Galimberti: scatti tra sogno e realtà

Quando si avvicina a qualcosa Maurizio Galimberti, sia con la camera alla mano che senza, sembra voglia indovinare un segreto che appartiene a quella cosa e sembra davvero una questione di attimi preziosi prima che quel segreto vada perso per sempre. Così si porta l’obbiettivo vicino all’occhio, si aggiusta leggermente la spalla con un movimento semi circolare e poi clic, tutto si ferma per un attimo, muove nuovamente la spalla e inaspettatamente gira la camera, la mette proprio sottosopra, per quello ha spiegato essere una doppia esposizione, e clic di nuovo… Sembra un gioco da ragazzi ed invece in quei gesti c’è maestria: è tipico dell’arte.

Quando l’anno scorso mi hanno invitata a passeggiare con lui per il lago di Tovel, servivano alcuni scatti di quel bellissimo lago nell’ambito della mostra “Forest Frame. La foresta tra sogno e realtà” organizzata dal Muse, curata da Beatrice Mosca, ho conosciuto il fotografo Maurizio Galimberti, il professionista, accorto, esperto, sempre sul pezzo, ma ho avuto anche modo di scorgere l’uomo, quello che non si tira indietro a scambiare due chiacchiere con la gente del posto, quello che ti chiede di raccontargli un po’ di te perché è di natura curiosa e ha l’indole della scoperta. 

“A me interessa quasi sempre tutto”, ammette candidamente mentre incede con passo deciso verso un tronco abbandonato nell’acqua e nel procinto di abbassarsi per fotografarlo aggiunge: “per me non è solo un tronco, chissà qual è la sua storia!”.

Del fotografo Galimberti molto è stato detto e molto si conosce. Basta digitare il suo nome in Google e se ne rimane impressionati, per la grande quantità di premi e riconoscimenti ricevuti, per la sua destrezza nel librarsi nel mondo del cinema e dello spettacolo con quel suo tocco unico, irripetibile, inconfondibile di fotografare.

Nasce a Como nel 1956. Si avvicina al mondo della fotografia analogica esordendo con l’utilizzo di una fotocamera ad obbiettivo rotante Widelux e dal 1983 si dedicherà totalmente alla Polaroid. Nel 1991 inizia la collaborazione con Polaroid Italia della quale diventa testimonial ufficiale realizzando il volume Polaroid Pro Art pubblicato nel 1995. Viene nominato “Instant Artist” ed è ideatore della “Polaroid Collection Italia” e consegue il prestigioso “Gran Prix Kodak Pubblicità Italia”. La sua ricerca è costante, affannosa, la Polaroid gli dà lo spunto per la tecnica del “Mosaico Fotografico” che inizialmente adatta ai ritratti. Nel 1989 ritrae suo figlio Giorgio, ecco che la tecnica del mosaico fotografico è compiuta! Seguiranno numerosissimi ritratti di personaggi famosi del mondo della moda, della musica e dello spettacolo. Impossibile non chiedergli di Lady Gaga.

“Mi ha dato un bacio quando ho finito di fotografarla”, sorride imbarazzato “forse era contenta”.

Il “Mosaico” fino alle sue recenti passeggiate in Trentino ritraeva soprattutto volti e città. La natura è un qualcosa di totalmente nuovo all’obbiettivo attraverso questa tecnica. 

“Sono felice che alla natura mi sia avvicinato in Trentino“, dice. “Dopo tutto mi ha sempre affascinato. Ho avuto una persona a cui ho voluto molto bene qui e questo forse ha contribuito a legarmi. Non lo conoscevo bene non essendo uno di montagna ma dopo il progetto Forest Frame col Muse me ne sono decisamente innamorato. Ci sono poi tornato un sacco di volte anche solo per farmi qualche giro, ricaricarmi, amo la vostra cucina…”

Un nuovo e appassionante progetto lo vedrà di nuovo vagare per le nostre foreste, “mio sarà il compito di raccontare con i miei occhi le zone devastate da Vaia. Ho creato questo lavoro fatto di fuji, ho scattato in digitale e poi analogica ottenendo immagini sensazionali quasi tutte doppia esposizione, mantenendo sempre la mia matrice surrealista.

“Mi piace da matti la zona di Predazzo, ma che posti avete qui!”

Progetti futuri in Trentino?

“Quest’estate nella sede del Museo Geologico delle Dolomiti a Predazzo, inaugurazione 17 giugno; per un anno intero le mie immagini saranno in mostra, una sede sarà dislocata anche al Centro Servizi di Bellamonte”. 

Inoltre, il 24 agosto avrà luogo un laboratorio itinerante intitolato “Sguardare”: un’opportunità rara e unica per scattare foto guidati da un maestro della fotografia di fama internazionale. Il materiale di questo laboratorio poi diventerà una “performance pubblica” nel senso che Maurizio lavorerà con gli appassionati e una scelta finirà in mostra per la sede di Predazzo. Partendo dagli scatti di Galimberti il Museo svilupperà un progetto didattico anno 2022-23 per le scuole.

“Forest Frame aumenterà sempre di intensità, di volume, di poesia… – conclude Maurizio – insomma è una mostra work in progress itinerante. Io sono tanto felice perché questi posti me li ricordo quando ci andavo da ragazzino”.

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Pubblicato da Irene Cocco

Si è laureata alla Facoltà di Lettere con il massimo dei voti e la lode. Ha pubblicato un capitolo inerente l’espressione artistica nel volume L’identità imprigionata curato da A. Nardi. Il suo romanzo d’esordio, Doveva essere per sempre, è stato un successo nel 2015 in Trentino Alto Adige. Della poesia ne ha sempre avuto bisogno...