6. Il cuore del sabato sera

La voce di carta vetrata di Tom Waits è un balsamo dopo la giornata appena trascorsa, tra Brooklyn, Queens e Long Island (“The Heart of Saturday Night”, 1974, per la precisione). Vorrei cominciare questa pagina di diario con due sensazioni e un odore: il caldo asfissiante delle stazioni della subway e ancor di più le sottostanti della path, il trenino che collega la 33esima di Manhattan al New Jersey. L’aria è umida e irrespirabile, a tratti giungono brevi folate di cui non si riesce ad afferrare completamente la natura (un vuoto d’aria, un convoglio, un condizionatore gigantesco?), la gente è ammassata e impaziente di tornarsene a casa a riprendere fiato. Poi sali in vettura e l’escursione termica ti schiaffeggia, un salto di almeno quindici gradi che offende muscoli, ossa e cervicale. Ma c’è di peggio. Nel reparto carni di un surreale supermercato sudamericano, nel cuore del Queens, dove mi sono avventurato alla ricerca di una bottiglia di vino bianco (un’impresa quasi impossibile a queste latitudini), le temperature rasentano lo zero termico.
Queste le due sensazioni, dicevo. L’odore è quello della marijuana; si avete capito bene, quasi ad ogni angolo di strada ti insegue il suo inconfondibile sentore pungente e, chissà perché, ti spinge a cercare una conferma visiva, qualcosa da associare immediatamente allo stimolo olfattivo. Altrimenti per la ragione è difficile da accettare.

Parto come sempre dalla stazione di Newport e scendo al capolinea della 33esima, quindi risalgo velocemente a piedi fino alla 42esima. Lì sotto – nel ventre di una metropolitana a quattro dimensioni – prendo il treno per Flushing-Mean Street. Sì, supponete bene, è il Flushing Meadows del tennis, che sta proprio di fronte all’enorme stadio dei Mets, la mitica squadra di baseball di NY.

Ad attendermi, nel caos della chinatown di Queens – impressionante la folla, il vociare, il tutto – c’è Michael Pancheri con il suo imponente fuoristrada, diciamo pure una specie di astronave a quattro ruote. È nato qui da genitori della Valle di Non, da Revò, nel 1972. Sua madre, a dire la verità, è a sua volta figlia di un’emigrazione ancora precedente, in quanto i bisnonni erano già partiti alcuni decenni prima e quindi ritornati sui propri passi. 
Al Circolo Trentino del Queens c’è la consueta voglia di ricordare di domandare cose della propria terra, come se dopo tanti anni il Trentino potesse schiodarsi dal suolo e andare a stare in un altro posto. Nostalgia da tagliarla con un coltello.
La stessa nostalgia di cui trasudano le pareti insonorizzate della WRHA Radio, i cui studi sono ospitati nella prestigiosa Honfstra University, sconfinato istituto privato di Hempstead.

Josephine Maietta è la conduttrice del programma “Sabato italiano”. La sigla è naturalmente il celebre pezzo di Sergio Caputo. Altra cosa rispetto a Tom Waits, ma sempre del giorno di sabato si parla. La simpaticissima ed esuberante conduttrice mi fa alcune domande su “La manutenzione dell’universo”, su Maria Domenica Lazzeri e sulla presentazione di mercoledì prossimo. I messaggi degli ascoltatori arrivano come falchi sul suo cellulare: ci ascoltano perfino dalla Sicilia. Nel frattempo gli studenti sciamano al di là del vetro e sbirciano incuriositi. E tutt’attorno si respira qualcosa che non riesco a identificare. E come se ci fosse un’attesa nell’aria. Domani è domenica, ed è l’11 settembre.

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Pubblicato da Pino Loperfido

Autore di narrativa e di teatro. Già ideatore e Direttore Artistico del "Trentino Book Festival". Il suo ultimo libro è: "La manutenzione dell’universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri” (2020).