Una personale rappresentazione del mondo

Il pensiero è un utensile neurofisiologico da usare con molta cautela e parsimonia. Delle volte mi diverto a pensare che si tratti di una sorta di giocattolo molto complesso affidato però ad esseri poco evoluti che quasi mai, nell’intervallo di una vita, arrivano a capire come vada usato con esattezza. Quanto avviene nella corteccia cerebrale consente la formazione delle idee, una strutturazione della coscienza e poi la genesi di immaginazione, critica, giudizio: insomma, una personale rappresentazione del mondo. Tuttavia, proprio come un’automobile estremamente potente e veloce messa nelle mani di un conducente inesperto, il pensiero è una facoltà che può trasformarsi in qualcosa di estremamente pericoloso.

Per impedire che ciò possa accadere, nel corso di alcuni milioni di anni, la natura umana ha messo in campo svariati espedienti mirati a scongiurare un uso invalidante delle facoltà intellettive. Il frequente confronto o scontro tra simili, ad esempio, quasi sempre alimentato da uno stato di bisogno o di necessità, materiale o umana che sia, impedisce al pensiero di attorcigliarsi su se stesso, puntellato e agganciato a robustissimi cavi d’acciaio chiamati “dubbio”, “sospetto” e “paura”. In altri termini, sono gli altri – gli esseri simili a noi – che in un certo senso consentono al singolo di non precipitare in quello stato di quiete apparente che si suole definire “pazzia”.

Ne consegue che l’avvento dei social network, che degli altri sono un poderoso amplificatore e diffusore di umori, andrebbe salutato come l’arrivo di una missione umanitaria in un disastrato scenario di guerra. Uno sfogatoio permanente che, come una valvola, permette a chiunque di scaricare il potenziale distruttivo contenuto nella scatola cranica. E di esporre quotidianamente la propria rappresentazione del mondo al mondo stesso.

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Pubblicato da Pino Loperfido

Autore di narrativa e di teatro. Già ideatore e Direttore Artistico del "Trentino Book Festival". Il suo ultimo libro è: "La manutenzione dell’universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri” (2020).