall’altra siamo ancora agli anni Sessanta del Novecento, quando la donna impegnata in una maternità entrava in una sorta di capsula spaziotemporale che la escludeva da tutto, teoricamente solo per il tempo necessario ma nei fatti per sempre. La maternità oggi è una sorta di paradosso: tutti la celebrano, pochi la sostengono davvero. Ci si preoccupa della denatalità, dei paesi senza bambini, ma poi basta osservare la vita quotidiana per capire quanto poco spazio venga realmente concesso ai figli dentro la società contemporanea. Nei parchi ci sono più cani che passeggini, nei luoghi pubblici manca  un fasciatoio, e una donna che rientra dalla maternità viene ancora guardata come qualcuno che ha rallentato il ritmo produttivo. Non bastano bonus o assegni una tantum se manca tutto il resto: tempo, reti, servizi, flessibilità, comprensione umana. Fare un figlio significa modificare profondamente la propria esistenza, ma il mondo contemporaneo continua a funzionare come se la cura di un bambino fosse una questione privata e non – in un certo senso – un fatto pubblico. E così, nella maggior parte dei casi, è ancora la donna a rinunciare a qualcosa: carriera, denaro, autonomia, sonno, identità. La maternità obbliga la società a confrontarsi con la fragilità, con la dipendenza reciproca, con il bisogno,  tutte cose che rientrano nel ventaglio di un fallimento soft. Una società che lascia sole le madri mentre chiede loro di continuare a essere efficienti e grate, non è moderna. È soltanto una società che ha imparato a nascondere meglio le proprie contraddizioni.

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Pubblicato da Pino Loperfido

Autore di narrativa e di teatro. Ideatore e Direttore Scientifico del "Trentino Book Festival". I suoi ultimi libri sono: "La grande nevicata dell'85", "Il dono", "La manutenzione dell’universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri” e "Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis". Nel 2022 ha vinto il premio giornalistico "Contro l'odio in rete", indetto da Corecom e Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige. Dirige la collana "Solenoide" per conto delle Edizioni del Faro.