Cimitero: un luogo pieno di vita

Dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters ormai diventato un classico, al più recente caso editoriale Cambiare l’acqua ai fiori di Valèrie Perrin, la letteratura è ed è stata a volte affascinata dai cimiteri. 

Forse ispirato dalla stessa fascinazione, nel cimitero monumentale di Trento si può incontrare Le storie sepolte, un progetto ideato e diretto da Federica Chiusole e Alessandra Evangelisti per Trento Spettacoli e realizzato con il contributo del Comune di Trento e Fondazione Caritro, in collaborazione con il Tavolo Generazioni Consapevoli e la Cooperativa Mercurio. Il progetto – che si compone di due parti, un’audioguida e uno spettacolo teatrale – è un viaggio attraverso 200 anni della città di Trento, guidato dalle persone che ne hanno disegnato l’attuale identità attraverso le loro vite e che sono sepolte o ricordate tra le lapidi. Le storie che hanno fatto la Storia, insomma, selezionate e riscritte dalle autrici insieme ai ragazzi e alle ragazze di alcune scuole superiori della città grazie a un duplice programma di alternanza scuola/lavoro. 

L’audioguida – la prima e per ora unica in Italia audioguida di un cimitero monumentale – è disponibile e ascoltabile con il telefono cellulare grazie a un qr code che si trova all’inizio del tragitto consigliato per la visita. Per inaugurare l’audioguida, nella tarda primavera, sono inoltre andate in scena alcune repliche di uno spettacolo teatrale: Federica Chiusole e Alessandra Evangelisti hanno infatti diretto studenti e studentesse nell’interpretazione delle storie selezionate, conducendo il pubblico attraverso tappe teatralizzate all’interno del cimitero. 

«L’idea è emersa riflettendo su quale potesse essere un modo nuovo per affrontare la Storia e Memoria con i giovani – spiega Alessandra Evangelisti. Io e Federica abbiamo molta esperienza in progetti legati alla memoria e in pratiche teatrali itineranti, fuori dagli spazi convenzionali. Abbiamo quindi unito le nostre esperienze alla necessità e ci è venuto in mente il cimitero come luogo ricco di Storia. Quel che non potevamo immaginare – prosegue – era la quantità di materiale che avremmo trovato a Trento. La selezione è stata difficilissima e non saremmo riuscite ad essere così incisive senza l’aiuto di Joseph Tassone, il responsabile dei servizi funerari del Comune di Trento che è stato di grande supporto durante il progetto e in particolare nella fase di ricerca». 

Passeggiando con le cuffie nelle orecchie si incontrano uomini e donne dalle vite più diverse, persone illustri e persone senza nome, ma che hanno contribuito a far diventare la città ciò che è oggi e anche ciò che vuole raccontare di sé. Da Elsa Conci, madre costituente, al partigiano Giannantonio Manci. Da Francesco Ranzi, che scoprì la Trento Romana e costruì l’attuale Palazzo della Provincia a Guglielmo Ranzi, suo figlio, promotore della statua di Dante eretta all’ingresso della città grazie alle donazioni delle famiglie benestanti per sottolineare l’italianità di Trento. Da Felice Mazzurana, costruttore del Teatro Sociale a suo figlio adottivo, Paolo Oss Mazzurana, che fu podestà di Trento e ci portó la corrente elettrica. Da Duccia Calderari che aprì le porte della sua casa borghese alla Resistenza trentina, a Don Dante Clauser, prete degli ultimi morto nel 2013. Da Cesare Battisti e Alcide Degasperi a cui sono dedicati monumenti nel famedio, dove si ricordano le persone famose, ai morti senza nome del Mediterraneo e della Prima Guerra Mondiale. Dalle vittime del terrorismo di ieri e di oggi – si ricordano Fausto Tinelli, ucciso dal terrorismo nero nel 1978 e Antonio Megalizzi, morto a Strasburgo durante l’attentato ai mercatini di Natale nel 2018 – a tutte le persone sepolte con rito musulmano, alle quali è riservata una parte del cimitero. Un viaggio nel tempo che guida con precisione e chiarezza dall’800 ad oggi, grazie alla voce di Federica Chiusole e agli interventi dei ragazzi e delle ragazze che hanno preso parte al progetto, per i quali il cimitero è diventato uno spazio di cui riappropriarsi e attraverso il quale sentirsi parte della città. 

«Il lavoro con i ragazzi e le ragazze è iniziato come sempre in classe – spiega Alessandra Evangelisti – a partire da una domanda che abbiamo fatto loro: “Cosa rappresenta per te il cimitero?”, ottenendo risposte del tutto disinteressate rispetto al luogo. Molti di loro, con famiglie originarie di altre città o altri Paesi, il cimitero di Trento non lo conoscevano per niente, non ci avevano nemmeno mai messo piede». 

Poi invece al cimitero ci sono andati, insieme alle storie da raccontare: «Quel che è successo è stato bellissimo – prosegue Federica Chiusole – e ci dà la conferma che studiare la storia fuori dalla scuola è necessario. I ragazzi hanno intrapreso questo percorso senza grande interesse e poi si sono appassionati. Durante le giornate che abbiamo trascorso insieme al cimitero hanno iniziato a prendersi cura di quel luogo. Li abbiamo visti sistemare i vasi sulle lapidi se il vento li aveva messi in disordine e chiacchierare con chi passava a fare visita ai propri cari spiegando il progetto che stavamo portando avanti. Inoltre – conclude – dopo l’isolamento che i giovanissimi hanno subito a causa della pandemia, un progetto interscolastico come questo li ha portati a ritrovarsi, a fare nuove amicizie. Da luogo privo di interesse, il cimitero è diventato per loro e per noi un luogo familiare, bello, dove imparare e incontrarsi».

Studiare la storia in modo non tradizionale, conoscere la propria città e sentirsene parte, prendersi cura dello spazio pubblico, intessere relazioni tra coetanei, stringere un patto intergenerazionale, rendersi conto che non è mai tardi per restituire dignità alla vita. Nelle storie sepolte sembra esserci tutto questo, che inaspettatamente prende vita in un luogo che spesso il senso comune considera silenzioso, triste e di raccoglimento esclusivamente individuale, ribaltandone invece la narrazione e mostrandolo come spazio collettivo, luogo di azione e relazione. 

Ricordando proprio la protagonista del fortunato romanzo di Perrin, Federica Chiusole e Alessandra Evangelisti, come premessa alla descrizione dell’intero progetto avevano utilizzato una frase che sembrava un paradosso: «Il cimitero è un luogo pieno di vita». Facendo una passeggiata tra i vialetti e i colonnati ascoltando quelle loro storie sepolte, non si può far altro che dare loro ragione.

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Pubblicato da Susanna Caldonazzi

Laureata in comunicazione e iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige dal 2008, inizia la sua esperienza professionale nella redazione di Radio Dolomiti. Collabora con quotidiani, agenzie di stampa, giornali on line, scrive per la televisione e si dedica all'attività di ufficio stampa e comunicazione in ambito culturale. Attualmente è responsabile comunicazione e ufficio stampa di Oriente Occidente, collabora come ufficio stampa con alcune compagnie, oltre a continuare l'attività di giornalista free lance scrivendo per lo più di di cultura e spettacolo. Di cultura si mangia, ma il vero amore è la pasticceria.