Per carità di patria: lasciamo stare la Resistenza!

Credo che la strenua difesa da parte dell’ANPI della specificità e delle caratteristiche storiche della Resistenza italiana ai Nazi-fascisti sia encomiabile in periodi come questi, in cui ognuno si appropria di suggestioni altisonanti, pur di fare valere la propria tesi, senza rispetto alcuno per la Storia.

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, anche se qui si tende troppo spesso a dimenticarlo, ha ben presente che nel II Conflitto mondiale l’Italia era alleata della Germania nazista. Le Panzer-divisionen e le altre truppe tedesche furono inviate in Italia a cominciare dal maggio ‘43 (prima in Sicilia e Sardegna e poi nel Sud Italia nei pressi di Bari) su richiesta di Mussolini, in quanto necessarie per coadiuvare l’esercito italiano a fronteggiare la prevista “invasione nemica” del territorio italiano che sarebbe a breve iniziata con lo sbarco in Sicilia delle truppe anglo americane; il quale avvenne in effetti poco dopo, nel luglio dello stesso anno. Ovviamente dopo l’8 settembre e la caduta del fascismo, dopo l’armistizio e con l’esercito italiano allo sbando, la presenza di truppe tedesche in Italia divenne “occupazione”, e la risalita verso nord degli Alleati divenne “Liberazione”.

Meglio tardi che mai.

Ma la Resistenza che iniziò allora in Italia contro i Tedeschi fu guerriglia, non guerra.

E non ha nulla a che fare con la guerra tra Russia e Ucraina.

L’ucraina è stata attaccata dall’esterno dall’esercito russo, senza esserne mai stata alleata (non dopo la fine della Unione Sovietica, almeno).

I Russi hanno bombardato l’Ucraina, e lo stanno facendo ancora.

I Tedeschi non hanno mai bombardato l’Italia: l’Italia è stata bombardata dagli Anglo-americani.

E dunque l’esercito ucraino non “resiste” nel senso in cui “resistevano” le varie brigate di civili e militari fuoriusciti dall’esercito italiano che aveva (finalmente!) abbandonato l’Asse Roma-Berlino.

L’esercito ucraino difende i propri territori da un’invasione “straniera” (lo dico tra parentesi perché la Storia in realtà accomuna Ucraini e Russi da oltre 1000 anni).

La Resistenza italiana non difese il territorio italico da un’invasione “straniera” (che in quel momento sarebbe stata quella anglo-americana) ma dagli occupanti nazi-fascisti, ex amici diventati nemici, mentre gli invasori, ex nemici diventati amici, venivano invece spalleggiati perché vissuti dal popolo come “Liberatori”.

Non c’è quindi alcuna simmetria tra la resistenza degli Ucraini all’invasione russa e la Resistenza dei Partigiani d’Italia contro i nazi-fascisti. Proprio nessuna.

Ogni “attacco” all’ANPI su questo piano è una forzatura storica, frutto di una colossale cialtroneria.

E un bruttissimo segno del punto al quale è giunta la memoria storica nel Belpaese.

L’Europa potrà decidere di aiutare o meno gli Ucraini a difendersi dall’aggressione russa, secondo ciò che parrà sensato e giusto fare, ben sapendo che l’intervento Nato in Ucraina potrà avere conseguenze spaventose in termini di allargamento del conflitto.

L’Europa non ha un esercito proprio, e sul piano militare, se evitiamo ipocrisie, Europa e Nato si identificano; con la “piccola” differenza che nella Nato la parte del leone la fanno gli USA, che Europa non sono!

E infatti fin dall’inizio di questa guerra si discute se l’Europa abbia non solo “convenienza” ma financo “diritto” a consentire un intervento Nato in un territorio che dell’Europa non fa parte, né giuridicamente né storicamente.

Discutiamo dunque di questo. Magari apertamente e non fornendo armi sottobanco, perché il Popolo Italiano ha tutto il diritto di decidere se compiere atti bellici contro la Russia o no.

Ma lasciamo stare la Resistenza, per carità di patria!

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Pubblicato da Stefano Pantezzi

È nato a Rovereto nel 1956 e cresciuto a Trento, vive a Pergine Valsugana. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna, è avvocato da una vita. Ha pubblicato la raccolta di poesie “Come una nave d’acqua” (2018) e alcuni racconti in antologie locali. “Siamo inciampati nel vento” (Edizioni del Faro) è il suo primo romanzo.