Parco Adamello Brenta: fabbrica della Natura

Nocciolaia (ph. Michele Zeni)

Entrando nel parco, la natura ci conquista immediatamente con paesaggi incontaminati e di una bellezza unica. Qui possiamo vivere emozioni irripetibili: ammirare le Dolomiti di Brenta, maestose cime che si tingono di rosso al tramonto. Passeggiare lungo laghi da fiaba, dove perdersi in una natura selvaggia. Oppure mettersi alla prova e raggiungere il ghiacciaio dell’Adamello, uno dei più estesi d’Europa.

Walter Ferrazza, nato a Tione, classe 1974, ingegnere ambientale, dal 2010 sindaco di Bocenago, è da qualche mese il nuovo presidente del Parco Naturale Adamello Brenta. Un Parco che sta cambiando, non solo nella governance. In un contesto che a sua volta sta conoscendo delle trasformazioni.

Walter Ferrazza

Lei è Presidente solo da qualche mese, può già fare un primo bilancio di questo “nuovo inizio”? In che direzione sta andando il Parco?

Il Parco sta cambiando, e lo fa in buona compagnia. Le ragioni sono diverse. Innanzitutto, c’è stata una decisione della Provincia, condivisa con gli attori locali, che ha reso più agili i suoi meccanismi gestionali, dimezzando i componenti del Comitato di gestione, ma soprattutto passando da una rappresentanza per comune ad una rappresentanza di valle, intesa in senso socio-economico oltre che semplicemente geografico. Si vuole guardare oltre alla dimensione “particolare”, per una visione di sistema.

E il territorio è pronto a questo cambiamento? 

Dai segnali che cogliamo attorno a noi sembra di sì. La pandemia ha fatto crescere nei cittadini la percezione dell’importanza della natura, di un ambiente protetto percepito anche come salubre e sicuro. Ma se vogliamo essere pronti a raccogliere questa rinnovata “domanda di natura”, di montagna, dobbiamo essere in grado di unire le forze, di fare sistema. Le sfide si vincono solamente uniti.

Il Brenta ripreso da Malga Ritort (ph. Manuel Righi)

Qual è allora lo scopo di una realtà come il Parco, oggi?

Riuscire a coniugare in maniera sempre più efficace la tutela dell’ambiente e la presenza dell’uomo al suo interno. Per certi versi, anche guardando alla riforma del turismo che la Provincia sta portando avanti, noi partiamo avvantaggiati: siamo già una “macroarea”, un sistema complesso che comprende due gruppi montuosi così diversi ma così complementari, le Dolomiti di Brenta, patrimonio naturale Unesco, e l’Adamello-Presanella, con i suoi ghiacciai, i più grandi delle Alpi. Possiamo offrire al visitatore esperienze uniche in un ambiente naturale d’eccellenza, ma anche fare attività di formazione nelle scuole, o accogliere i visitatori nelle sette Case del Parco, ultima in ordine di arrivo quella di Pracul, in Val di Daone, dedicata alla fauna, che abbiamo inaugurato recentemente. E possiamo farci promotori di progetti innovativi come quella del “Plastic Free”.

Come si è tradotto tutto questo nelle vostre proposte per l’estate 2021? 

Innanzitutto in un Piano per la mobilità alternativa ancora più ampio e capillare di quello degli anni scorsi che ha permesso al turista, ma anche al residente, di lasciare la propria auto a casa o nei parcheggi di attestamento e di raggiungere le località più frequentate con mezzi pubblici. Inoltre, con un programma ampio e diversificato di escursioni, circa 130, che hanno coperto l’intero territorio del Parco, in tutti i suoi aspetti: dalle alte quote ai pascoli e alle malghe, fino alle grotte. Infine, con il progetto Superpark, articolatosi in due proposte: da un lato, una serie di escursioni con accompagnatori “d’eccezione”, naturalisti, ma anche scrittrici, registi, musicisti, chef, dall’altro il “Cinema a impatto zero sotto le stelle”, utilizzando sempre mezzi ad energia rinnovabile e l’uso di cuffie per gli spettatori. 

Le tre Lobbie (ph. Giuseppe Alberti) 

Che ruolo gioca in una realtà come quella del Parco la tecnologia? 

Alcuni dei progetti di cui abbiamo parlato ne hanno fatto un buon uso. La tecnologia è, al suo meglio, un alleato prezioso dell’ambiente. Serve per gestire la mobilità ma anche per i monitoraggi della fauna selvatica, o per approfondire le nostre conoscenze scientifiche su fenomeni come il cambiamento climatico. L’abbiamo utilizzata diffusamente anche durante il lockdown, fra le altre cose con il ciclo di incontri “Martedì del Parco”, che proseguirà fino a Natale, e che può essere seguito “dal vivo” ma anche online. 

Il Parco Adamello Brenta è anche sinonimo di orso.

L’orso è il testimone e il simbolo del Parco. E indubbiamente, oggi, possiamo dire che il progetto di ripopolamento iniziato poco più di vent’anni fa si è rivelato un successo. Vogliamo continuare a svolgere un ruolo importante nell’informare i cittadini sulla presenza del plantigrado, perché l’informazione è la chiave per una buona convivenza uomo-orso. Va in questa direzione il progetto che abbiamo avviato recentemente con la LAV-Anti Vivisezione, attraverso del personale volontario, nei punti dove i visitatori si concentrano maggiormente, come i parcheggi di attestamento, ma anche i ristoranti e gli alberghi.

Malga Tuenna e il gruppo della Campa, sopra Tovel (ph. Marco Pedergnana)
Bus Navetta in Val di Genova
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