Vasco: l’alba del giorno dopo

«Vai così, è una figata perché una storia così non c’è mai stata. Ma no, Vasco… no Vasco! Io non ci casco!» Così cantava Jovanotti nel 1989: nel brano si racconta l’adrenalina di un gruppo di amici in trepidante attesa del concerto di Vasco, messianico avvento che poi non si sarebbe concretizzato, perché alla fine Vasco non si presenta. Così una serata memorabile si trasforma nell’ennesimo stanco trascinarsi attraverso i soliti locali. Quando mancano poche settimane al “concerto del secolo” che porterà il rocker di Zocca sul palco della Trentino Music Arena, spunta la domanda maliziosa: e se la profezia di Jovanotti si concretizzasse? Non nel senso che Vasco possa “dare buca” al pubblico trentino: nemmeno la minaccia di un meteorite potrebbe fermare l’evento. Mi riferisco al “dopo” evento: il Trentino sta per assistere ad una data di svolta, ci sarà un “avanti Vasco” e un “dopo Vasco”, almeno per quanto riguarda l’industria dell’intrattenimento.

Auspicabilmente si dimostrerà che il Trentino può ospitare eventi musicali di rango internazionale: anche se lo può fare in maniera non del tutto indolore, perché bloccare per due giorni la viabilità di un capoluogo di centomila abitanti è un prezzo sociale non trascurabile. Ma tant’è, Trento ce la farà e sarà una serata memorabile. Ma… il giorno dopo? Quando Vasco se ne sarà andato, cosa ci rimane? Che programmazione è stata ipotizzata per il 2023, il 2024? Con un impianto in grado di accogliere 120mila persone, si possono ospitare i più grandi artisti del mondo. Eppure della futura programmazione non si sente ancora parlare, benché per mantenere un simile impianto, occorra pensare ad almeno un grande evento l’anno. Se l’auspicio è quello di ospitare altri eventi in grado di riempire l’arena, i problemi di ordine logistico ed economico a cui stiamo assistendo in questi mesi sono destinati a ripetersi. Il trentino medio sarà costretto ad una sorta di lockdown periodico da celebrarsi in nome della musica, con tutti i servizi essenziali pesantemente condizionati? E fino a che punto dovrà intervenire il denaro pubblico a rendere appetibile per i più grandi nomi della musica la destinazione Trento? È opportuno avere un’idea almeno vaga di che succede “dopo”. Perché Vasco andrà benone, ma poi potremmo ritrovarci a girare per i soliti locali, pensando un po’ inebetiti, come raccontava Jovanotti nella sua canzone, a quale brutto scherzo ci abbia tirato Vasco.

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Pubblicato da Fabio Peterlongo

Nato nel 1987, dal 2012 è giornalista pubblicista. Nel 2013 si laurea in Filosofia all'Università di Trento con una tesi sull'ecologismo sociale americano. Oltre alla scrittura giornalistica, la sua grande passione è la scrittura narrativa. È conduttore radiofonico e dal 2014 fa parte della squadra di Radio Dolomiti. Cronista per il quotidiano Trentino dal 2016, collabora con Trentinomese dal 2017 Nutre particolare interesse verso il giornalismo politico e i temi della sostenibilità ambientale. Appassionato lettore di saggi storici sul Risorgimento e delle opere di Italo Calvino.