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Avifauna e prati del Trentino, un legame da proteggere

La biodiversità degli ambienti prativi è a rischio a causa dell’abbandono o della conversione di queste aree ad altri utilizzi. Un tema che i ricercatori del MUSE Mattia Brambilla, Fancesco Gubert e Paolo Pedrini affronteranno nell’appuntamento online di “Incontri al Museo per parlare di fauna”. L’evento, inizialmente in programma il 7 aprile, era stato rimandato per problemi tecnici. 

Re di quaglie, allodola e stiaccino sono alcune delle specie “in crisi” a causa della perdita dei loro habitat, gli ambienti prativi del Trentino. Mercoledì 28 aprile 2021, alle 20.45 in diretta Facebook dal MUSE – Museo delle Scienze, i ricercatori del MUSE Mattia BrambillaFrancesco Gubert e Paolo Pedrini si confronteranno sul tema in una serata pubblica dal titolo “Coltivare il prato per tutelare la biodiversità: il legame tra avifauna e gestione dei prati in Trentino”. Partendo dall’analisi di oltre vent’anni di dati raccolti grazie di studi e monitoraggi dedicati Rete Natura 2000, i relatori illustreranno i risultati emersi da uno studio condotto nell’ambito del Piano Sviluppo Rurale della Provincia Autonoma di Trento. 

“Il prato stabile – anticipa Francesco Gubert, agronomo e consulente per la ricerca del MUSE – è l’elemento caratterizzante il paesaggio colturale della montagna trentina e assolve a molteplici funzioni, essendo al tempo stesso spazio produttivo, luogo estetico-ricreativo, elemento identitario e serbatoio di biodiversità. Durante l’incontro di mercoledì analizzeremo le dinamiche che interessano il “prato trentino” del terzo millennio, tra abbandono, intensificazione e conversione ad altri utilizzi, con una prospettiva sul futuro dell’agricoltura di montagna e sul suo ruolo di costruttrice di (bio)diversità”.

Da qui, si capisce l’importanza di prendersi cura di questi ambienti così fragili che, se non gestiti con particolari attenzioni ed equilibrio, possono causare pesanti contraccolpi anche sull’avifauna locale, come sta accadendo in Trentino a diverse specie particolarmente “affezionate” alle zone prative, loro habitat ideale. 

“Molti uccelli degli ambienti creati o plasmati dall’agricoltura sono in drammatico calo in tutta Europa e quelli degli ambienti prativi non fanno eccezione: alcune delle specie più minacciate, anche a livello provinciale, sono legate proprio a questi contesti. Re di quaglie, allodola, stiaccino e bigia padovana potrebbero essere dei buoni esempi di contesti parzialmente diversi ma tutti in crisi – spiega Mattia Brambilla, ricercatore presso la Sezione Zoologia dei Vertebrati del MUSE –. Durante l’incontro prenderemo in esame gli effetti di paesaggio, gestione, misure del Programma di Sviluppo Rurale e intensificazione sull’avifauna dei prati trentini, per comprendere quali dinamiche abbiano determinato la situazione attuale e formulare strategie per il futuro”.

Al termine della presentazione, è previsto – sempre in modalità virtuale attraverso le domande che potranno essere inviate nella chat di Facebook – un momento di dibattito. Modera Paolo Pedrini, responsabile della Sezione Zoologia dei Vertebrati del MUSE.

I relatori

Francesco Gubert è agronomo e si occupa di agricoltura di montagna, con particolare focus sulle filiere zootecniche alpine, dalla coltivazione del prato e del pascolo fino alla qualità del formaggio. È consulente in campo agronomico, ambientale e gestionale, maestro assaggiatore ONAF e divulgatore sulle tematiche della sostenibilità e della territorialità dei prodotti caseari di montagna.

Mattia Brambilla è ricercatore del MUSE con ampia esperienza nel campo dell’ecologia e della zoologia. Attualmente lavora soprattutto su conservazione della biodiversità in ambienti agricoli in relazione a paesaggio e pratiche agricole, effetti dei cambiamenti climatici e relative possibilità di adattamento, ecologia e conservazione di specie minacciate a diverse scale spaziali, piani di monitoraggio e reti ecologiche. 

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