Una notifica vi seppellirà

John R. R.Tolkien, affermava che “Tutto ciò che dobbiamo decidere è cosa fare col tempo che ci viene dato”. Chissà cosa avrebbe pensato l’autore de “Il Signore degli anelli”, se fosse ancora oggi in vita, sull’uso che facciamo del nostro tempo. Già… il tempo, la cosa più sottovalutata della nostra epoca, ma anche la più preziosa. 

Eppure oggi, statistiche alla mano, molti di noi il tempo lo trascorrono con occhi, dita e cervello, attaccati ad uno smartphone. Ci siamo dentro tutti, ormai: adulti di ogni genere e grado, preparazione culturale ed interessi, ma anche anziani, ragazzini, fino ai bambini. Uno studio della società americana Whistleout, ci dice che le persone trascorrono in media circa 9 anni sul proprio cellulare! Questo risultato, considera l’età media in cui una persona inizia a possedere un telefono cellulare in 10 anni, e documenta che esso viene utilizzato in media 3,07 ore al giorno, con differenze tra le fasce anagrafiche prese in esame. I millennial, infatti, coloro che sono nati tra il 1981 e il 1996, trascorrono quasi un quarto della loro vita da svegli sugli smartphone, in media il 23,1% della giornata. La generazione X, i nati tra il 1965 e il 1980, trascorre invece il 16,5% della propria giornata sui telefoni, mentre i baby boomer, la fascia tra il 1946 e il 1964 il 9,9%. Sono dati americani, e quindi teniamo conto che, nel nostro paese, le percentuali possono essere diverse, ma soprattutto notiamo che a restare fuori da questa statistica, è la fascia anziana, sempre più presente, in realtà, nel mondo del web su mobil device. I nostri apparecchi mobili ci supportano ormai in moltissime attività quotidiane, dalle ricerche di ogni genere, orari, percorsi, numeri telefonici in primis, fino alle app di messaggistica, WhatsApp, Telegram e Signal, soprattutto, ai social, da Instagram a TikTok, fino a Facebook, Twitter e Pinterest. Per non pensare al mondo della scuola che lo usa sempre più diffusamente, a quello del lavoro e a tutto l’universo dei giochi, che abbraccia un’utenza davvero trasversale. Il rischio di dipendenza da cellulare è quindi un aspetto che ognuno di noi dovrebbe valutare, per sé e per chi gli sta intorno. La maggior parte delle persone controlla il proprio telefono ogni 15 minuti o meno, e la voglia di controllo continuo, come se stessimo perdendo sempre qualcosa di importante, può trasformarsi in ansia. Cosa possiamo fare, allora? Gli esperti, ci offrono alcuni piccoli suggerimenti: disattivare le notifiche di email, messaggi, social network e qualsiasi altra app. Mettere lo schermo in bianco e nero, almeno nelle ore serali, e in quelle di prima mattina, un trucco che porta una forte riduzione della quantità di tempo che passiamo davanti allo schermo. Rimuovere le app che non usiamo: questo significa un risparmio di batteria, ma anche uno schermo più pulito e quindi meno soggetto a stancare il nostro occhio. Non portare il telefono sempre con sé, e lasciarlo in un’altra stanza, nel momento in cui andiamo a letto.

Usare un’app che ci aiuti a conoscere il tempo che stiamo davanti ad un telefonino. Di una di queste parliamo proprio nel box presente in questa pagina.

Per un autentico “benessere digitale”

La risorsa di “Benessere digitale”, presente su molti apparecchi android, se non visibile, si può cercare nelle impostazioni dei nostri apparecchi. Interessanti, peraltro, i video su per che cosa usiamo il telefonino, cosa ci distrae maggiormente, ed altri, all’indirizzo android.com/intl/it_it/digital-wellbeing. Una app molto interessante è anche StayFree – Screen Time Tracker, che oltre a statistiche dettagliate sul tempo che dedichiamo alle app più utilizzate, a livello giornaliero e mensile, ed alle volte che apriamo e chiudiamo un’app, ci permette di stabilire dei limiti all’uso delle varie applicazioni. Provare per credere: è impressionante, ci aiuta a comprendere meglio, e soprattutto ad avere una percezione concreta, di quanto tempo passiamo inutilmente.

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Pubblicato da Francesco Bindi

Francesco Bindi è formatore e divulgatore informatico, dal 1995. Lavora con scuole di vario ordine e grado, enti pubblici, aziende. Nel suo canale YouTube WEBindi, propone interviste a personalità di vario genere, sul loro utilizzo del web. Le stesse son o sulla pagina Facebook omonima.