Nate ai bordi di una ferrovia

La ferrovia del Brennero che non ti aspetti: un corridoio ecologico, lungo il quale si muovono pure le piante. Parliamo di piante autoctone, in alcuni casi anche rare, oppure di piante esotiche. Ecco cosa emerge da un’originalissima e molto interessante ricerca, con mostra e cortometraggio annessi, curata, come ente capofila, dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto.

Il Civico da molti anni spicca in Italia e nell’arco alpino come ente di affermata ricerca scientifica nella botanica e anche le sue capacità divulgative sono di sicura efficacia. Le pubblicazioni che i botanici del Civico hanno negli anni portato in libreria e nei convegni sono di rilievo internazionale.

La mostra itinerante ha titolo “Binario 1. Biodiversità in transito”. È allestita al Museo della Città di Rovereto (fino a settembre), curata come dicevamo dalla Fondazione Museo Civico, insieme al Museo delle Scienze di Bolzano e all’Università di Innsbruck (in Austria), che si sono uniti con un progetto di ricerca e di divulgazione dal titolo “La flora in movimento lungo la tratta Verona-Innsbruck ieri, oggi e domani”.

DOVE E QUANDO
Binario 1. Biodiversità in transito mostra temporanea itinerante
Museo della Città via Calcinari, 18 Rovereto
fino al 30 settembre 2021

www.fondazionemcr.it/binario_1

Il contesto dell’iniziativa è l‘Anno dei musei dell’Euregio 2021, contenitore culturale e di azioni che ha messo in moto un’ampia offerta culturale e di eventi in Trentino, Alto Adige e Tirolo dedicati al tema “Trasporti – Transito – Mobilità”. Sono 38 i progetti (esposizioni, cortometraggi, installazioni). Partecipano all’iniziativa oltre 60 musei, le proposte si articolano in 70 luoghi in tutto il territorio dell’Euregio. In questo caso il contenitore Euregio si carica di significati densi, attuali e concreti (culturali, di collaborazioni fra enti scientifici, di dati e conoscenze, di prassi storiche) e fuori di retorica istituzionale.

La mostra itinerante è allestita in versione tedesca anche a Innsbruck e in autunno arriverà anche a Fortezza, in Alto Adige. In agenda, per il progetto divulgativo, sono previste altre iniziative.

La ferrovia insomma, un ambiente artificiale a tratti anche estremo, scenario di viaggi di esseri umani, cose e merci, diventa uno straordinario e silenzioso corridoio ecologico per la flora, sebbene difficilmente i viaggiatori vi prestino attenzione. Gli studiosi però – ed è questa un’evidenza storica preziosa, che la mostra porta alla nostra attenzione – anche in passato hanno perlustrato i binari e i loro dintorni, facendo parecchie scoperte importanti e raccogliendo molti dati preziosi anche oggi.

Un altro elemento rilevante è il fatto che le vecchie stazioni abbandonate diventano fascinosi luoghi di inaspettata salvezza per piante rare o di curioso adattamento per altre, fra quelle esotiche. I binari si rivelano ambiti di vita notevoli, insomma. Chissà fino a quando sarà così: le scelte di valorizzazione urbanistica o architettonica non sempre rispettano la biodiversità o la natura (se pensiamo al destino delle vecchie stazioni).

Il progetto di ricerca scientifica ha studiato gli effetti sulla biodiversità della linea ferroviaria Verona-Trento-Bolzano-Brennero-Innsbruck, considerando anche le sue ramificazioni secondarie, dal punto di vista floristico. Sono state prese in considerazione le piante superiori autoctone o alloctone (esotiche) spontanee, naturalizzate o casuali.

Grazie ai numerosi dati bibliografici a disposizione risalenti fino all’epoca della sua costruzione, e a sopralluoghi fatti ad hoc dai botanici contemporanei, si è definito un quadro attuale della flora ferroviaria, importante per comprendere le dinamiche di diffusione delle specie, anche in relazione ai cambiamenti climatici in atto. Questo permetterà anche di capire le dinamiche di modificazione della biodiversità autoctona, le ricadute sulla salute umana (ad esempio in tema di allergie) e su aspetti gestionali (come sfalci, diserbi ed elementi analoghi).

Il lato storico della ricerca è altrettanto interessante, a cominciare dal fenomeno del trasporto involontario dei semi di piante originarie di altri territori, in arrivo sull’asse del Brennero con i foraggi destinati agli animali da soma, durante la Prima Guerra Mondiale.

La Natura spinge sempre per riprendersi ciò che è suo. Non appena ne ha la possibilità eccola riaffacciarsi, incurante delle opere dell’uomo e della sua invasività. Questo accade in tutto il mondo, dai binari abbandonati in piantagioni di bambù giapponesi alle più moderne linee ferroviarie.
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Pubblicato da Maddalena Di Tolla Deflorian

Nata a Bolzano, vive sull’altopiano della Vigolana (Trento). Ha una formazione in ingegneria, geografia, scienze naturali. È educatrice, interprete ambientale, giornalista. Collabora con la RAI di Trento e varie testate. La sua attività si focalizza in particolare su biodiversità, etica fra specie, ricerca scientifica. Ha seguito con varie associazioni ambientaliste alcune significative vertenze ambientali. E’ stata presidente di Legambiente Trento, delegata della Lipu Trento, oggi è referente di Acl Trento, occupandosi di randagismo e canili. Ha contribuito a fondare e gestire il canile, il gattile, il Centro Recupero Avifauna di Trento. Ha preso parte al salvataggio dei 2600 cani di Green Hill. Ha maturato una profonda esperienza giornalistica e di advocacy nelle vicende legate a gestione del territorio alpino e conservazione della biodiversità. Con il fotografo Daniele Lita ha firmato il libro “Fango”, sul disastro di Campolongo (Tn), per Montura Editing. Ha curato la ricerca giornalistica per la mostra “Chernobyl, vent’anni dopo” (Trento, 2006).

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