Che lingua si parla a Trento?

Nelle ultime settimane i PanPers (duo comico di fama nazionale) hanno diffuso il video promozionale per la tappa trentina del loro spettacolo teatrale. Nel video, visto da migliaia di utenti, il duo propone una spassosa scenetta: un cliente che si presenta come “trentino” chiede al farmacista un suggerimento per curare la noia che lo affligge, e lo fa esibendosi in un accento tedesco simile a quello delle Sturmtruppen di Bonvi: «Puonciorno dottore, ho un problema, zono di Trento e mi annoio!». Il farmacista risponde: «Le prescrivo due biglietti per lo spettacolo dei PanPers, vedrà che la noia passerà». L’acquirente ringrazia con un entusiasta: «Danke schön!». Scopriamo così grazie ai PanPers che i trentini parlano come il Professor Kranz di Paolo Villaggio. Oppure come lo spietato dietologo dottor Birkenmaier, ve lo ricordate in “Fantozzi contro tutti”? «Tu mancia! Infermieri, lui mancia tutto!». 

Eppure eravamo convinti che a Trento si parlasse italiano e che il tedesco lo si praticasse solo a scuola come seconda lingua straniera. Ma al netto del simpatico “qui pro quo” in cui i PanPers sono caduti, questa parodia ci rivela qualcosa di interessante: per il resto d’Italia l’identità territoriale del Trentino è qualcosa di poco chiaro. Domandate ad un abitante dalla penisola di “imitare” un qualsiasi accento regionale: campano, romagnolo, torinese, chiunque è in grado di eseguire una parodia approssimativa della parlata in questione. Ecco, il resto d’Italia non riesce a definirci attraverso un “accento”. Ho fatto spesso questa domanda ai “foresti”: «Fai un po’ l’accento trentino!». La risposta, qualche volta, è una specie di bizzarro accento bergamasco. Più spesso la risposta è: “Non so com’è l’accento trentino, non avete un “marchio” sonoro». Nessuna “ch” aspirata come per i toscani, nessun “aò, anvedi” come per i romani, niente “taaac” come per i milanesi. Immaginate l’accento veneziano. Nella mente si formano espressioni con una cadenza precisa: «’A gondoeta, i schei, par servirla sior paròn». Tutto ciò arriva dal teatro di Goldoni, che ha reso riconoscibile e “imitabile” l’accento veneziano. La causa di questo “mutismo” delle sonorità trentine è presto detta: non abbiamo mai esportato cinema, televisione, teatro, cultura, come hanno fatto per decenni o secoli altre regioni. Con il risultato che gli altri italiani ci confondono con i sudtirolesi, di lingua tedesca, loro sì maestri di riconoscibilità e “branding”. 

Viene alla mente il monologo di Enrico Brignano in cui con il solo uso del “gramelot”, dunque del puro suono non-sense, attraversa l’Italia proponendo un viaggio attraverso gli accenti locali. L’attore dimostra che attraverso un semplice cambio nei suoni e nell’articolazione delle parole siamo in grado di cogliere in che luogo d’Italia ci ha portati. Mentre lo ascoltiamo, noi trentini siamo lì frementi in attesa del nostro turno per essere amichevolmente sbeffeggiati, quasi lo speriamo! Anche perché l’accento trentino, diciamolo pure, non è che non si senta… e di materiale comico ce ne sarebbe a volontà. Le lotte epiche di noi trentini con la “esse” di “ganassa” e la “zeta” di “gal zedròn” sono state immortalate anche da Andrea Castelli. Ma alla fine, dopo tanta attesa, quando tocca all’imitazione del Trentino, l’ottimo Brignano, che fa? Intona lo jodel e qualche vocalizzo teutonicheggiante. Insomma, gli altri italiani ci ritengono sperduti sui monti, con indosso i lederhosen, intenti a chiacchierare con Heidi. E noi che con Heidi magari vorremmo pure parlarci, non sapendo il tedesco, ci limiteremo a farle “ciao”, insieme alle sue caprette.

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Pubblicato da Fabio Peterlongo

Nato nel 1987, dal 2012 è giornalista pubblicista. Nel 2013 si laurea in Filosofia all'Università di Trento con una tesi sull'ecologismo sociale americano. Oltre alla scrittura giornalistica, la sua grande passione è la scrittura narrativa. È conduttore radiofonico e dal 2014 fa parte della squadra di Radio Dolomiti. Cronista per il quotidiano Trentino dal 2016, collabora con Trentinomese dal 2017 Nutre particolare interesse verso il giornalismo politico e i temi della sostenibilità ambientale. Appassionato lettore di saggi storici sul Risorgimento e delle opere di Italo Calvino.