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Christian Schneller: tra due fuochi

Grande conoscitore ed estimatore delle culture popolari dell’allora Süd-Tirol, o Welschtirol, dell’odierno Trentino cioè (come allora i pubblicisti irredentisti amavano denominare le terre più meridionali della Contea, con intento smaccatamente provocatorio nei confronti dei colleghi di lingua tedesca e delle stesse autorità asburgiche), Christian Schneller in un suo saggio denunciava polemicamente che «nei manuali scolastici (italiani, n. d. A.) di geografia il Sudtirolo fino al Brennero viene trattato come territorio italiano; solo per grazia a “Bolzano” e “Bressanone” (sic) possono ancora timidamente e schivi risiedere tra gli Italiani alcuni Teutoni che in ritardo hanno preso parte alla grande ritirata tedesca dalle terre del Sud». Esagerazioni forse, ma in certo qual modo profetiche, che ben evidenziano quanto profonde si facessero le divergenze tra le intellighenzie italiana e tedesca intorno all’identità culturale dell’odierno Trentino nell’epoca in cui, a causa delle crescenti rivendicazioni indipendentistiche delle nazionalità che componevano l’enorme Vielvölkerstaat austro-ungarico, la maggioranza germanofona andava organizzando un’aggressiva controffensiva, specie nelle regioni confinali dell’Impero.

Quando, nel 1867, ad Innsbruck, circoli liberali nazionalisti germanici dettero vita al Comitato di sostegno alle scuole tedesche nel Tirolo italiano e nelle zone linguistiche di confine, tra gli iniziatori del sodalizio, insieme a studiosi della levatura di Ignaz Vinzenz von Zingerle (1825-1892), c’era proprio lo Schneller. Compito dichiarato di associazioni simili era quello di arginare l’avanzata italiana nei comuni germanofoni di confine, grazie soprattutto all’istituzione di nuove scuole.

Similmente ad altri intellettuali tirolesi suoi contemporanei, Christian Schneller fu un appassionato cultore delle tradizioni, delle lingue e della storia delle popolazioni dell’antica Terra tra i Monti, in modo speciale di quelle dell’odierno Trentino. 

L’emblema del Tiroler Volsbund (fondato ad Innsbruck nel 1905), associazione nazionalistica pantedesca che prevedeva un Deutschtirol e un Welschtirol uniti sotto l’unica Aquila tirolese “da Kufstein alla Chiusa veronese”

Nato nel 1831 a Holzgau bei Reutte nel Lechtal dal mugnaio Joseph Anton e da Maria Anna Hauser, il giovane Christian nel 1843 venne mandato a studiare nel ginnasio francescano di Hall, quindi ad Innsbruck e l’ultimo anno lo frequentò addirittura a Vienna, dove si diplomò nel 1851. Di nuovo ad Innsbruck, intraprese gli studi universitari di linguistica e di storia naturale. Tra il 1853 ed il 1855, stavolta all’università di Vienna, tentò prima la facoltà di filosofia, poi quella di medicina. Tornato ad Innsbruck, si iscrisse di nuovo a filosofia, con specializzazione nella didattica delle lingue. Ciò gli permise, nel 1855, di sostenere l’esame per l’abilitazione all’insegnamento del tedesco e dell’italiano e, qualche tempo dopo, quello per l’insegnamento di storia delle scienze naturali.

La svolta avvenne nel 1856 allorquando lo Schneller fu chiamato a Rovereto per una supplenza nel ginnasio cittadino. Dopo un ennesimo esame di abilitazione, nel 1858 egli ottenne finalmente una cattedra stabile per l’insegnamento del tedesco presso lo stesso istituto. Nella città più meridionale della Contea, Schneller trovò così una seconda patria dove poter vivere ed operare fino al 1867, quando venne trasferito di nuovo ad Innsbruck per ricoprire la cattedra di italiano e di tedesco presso il locale Gymnasium. Nel 1863 si unì in matrimonio con Maria Canestrini, nata a Venezia da una illustre famiglia della borghesia roveretana, dalla quale ebbe sette figli dei quali solo tre sopravvissero: Federico (1863-1931), che seguì le orme paterne nel ginnasio della Città della Quercia e, negli anni ’20 del ‘900, lavorò alacremente per l’archivio storico dell’Accademia degli Agiati; Luigina (1868-1932) e, soprattutto, Adelheid, nata nel 1873 ad Innsbruck, entrata nelle cronache della Leopold-Franzens-Universität come prima donna a conseguirvi la laurea (9 dicembre 1907).

Fu proprio negli anni di Rovereto che il nostro si dedicò con passione allo studio delle tradizioni fiabesche, delle leggende, dei dialetti e della toponomastica trentine, in particolar modo di quelle delle vallate ladine (a lui va il merito di aver intuito, ben prima degli studi di Graziadio Isaia Ascoli, l’esistenza di un’unica area linguistica retoromanza tra i Grigioni e la regione furlana), della vicina Vallagarina nonché della Valsugana e delle Valli del Noce. 

La sua straordinaria erudizione in campo etnografico, linguistico, toponomastico, storiografico lo spinse, mentre cercava di dimostrare scientificamente la presunta originaria germanicità del territorio trentino, a documentarne con ampiezza le culture e le usanze popolari, tanto che con la sua opera sulle leggende e saghe del Trentino (Märchen und Sagen aus Wälschtirol, Innsbruck 1867) ne compilò, di fatto, la prima raccolta assoluta, dando vita allo studio fondativo dell’etnografia della regione romanza del Kronland.

Sulla stessa scia documentaria si pongono altri scritti significativi come gli Studi sopra i dialetti volgari del Tirolo Italiano, parte del Programma dell’Imp. Reg. Ginnasio liceale di Rovereto pubblicato alla fine dell’anno scolastico 1864/65 (pagg. 3-87), o il libro Die romanischen Volksmundarten in Südtirol (I dialetti romanzi nel Sudtirolo), uscito a Gera nel 1870.

Del resto, per Schneller il Welschtirol, con la sua caratteristica commistione di nazionalità e lingue, doveva rappresentare una vera e propria testa di ponte del mondo tedesco verso quello italiano.

Nella sua attenta disamina della storia, delle tradizioni e dei dialetti trentini, egli fu tra i primi studiosi a richiamare l’attenzione sull’esistenza delle isole linguistiche germanofone dei Mòcheni e dei Cimbri,  impegnandosi in prima persona nella tutela della loro specificità sia come intellettuale e divulgatore, sia quale amministratore scolastico provinciale. Infatti dal giugno 1869, quando fu creato Schulinspektor per le scuole elementari del Tirolo e, dal 1874, anche per le medie, si applicò indefessamente alla diffusione del sistema scolastico di lingua tedesca in Trentino, specie nelle comunità di minoranza poste sul confine linguistico, pur non raggiungendo i toni estremistici di diversi suoi colleghi tedeschi ed italiani nelle loro esacerbate contrapposizioni nazionalistiche. Ciò non toglie che comunque le sue iniziative e i suoi studi furono fondamentali per la causa delle associazioni tedesche di difesa nazionale nelle terre meridionali della Monarchia danubiana, a tal punto che negli ultimi anni di esistenza pare lo Schneller temesse per la propria incolumità fisica, sentendosi minacciato dal fanatismo degli Irredentisti più oltranzisti

Eppure fu sempre sua cura – presumibilmente non senza sofferenza personale, da innamorato qual era del Trentino – quella di dissipare i “pregiudizi” dei pubblicisti trentini sulla volontà di germanizzazione del Tirolo meridionale da parte delle associazioni nazionalistiche tedesche.

Fu anche poeta “patriottico”
Intellettuale eclettico, sin da giovane Christian Schneller fu anche un prolifico ed apprezzato compositore di testi di Heimatpoesie, di “poesia patriottica” d’ispirazione tardoromantica, come la raccolta di liriche epiche Am Alpsee, pubblicata ad Innsbruck nel 1860, o i due poemetti, Sankt Valentin (1890) e Der Einsiedler von Fleims (L’eremita di Fiemme, 1893), visioni dai toni propri del realismo campagnolo. 
Eccellente conoscitore delle fonti d’archivio, nel 1874 venne nominato direttore della sezione scientifica del Landesmuseum Ferdinandeum di Innsbruck, nelle cui vesti curò la raccolta e l’analisi di documenti rilevanti per la medievalistica e la filologia trentine: gli Statuten einer Geiszler-Bruderschaft in Trient aus dem 14. Jahrhundert (Statuti di una confraternita di flagellanti nella Trento del XIV secolo, 1881) e i Tridentinische Urbare aus dem dreizehnten Jahrhundert (Urbari tridentini del XIII secolo, 1898). Per i numerosi meriti professionali ed i servigi resi allo Stato asburgico a Christian Schneller, nel 1891, venne conferita l’onorificenza di “Cavaliere dell’Ordine della Corona di Ferro di Terza Classe”, senza che però, a causa di una recente riforma, potesse insignirsi del titolo nobiliare relativo. Le onorificenze si accumularono l’una sull’altra negli anni successivi: nel 1898 fu insignito della medaglia al valor civile, nel 1899 di quella d’onore e, nel 1901, l’università di Innsbruck gli riconobbe il titolo di dottore ad honorem in filosofia.
Mai dimentico delle sue passioni giovanili, gli ultimi anni di vita li trascorse fra Innsbruck e Rovereto dove, presso la frazione di Lizzana, aveva acquistato una tenuta nella panoramica località di Cornacalda. E fu proprio qui che, il 5 agosto del 1908, dopo una lunga malattia la morte lo raggiunse all’età di 77 anni. Facendo seguito alle sue volontà testamentarie, la “sentinella del confine meridionale tedesco” – come lo avevano definito i suoi amici dei circoli nazionali austriaci – l’8 agosto trovò il suo ultimo riposo nel cimitero civico della Città della Quercia.

“Scopritori” di isole linguistiche

Se Christian Schneller, in qualche modo, con le sue raccolte di fiabe trentine “sdoganò” le comunità di minoranza germanofone del Trentino Orientale, seguito in ciò dal germanista Ignaz Vinzenz Zingerle (1825-1892), anch’egli appassionato cultore delle tradizioni popolari tirolesi, al glottologo bavarese Johann Andreas Schmeller (1785-1852) andò però il merito di aver intrapreso per primo lo studio scientifico della lingua cimbra. Pubblicato postumo nel 1855, il suo Cimbrisches Wörterbuch è ancora oggi una pietra miliare degli studi linguistici sul Cimbro, con circa 3000 vocaboli illustrati con glosse in tedesco ed in italiano, oltre a diversi elementi di grammatica. Nel 1905 fu l’allora curato di Luserna, Joseph Bacher (1864-1935), nativo di Velturno/Feldthurns in Alto Adige, ad interessarsi del lessico e della fonologia della lingua cimbra nella sua opera Die deutsche Sprachinsel Lusern; mentre agli inizi del Novecento gli studi dei dialettologi della “Scuola di Vienna”, in primis del linguista Eberhard Kranzmayer (1897-1975), misero in risalto i collegamenti del Cimbro e del Mòcheno con il bavarese del XII secolo. Il germanista e glottologo tedesco Bruno Schweizer (1897-1958), nella Gesamtgrammatik (data alle stampe solo nel 2008) e nello Zimbrischer und Fersentalischer Sprachatlas (anch’esso pubblicato postumo nel 2012), documentò ampiamente fenomeni linguistici dai diversi territori cimbri sparsi tra le province di Trento, Verona e Vicenza, ed anche dalla Valle del Fersina, la Val dei Mòcheni, la quale dallo Schweizer – unico tra gli studiosi – era considerata parte integrante dello Zimbarlant, della Terra Cimbra.

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Pubblicato da Andrea Vitali

No, non è lui, il celebre medico-scrittore di Bellano! Questo Andrea Vitali, nato a Roma e naturalizzato sudtirolese, è più modestamente un insegnante di italiano seconda lingua nella scuola superiore tedesca dell’Alto Adige. Attualmente tiene anche corsi di letteratura italiana presso la Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano. Vivendo da decenni in Alto Adige/Südtirol ha imparato ad amare la storia, le culture e le lingue delle terre dell’antico Kronland Tirol. Per questo, dal 2006 è anche guida storico-culturale professionale del territorio altoatesino. Nel 2009 ha pubblicato un ampio testo storico-artistico sulla città medievale di Chiusa/Klausen e sul complesso monumentale di Sabiona/Säben, mentre nel 2019 è apparso per i tipi di Curcu&Genovese il suo ultimo libro "La scuola e la svastica", uno studio sulle condizioni della scuola italiana altoatesina durante il breve periodo dell’occupazione nazista.

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