“Ghosting”: il lato oscuro delle relazioni

Capita a tutti di scontrarsi con punti di vista diversi dal nostro, di pensarla diversamente, di non condividere parole/atteggiamenti/modi di fare di un’altra persona. È un po’ la storia di noi fragili esseri umani, chiusi nelle gabbie del nostro egoismo e talvolta incapaci di capire (o di voler capire), ascoltare e comprendere un pensiero che si discosta dalla limitata visione delle personali aperture/chiusure mentali. Tutto questo preambolo di pseudo psicologia sociale per introdurre un fenomeno dilagante nei rapporti interpersonali: il ghosting. Ma che significa? Letteralmente “diventare dei fantasmi”, sparire improvvisamente, troncando di netto ogni contatto. Sparire nel nulla non è certo una tattica nuova; qualcuno potrebbe obiettare che i vigliacchi sono sempre esistiti. Certo, tutto vero. Negarsi è sempre stato possibile, ma la comunicazione attraverso internet ha reso endemico questo fenomeno. Attraverso le chat e i canali social, all’essere pensante viene concesso lo scambio di messaggi ad oltranza; la comunicazione online rende quindi molto facili i contatti, ma in maniera altrettanto semplice dispensa dall’assumersi le proprie responsabilità. 

Insomma, tutto questo per dire che il passaggio dal sentirsi in maniera assidua al silenzio totale è questione di attimi. Chiudere un rapporto è facile ed immediato: basta non rispondere alle chiamate, agli sms ed alle email. Ma non basta, perché l’affondo più incisivo è costituito dal “non visualizzato”. Che cosa vuol dire? Che non solo non rispondo, ma nemmeno dimostro di aver letto il contenuto di un messaggio. E non occorre essere psicologi per capire che tale atteggiamento denota un totale disinteresse e la volontà di chiudere definitivamente. Gli esperti del settore parlano del ghosting come di una tattica interpersonale passivo – aggressiva, che (udite udite) non riguarda solo la sfera sentimentale, ma si estende a tutte le tipologie di rapporto: dalla semplice amicizia all’ambito lavorativo e professionale. Qualcosa non va? Le cose non funzionano? Esistono fratture più o meno sanabili? Mi sono stufato/a di una situazione? La soluzione – per chi non riesce a gestire un problema in prima persona, mettendoci la faccia – è alla portata di un clic. Non si risponde, non si visualizza, si silenzia la chat o si attiva la famigerata “modalità aereo”, che equivale all’offline. È una tattica che in prima battuta spiazza e alla quale si tende a lasciare un margine di speranza, adducendo ogni tipo di giustificazione: starà lavorando, non ha tempo, non può rispondere, ecc… Poi, più passano le ore, i giorni e le settimane, il malcapitato dall’altra parte – la vittima del ghosting – comincia a realizzare che quel silenzio non è certamente casuale o dettato dalla contingenza di un momento. 

I sondaggi non fanno che confermare questa particolare modalità di rottura: da un noto sito di appuntamenti si rileva che l’80% degli intervistati abbia subito almeno un episodio di ghosting. Ma non occorre andare tanto lontano! Se ci si confronta con la cerchia delle amicizie personali, si capisce la diffusione del fenomeno. E se tutti abbiamo vissuto – sia nell’infanzia, sia nell’età adulta – situazioni di abbandono che ci hanno fatto soffrire, la velocità dello sparire all’improvviso non fa che accrescere le insicurezze. Il fatto curioso è che questo odioso modo di fare non solo è terribile, ma è pure contagioso: si impara cioè a credere che sia possibile gestire così le relazioni. Uno psicologo ha detto che “si tratta di un comportamento a cui si assiste e di cui poi ci si appropria.” Senza tralasciare il fatto che il passaggio da attivo a passivo è scontato ed alquanto probabile.  

Come a dire, secondo una rilettura proverbiale, “chi di ghosting ferisce, di ghosting perisce”. 

Ma esiste anche la variante, lo zombieing. Lo avrete già capito, si tratta del fatto di tornare all’improvviso – come uno zombie, per l’appunto – dopo un più o meno prolungato periodo di silenzio. È quel genere di individuo che ci ripensa, che ha paura di esporsi e farsi coinvolgere in relazioni continuative e che agisce a corrente alternata, convinto di avere il controllo della situazione. 

Complessivamente una vita più facile no? Non vogliamo sentire il peso del giudizio negativo della persona che rifiutiamo e scegliamo di non vedere le conseguenze delle nostre azioni. Bella prova di maturità, cancellata in un clic.

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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.