Mariavittoria Keller: “Scripta” manent

Mariavittoria Keller, ideatrice e conduttrice di “Scripta”. Ph: Fabrizio Contino Gravantes

Voglia di scrivere e di ascoltare storie. Nasce così Scripta, il gruppo informale fondato da Mariavittoria Keller sette anni fa, che raccoglie appassionati di letteratura all’orario dell’aperitivo. Uno modo per trascorrere un “happy hour alternativo”, come la stessa ideatrice lo definisce, per dare spazio a una passione e condividerla con un gruppo. Sedie e divani a cerchio, fogli in mano, la voce, un bicchiere a riscaldare l’atmosfera: un’immagine che ricorda tanto le storie intorno al fuoco che gli esseri umani si sono raccontati da sempre e che hanno contribuito a costruire le relazioni sociali all’interno delle comunità. Un’immagine che porta con sé la dimostrazione di come la scrittura possa riempire i bar, sporcarsi di vita quotidiana, essere strumento per stare insieme, semplicemente e intimamente. Un’immagine che racconta che ci sono molti modi per essere scrittori e scrittrici, anche fuori dalle cornici del mondo dell’editoria, lontano dal mercato e dalle sue logiche a volte controverse. 

Mariavittoria Keller per liberare la sua passione per la scrittura ha inventato Scripta e poi un libro l’ha pubblicato, ma come racconta lei stessa, «pubblicare non è la priorità, può accadere oppure no, ma non aggiunge nulla a quel che cerco nello scrivere». 

In una chiacchierata, ci ha raccontato meglio il suo progetto, il suo amore per la letteratura, il suo libro.

L’attuale gruppo dei partecipanti a “Scripta”

Come è nato Scripta?

Scripta nasce sette anni fa, come mio desiderio. Sono da sempre un’appassionata di scrittura e volevo creare un’alternativa all’happy hour: mi sembrava un buon modo di incontrarsi quello di vedersi in un bar parlando di racconti e poesie. 

Gli incontri sono una volta al mese e iniziano con la lettura ad alta voce dei testi: ognuno legge il suo e il gruppo lo commenta. Si chiacchiera, ci si confronta, si fanno domande, si offre qualche suggerimento in un clima di apertura senza giudizio. Alla fine io propongo un argomento per il testo che si può scrivere per l’incontro successivo. Di solito propongo temi legati alle emozioni e ai sentimenti. Preparo dei bigliettini con alcune possibilità e poi ne peschiamo uno e così decide il caso. Il tutto è molto informale e libero.

Sono stati anni tra alti e bassi, come è normale che sia con un appuntamento ricorrente e informale. Abbiamo frequentato diversi bar, tra i pro e i contro di essere in un locale pubblico. Con la pandemia, appena è stato possibile incontrarsi, abbiamo iniziato a vederci nelle case e a volte è stato più semplice anche per i partecipanti gestire la timidezza.

Chi partecipa a Scripta?

I partecipanti sono cambiati nel tempo. Inizialmente il gruppo rispecchiava probabilmente l’idea che ne avevo io, quel che mi aspettavo: per lo più giovani donne, come me. Poi nel tempo il gruppo è cambiato. Ora sono per lo più maschi e l’età di tutti è intorno ai 45/50 anni. Gli studenti sono pochi, si tratta di persone adulte che coltivano una passione. Ora siamo circa 15 persone, 12 sarebbe il numero perfetto perché tutti abbiano la stessa attenzione e lo stesso spazio.

Cosa accade tra persone (quasi) sconosciute nell’incontro attraverso la scrittura? 

Quello mediato dai testi è un incontro molto potente e molto vero. Si crea un legame intimo e profondo, che va al di là di ogni altro tipo di conoscenza. Ascoltare un testo, un racconto, significa concedere tempo ai sentimenti di chi ha scritto. Significa restituire il valore del suo impegno. Mi stupisco ogni volta ascoltando come dallo stesso spunto possano nascere testi molto diversi. Ognuno mette la sua esperienza, il suo modo di vedere le cose, pezzi autobiografici che nella forma narrativa assumono un valore universale, in cui riconoscersi. Questo per me è la parte più importante: rendere universali esperienze personali. È la spinta che mi muove e forse è il motivo per cui dopo anni continuo a proporre Scripta.

Nel tempo cosa è cambiato?

All’inizio ero impreparata a condurre un gruppo, mi agitavo molto. Adesso c’è il piacere di coltivare quei momenti, aspetto gli appuntamenti con gioia, prima sentivo più l’agitazione e lo stress. Per il resto cambiano le persone, la formula è invece la stessa. 

Da dove arriva la tua passione per la scrittura?

Me lo chiedo spesso anch’io. Non ho una formazione su questo, non ho mai partecipato a corsi di scrittura. Ho però sempre scritto da quando ero piccola. Sono sempre stata riservata e timida: scrivere è stato prima un rifugio, poi uno spazio in cui conoscermi.

Inoltre ho sempre amato leggere e più leggevo, più mi veniva voglia di scrivere storie mie. Principalmente per buttare fuori emozioni e poterle analizzare, poi per creare mondi e inventare storie. Ho cercato di farne un lavoro, scrivendo contenuti per diverse realtà. Non è semplice vivere di questo, ma ho sempre cercato di farlo.

E il tuo libro?

Quando ho compiuto 40 anni volevo farmi un regalo. Si trattava di un desiderio personale: volevo pubblicare una raccolta di testi che ho scritto proprio per Scripta: racconti brevi e pensieri poetici. Come dicevo si trattava di un regalo che volevo farmi, ero disposta all’autopubblicazione. Poi però è stata una sorpresa molto gradita sapere che la casa editrice che avevo contattato (Edizioni del Faro) aveva deciso di abbracciare la mia proposta di pubblicare il mio libro in modo tradizionale e inserirla all’interno della Collana Equilibri. È stato un bel lavoro quello fatto con loro: abbiamo curato l’editing insieme e mi sono sentita molto coinvolta. La copertina l’ha disegnata per me un amico artista.

Qual è il tuo libro preferito?

È una domanda difficile: ho letto moltissimo, ho centinaia di libri del cuore. I classici, la letteratura inglese, ora sono presa dai thriller per esempio. Ma li leggo perché mi sembra ultimamente di avere un modo di scrivere troppo tenero e vorrei indurirlo un po’, quindi ho bisogno di esempi. 

Per il libro preferito forse direi Jane Eyre di Charlotte Brontë, lo apro e lo leggo in continuazione.

Chi ti ispira?

Non sono ispirata da persone strettamente legate alla scrittura, più artisti in generale. Certamente mi ispira il regista Armando Punzo, per il suo lavoro e per il suo approccio. In generale mi ispirano tutte le persone che mettono la loro passione davanti al resto. 

Progetti per il futuro? Un libro nel cassetto?

Ho l’obiettivo di un nuovo libro ma è ancora lontano. Più imminente è invece un progetto per il quale sto aspettando ancora qualche risposta: non posso dire molto ma si tratta di un progetto di presentazione immersiva del mio libro. Mi piace l’idea di mescolare le arti: altri mondi possono portare un rapporto più diretto con il pubblico e io lo cerco.

ph: Fabrizio Contino Gravantes
ph: Giulia Stringari
Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Susanna Caldonazzi

Laureata in comunicazione e iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige dal 2008, inizia la sua esperienza professionale nella redazione di Radio Dolomiti. Collabora con quotidiani, agenzie di stampa, giornali on line, scrive per la televisione e si dedica all'attività di ufficio stampa e comunicazione in ambito culturale. Attualmente è responsabile comunicazione e ufficio stampa di Oriente Occidente, collabora come ufficio stampa con alcune compagnie, oltre a continuare l'attività di giornalista free lance scrivendo per lo più di di cultura e spettacolo. Di cultura si mangia, ma il vero amore è la pasticceria.