Traiettorie impercettibili

Se guardi la luna nelle notti giuste e col cannocchiale giusto, ci vedi dentro le ombre degli uccelli che volano nella notte, mentre compiono il rito antichissimo della migrazione. In base alla loro posizione rispetto ad alcuni crateri presenti sull’astro lucente, si capisce da dove provengono e dove vanno, su larga scala. Il Moonwatching è stato a lungo un ottimo (anche se faticoso) modo per studiare le migrazioni.

Non è magia, anche se lo sembra, è scienza. Io ho iniziato così la mia lunga avventura di osservazione, studio e advocacy degli e per gli uccelli. Ero giovane, piena di entusiasmo, avevo bravi maestri (gli esperti della LIPU di Trento e nazionale) e ho avuto fortuna.

Facevo i turni di notte a rovinarmi gli occhi, piena di ammirazione, guardando quelle silhouette volanti, muoversi veloci dentro il cerchio lunare. 

Eravamo alle foci dell’Avisio, in un biotopo, luogo importantissimo nel fondovalle atesino, luogo di sosta per tante specie con le ali. “In Trentino sono 314 le specie di uccelli” ha spiegato al pubblico, durante una conferenza di inizio dicembre al MUSE, Gilberto Volcan, guardaparco, espertissimo birdwatcher, fondatore e anima del gruppo di appassionati Dolomiti Birdwatching, nodo regionale dell’associazione EBN Italia.

EBN, con le sue centinaia di iscritti, è la sintesi di cosa sia l’intreccio tra la passione per l’osservazione degli uccelli e la scienza.

Il birdwatching non è solo la divertente pratica di scrutare il cielo, i canneti, le zone aperte per osservare con il binocolo gli uccelli; è anche un modo per consolidare conoscenze scientifiche e contribuire alla conservazione della natura, dei luoghi, della bellezza, della biodiversità. 

Birdwatcher esperti infatti partecipano spesso, in tutto il mondo e anche in Trentino, a sessioni di monitoraggio dell’avifauna e con le loro osservazioni contribuiscono davvero al progresso della conoscenza e promuovono il valore degli uccelli, delle altre specie.

“Negli ultimi anni la partecipazione in questo settore secondo me è stata in crescita, dovuta anche alle nuove App e ai progetti fatti con la piattaforma di condivisione dei dati Ornitho.it e alle varie serate divulgative” dice Paolo Pedrini, conservatore di Zoologia dei Vertebrati, curatore di stazioni di inanellamento degli uccelli, esperto del MUSE.

Passo indietro: era il luglio del 1977, quando a Trento, nella sala della sede cittadina della SAT, la LIPU ai suoi primi passi e il WWF organizzavano il primo convegno di ornitologia del territorio. Intervennero alcuni futuri pesi massimi e già allora personaggi importanti della scena ambientalista e scientifica italiana: Francesco Mezzatesta, Sergio Frugis, Fernando Spina.

Dopo di che, negli anni seguenti, in provincia e in regione nacquero gruppi di appassionati, corsi, strumenti di vario genere, pubblicazioni. Nel 2005 il progetto dell’Atlante dell’avifauna provinciale vide finalmente le stampe grazie all’allora Museo Tridentino di Scienze naturali (prodromo del Muse) ed a tanti birdwatcher. Era una delle idee lungimiranti lanciate nel 1977, quell’Atlante. Birdwatching, passione e scienza si intrecciarono per produrre anche pezzi di politiche. Lo spiega Pedrini “L’Atlante ha contribuito a definire alcune priorità provinciali e ha stimolato ad andare avanti, ed essere poi più precisi a livello quantitativo”: fece seguito il progetto MITO2000, “che passa a un vero e proprio monitoraggio standardizzato, introducendo punti di ascolto definiti. Poi venne la BDOP – Banca dati ornitologica provinciale” racconta Pedrini. 

La LIPU in quegli anni realizzò anche un piccolo atlante specifico sugli uccelli nidificanti nella provincia. Entro fine 2022, o inizio 2023 sarà pronto il nuovo Atlante provinciale dell’avifauna. Lo aspettiamo in tanti.

Quasi epica, possiamo dire, fu l’impresa di un gruppo di giovani appassionati e naturalisti, che fecero il monitoraggio di centinaia di zone umide trentine e della loro avifauna. Da quel poderoso lavoro di ricerca e birdwatching molti esperti, anni dopo, scaturirono (in anni di lungimiranza politica) i primi biotopi trentini, fra i primi in Italia (quasi tutti in zone umide, fra gli ambiti più preziosi per l’avifauna e anche più manipolati dalla modernità. Fra le zone umide residuali citiamo alcune che sono importantissime per gli uccelli: lago di Toblino, foci dell’Avisio e la Rupe. Senza la passione dei ricercatori e dei birdwatcher forse le avremmo perse e oggi sarebbero sottovalutate.

“Quelle attività di censimento documentarono anche i primi arrivi di airone cinerino e cormorano” ricorda Pedrini. Altro esempio illustre di partecipazione degli appassionati all’impresa della scienza e della conservazione, è il censimento coordinato dell’avifauna acquatica (di cui ho un favoloso ricordo: curiosità fremente sin dall’alba invernale, apprendimento, il gioco di conteggiare chi avvistasse più specie, e tanti caffè per ingannare mani e piedi gelati, e il naso quasi perduto, tenuto all’insù, verso il cielo e verso canneti e sponde del lago, attraverso le lenti del magico binocolo 10 x 56…)“.

Paolo Pedrini spiega un altro tassello di importanza “In condizioni di maltempo nei biotopi si osservano gli uccelli in sosta, e questo ci ha fatto capire il ruolo di quella biodiversità (ad esempio il canneto è un dormitorio per le rondini)…”. 

Se li osservi impari ad amarli, capirli, e vuoi proteggerli…

Osservare per conoscere, rispettare, proteggere: l’anima del birdwatching. I birdwatcher, con la loro passione e la loro “non professionalità”, sono anche un ponte fra la società e la natura, fra gli scienziati e i decisori politici.

Ma poi… voi, lettori, lo sapevate che la bigia padovana trova la sua massima distribuzione alpina proprio in Trentino? I birdwatcher lo sanno.

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Pubblicato da Maddalena Di Tolla Deflorian

Nata a Bolzano, vive sull’altopiano della Vigolana (Trento). Ha una formazione in ingegneria, geografia, scienze naturali. È educatrice, interprete ambientale, giornalista. Collabora con la RAI di Trento e varie testate. La sua attività si focalizza in particolare su biodiversità, etica fra specie, ricerca scientifica. Ha seguito con varie associazioni ambientaliste alcune significative vertenze ambientali. E’ stata presidente di Legambiente Trento, delegata della Lipu Trento, oggi è referente di Acl Trento, occupandosi di randagismo e canili. Ha contribuito a fondare e gestire il canile, il gattile, il Centro Recupero Avifauna di Trento. Ha preso parte al salvataggio dei 2600 cani di Green Hill. Ha maturato una profonda esperienza giornalistica e di advocacy nelle vicende legate a gestione del territorio alpino e conservazione della biodiversità. Con il fotografo Daniele Lita ha firmato il libro “Fango”, sul disastro di Campolongo (Tn), per Montura Editing. Ha curato la ricerca giornalistica per la mostra “Chernobyl, vent’anni dopo” (Trento, 2006).