Pace o aria condizionata?

Siamo immersi in un turbinio di opinioni. La nostra vita digitale sembra spingerci, di volta in volta, a prendere una posizione sull’argomento della giornata: che sia il pugno che Will Smith ha dato al comico Chris Rock durante la notte degli Oscar o che si tratti di scegliere “tra la pace e l’aria condizionata”, sembra che le informazioni a nostra disposizione siano destinate a polarizzare i nostri pensieri, appiattirli, contrapporli, come nei talk show televisivi. Si vax o no vax? Pro o contro l’intervento armato? Bianco o nero? Scienza o fede? 

È questo il contesto in cui nasce il progetto di ricerca interdisciplinare a cui sta lavorando per conto del Centro per le Scienze Religiose della Fondazione Bruno Kessler. Si tratta di una ricerca che ha come tema la “depolarizzazione” delle opinioni. Si indagano, cioè, “le estremità” delle posizioni etiche, religiose, morali, politiche, con il supporto del polo tecnologico e digitale FBK, per innestare spazi di confronto – reali e digitali – dove radicalizzazione ed estremismi cedano il passo al dialogo, unico vero strumento di comprensione della realtà. 

Di questo progetto ce ne parla Massimo Leone, neodirettore del centro per le scienze religiose e professore di Filosofia della Comunicazione presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino.

Professore perché è importante indagare un tema come quello della polarizzazione?

Perché esiste un rischio concreto che la radicalizzazione e la polarizzazione delle opinioni generi forme di violenza, discriminazione ed esclusione nella vita di tutti i giorni. 

Come accade questo?

Le opinioni tendono a viaggiare verso polarità opposte. Nell’ambito dell’etica o della religione c’è spesso l’incapacità di trovare uno spazio di confronto. Da qui il proliferare dei discorsi d’odio e la facilità con cui oggi viene espresso disprezzo verso chi ha opinioni divergenti dalla propria. 

Si tratta di un fenomeno nuovo del nostro tempo? 

La polarizzazione non è un fenomeno nuovo. il Novecento era carico di idee polarizzate. Oggi però la polarizzazione si presenta con caratteristiche nuove. 

È la possibilità di essere sempre connessi a determinare queste nuove caratteristiche?

Sono contrario al determinismo tecnologico, non è solo questione di strumenti e mezzi a disposizione, né si possono demonizzare i mezzi digitali.

Piuttosto, le tendenze alla polarizzazione e alla radicalizzazione che sono sempre esistite, ora hanno trovato nella tecnologia uno strumento che le amplifica. 

Il prof. Massimo Leone

In che modo?

In modo esponenziale. Quantitativamente le informazioni e le opinioni circolano più facilmente e altrettanto facilmente e rapidamente si diffondono. Potremmo dire che la quantità diventa qualità. Se siamo iperconnessi, la quantità di tempo che passiamo in rete riflette anche la qualità del tempo passata a formare e a formarci opinioni, idee e posizioni.

Come si polarizzano le opinioni?

Ci sono due tendenze prevalenti. La prima è costituita dallo scetticismo digitale. È il polo di chi mette in discussione qualsiasi dato, fatto, evento. Dietro allo scetticismo vi è la convinzione che tutta o gran parte dell’informazione a disposizione sia manipolata.

La seconda è la tendenza opposta: la creduloneria. Questo polo prende per “vera” qualsiasi fake news contribuendo anche alla sua diffusione.

In che modo la polarizzazione delle opinioni è legata al credo religioso?

La religione non è un ambito separato dal resto della società. Come si polarizzano le opinioni sulla politica, così avviene lo stesso per l’ambito del religioso, della spiritualità. È soprattutto nell’intreccio tra etica e religione che le opinioni si polarizzano, radicalizzano e irrigidiscono diventando pericolose. È proprio in questo intreccio che si inserisce la nostra ricerca, che focalizzeremo nello specifico sugli aspetti etici più problematici e attuali dei credi religiosi, che spingono alla polarizzazione delle posizioni sulla vita, sulla morte, sulla nascita, sul rapporto tra diverse fedi, sulla cura e sulla salute.

L’intento? Quello di contribuire a ricostruire un dibattito pubblico in cui le diverse tesi godano di una reale possibilità di confronto nello spazio pubblico: sia esso televisivo, virtuale, reale o digitale; uno spazio in cui le opinioni si avvicinino senza dover sfociare nell’invettiva mirata al solo depotenziamento, umiliazione o ridicolizzazione della controparte.

Condividi l'articolo su:

Pubblicato da Sara Hejazi

Cittadina italiana e iraniana, ha conseguito un dottorato di ricerca in Antropologia culturale ed Epistemologia della Complessità. Accademica, scrittrice, giornalista, collabora con molte università e fondazioni italiane oltre a scrivere su diverse testate. Ha pubblicato i saggi L’Iran s-velato. Antropologia dell’intreccio tra identità e velo (2008), L’altro islamico. Leggere l’Islam in Occidente (2009) e La fine del sesso? Relazioni e legami nell’era digitale (2017). Il suo ultimo libro è “Il senso della Specie” (Il Margine 2021).