Le cinque foglie rimaste

“Quando la partita è finita, porti la palla in fondo al cortile. Hai perso molto presto ciò che ti aspettavi. E ora la partita è finita”. Questi versi, tratti da Day is Done, una delle canzoni dell’album di esordio di Nick Drake, Five Leaves Left, pubblicato nel 1969, sembrano racchiudere tutta la parabola esistenziale del cantautore. Un artista scoperto, apprezzato e amato dopo la sua morte, dovuta essenzialmente al “cane dagli occhi neri” cantato in un altro suo pezzo, ovvero alla depressione. In vita, quasi ignorato.

Timido, introspettivo, incapace di esibirsi in pubblico o di sostenere un’intervista decente, Drake è stato il cantautore della malinconia, delle brume distese sulla campagna inglese. Qualcuno si accorse di lui: Richard Thompson, John Martyn e John Cale, fra gli altri, tutti musicisti che non hanno mai raggiunto un successo “stellare” ma che hanno saputo gestire comunque carriere significative. Drake, che per incidere questo primo album di esordio saltava le lezioni all’università di Cambridge, non andò mai oltre le poche migliaia di copie vendute (mentre era in vita) per ciascuno dei suoi tre lavori. 

Difficile scegliere il suo disco migliore. Five Leaves Left conteneva splendide canzoni, come River Man o Fruit Tree, e presentava già tutti gli elementi fondamentali del suo stile cantautorale: la prevalenza di voce e chitarra acustica, conformemente allo stilema folk, a cui la produzione aggiunse giusto qualche tocco orchestrale e qualche strumento di contorno. Bryter Layter è più mosso, qui e là delicatamente jazzato, nel tentativo di rendere i brani maggiormente accessibili. Pink Moon, infine, è asciutto come un racconto di Carver: solo voce e chitarra, sbattuti in faccia ad un mondo che evidentemente non capiva la sua poetica.

Riascoltate oggi, le canzoni di Nick Drake rilucono, come scrisse un critico, “di una rilassata e cupa bellezza”. Di più: sono canzoni in qualche modo senza tempo. Il tempo di Nick Drake invece doveva scadere a soli 26 anni, per un’overdose di antidepressivi, nella casa della sua famiglia, nella campagna inglese del Warwickshire, dove era tornato dopo avere tentato l’avventura londinese.

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Pubblicato da Marco Pontoni

Bolzanino di nascita, trentino d’adozione, cittadino del mondo per vocazione. Liceo classico, laurea in Scienze politiche, giornalista dai primi anni 90. Amori dichiarati: letteratura, viaggi, la vita interiore. Ha pubblicato il romanzo "Music Box" e la raccolta di racconti "Vengo via con te", ha vinto il Frontiere Grenzen ed è stato finalista al premio Calvino. Ma il meglio deve ancora venire.