La carne è assassinio

“Queste meravigliose creature devono morire / e una morte senza ragione è assassinio”. Così canta il vegetariano Morrissey, da Manchester, nella canzone di chiusura del secondo album di studio degli Smiths, “Meat is Murder”. Sullo sfondo, muggiti di mucche e rumori di mattatoio.

Uscito nel 1985 per la storica Rough Trade, questo non è il disco più famoso della band inglese. Il titolo spetta al successivo The Queen is Dead (“la regina è morta”, divenuto nuovamente molto popolare in questi giorni, per ovvie ragioni).  Ma Meat is Murder fu la conferma della grandezza di un gruppo che aveva già alle spalle un esordio fulminante. E poi, beh: per una volta dissento dal giudizio generale, abbiate pazienza.

Gli Smiths, emersi dopo i furori del punk, portarono sulla scena una musica e un’attitudine non meno innovative. Solo che qui l’innovazione non era un prodotto dell’aggressività e del “no future” dei Sex Pistols e loro seguaci, ma dell’irriverenza di Morrissey, gran personaggio e guru generazionale, ancorché rompipalle e politicamente scorretto, amante di Oscar Wilde, fantastico autore di testi. Nessuno come Morrissey ha cantato il disagio, la presunzione, il vittimismo e altri sentimenti propri della giovinezza (e non solo…). Il merito del successo degli Smiths va però anche agli arpeggi della chitarra di Johnny Marr, autore delle musiche, e ad una sezione ritmica precisa e funzionale, quella di Andy Rourke al basso e Mike Joyce alla batteria. 

L’album si apre con The Headmaster Ritual, feroce critica al sistema scolastico britannico. Prosegue con scene tratte dalla vita dei quartieri popolari, raccontate con piglio spesso danzerino, ma inanella anche toccanti ballate, come Well I Wonder, in cui la vena autocommiserante di Morrissey emerge in tutto il suo splendore, o l’amara That Joke Isn’t Funny Anymore, unico singolo tratto dal disco (“ho già visto succedere questo nelle vite degli altri, e adesso sta succedendo nella mia”). Barbarism Begins at Home è un funky unico, che apre uno squarcio sui maltrattamenti domestici sui bambini. Poi, arrivano quei terribili muggiti. 

La copertina raffigura un marine in Vietnam con sull’elmetto la scritta “Meat is Murder” (“la carne è assassinio”).  Nell’immagine originale la scritta, una presa in giro degli hippies, era “Make War Not Love”.

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Pubblicato da Marco Pontoni

Bolzanino di nascita, trentino d’adozione, cittadino del mondo per vocazione. Liceo classico, laurea in Scienze politiche, giornalista dai primi anni 90. Amori dichiarati: letteratura, viaggi, la vita interiore. Ha pubblicato il romanzo "Music Box" e la raccolta di racconti "Vengo via con te", ha vinto il Frontiere Grenzen ed è stato finalista al premio Calvino. Ma il meglio deve ancora venire.