Da Lucio Battisti a Goldrake, sempre con grande qualità

Vince Tempera, musicista, tastierista, compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra. Protagonista di grande qualità del panorama musicale italiano, ha lavorato tra gli altri con artisti come Guccini, Battisti, Mina, Bertè, Giuni Russo, Nomadi. Nel 1974 ha fondato il gruppo “Il Volo” con Alberto Radius, Mario Lavezzi, Gabriele Lorenzi, Bob Callero, Gianni Dall’Aglio.

Quando ti sei avvicinato alla musica?

A sei anni quando mi hanno mandato a scuola di pianoforte. I miei genitori mi hanno sempre lasciato la libertà di decidere la professione. Fare  musica in quegli anni non era neanche una professione accertata perché se uno lavorava in quel settore sembrava uno che si diverte, invece è un lavoro vero dove si fa fatica. Una volta c’erano più amicizie, ora meno, c’è più diffidenza, tutti hanno paura di essere derubati di qualcosa, e io dico o sei capace o non sei capace.

Come è nata l’esperienza progressive de Il Volo?

Con Radius e Battisti abbiamo deciso di costituire un tipo diverso di gruppo, anche per sperimentare cose nuove per conto di Lucio e siamo invece diventati autonomi senza identificarci in nessun altro gruppo o genere perché venivamo tutti da differenti esperienze musicali. Il Volo aveva una ricchezza musicale che altri non avevano e questa è stata la nostra fortuna.

Come è nata l’amicizia con Bandini e Tavolazzi?

Con Ares Tavolazzi ed Ellade Bandini è una amicizia nata quando eravamo il gruppo base di Carmen Villani, poi al gruppo nascente degli Area serviva un bassista e Ares è entrato nel complesso e da lì sono nate tante cose.

Da cosa deriva la particolarità di quel periodo?

Al tempo eravamo senza computer e altri mezzi ma eravamo tutti di più in contatto personale e le esperienze  si scambiavano a livello personale. Oggi la solitudine di tanti autori non permette poi delle fusioni con altri autori, diciamo che la tecnologia ci ha reso più solitari.

Parliamo del grande successo con le sigle televisive come Goldrake e Ufo Robot?

Sono curioso dal blues al fusion, dal progressive al sinfonico, ho provato tutto. Le sigle per i cartoni animati sono state un esperimento che non avevo mai fatto. Il bambino è come una spugna, appena sente qualcosa, dopo tre minuti l’ha memorizzata, lo vedo anche con i miei nipoti. All’epoca insieme ad Ares e a Luigi Albertelli ci siamo detti, proviamoci non si sa mai. Io ho sempre lavorato per il pubblico allo stesso modo, se avevo un idea la sviluppavo, non volevo fare musiche per bambini con canzoni tipo Zecchino d’oro, il bambino è più intelligente di quello che noi pensiamo, quindi ho pensato agli adulti. Ho azzeccato una legge di marketing, il pomeriggio il bambino guardava la Tv con accanto la mamma che poi comprava i dischi i 45 giri. Il successo è stato enorme con le sigle di Ufo Robot, Goldrake, Capitan Harlock.

Chi cantava in queste sigle?

Ho preso spunto dalla pubblicità americana che era di tipo corale e non da singoli. Questo voleva dire che la canzone poteva essere cantata da tutti, e così abbiamo fatto con Ufo Robot come un coro anche con il supporto dei 4+4 di Nora Orlandi. E’ nato un prodotto di qualità. Tra gli altri a volte cantavano anche Fabio Concato e Marco Ferradini e suonavano musicisti come Massimo Luca.

Con quali artisti hai lavorato meglio?

Ho lavorato bene con tanti, gli artisti sono persone normali con pregi e difetti, ognuno ha le sue abitudini. Con Guccini si tirava tardi fino alle 5 del mattino. Con le donne era più difficile, sono due mondi differenti anche nella musica.

Hai diretto tante volte l’orchestra di Sanremo. Ora come lo vedi?

Il Festival è cambiato, è uno spettacolo televisivo, in Brasile ogni anno c’è la settimana del samba che possiamo paragonare come evento al nostro Festival. Ma lì hanno cambiato meno, è come una tradizione, una messa. Da noi è cambiato molto dal lato economico,  gli artisti italiani fanno una cosa che poi non fanno più tutta la vita, gli stranieri invece si propongono nello stesso modo artistico. Siamo un popolo che bada più alle parole che alla musica, si guardano più i testi che sono migliorati e la musica invece è molto peggiorata. Negli anni ‘70 con Guccini e altri nasceva la canzone politica del tempo, oggi è una canzone sociale con altre problematiche.

Su cosa stai lavorando?

Negli ultimi anni mi dedico a concerti di colonne sonore del cinema italiano, non faccio Guerre stellari ma nemmeno Morricone, ma propongo altri grandi musicisti perché gli italiani sono quelli che hanno avuto più Oscar dopo gli americani, pensiamo a Giorgio Moroder e a tanti altri.

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Pubblicato da Giuseppe Facchini

Giornalista, fotografo dello spettacolo, della cultura e dello sport, conduttore radiofonico. Esperto musicale, ha ideato e condotto programmi radiofonici specialistici e di approfondimento sulla storia della canzone italiana e delle manifestazioni musicali grazie anche a una profonda conoscenza del settore che ha sempre seguito con passione. Ha realizzato biografie radiofoniche sui grandi cantautori italiani e sulle maggiori interpreti femminili. Collezionista di vinili e di tutto quanto è musica. Inviato al Festival di Sanremo dal 1998 e in competizioni musicali e in eventi del mondo dello spettacolo.