Dimmi chi era Cristoforo Colombo…

Una statua di Colombo abbattuta a Minneapolis

Già il fatto che sappiano chi sia stato questo personaggio storico, è accettabile. Ma se apri il libro di storia e ti rendi conto che la platea – alias studenti mascherati – fatichi a rendersi conto di cosa possa essere stata la scoperta dell’America, vuol dire che ci siamo persi qualcosa. Ma qual era il progetto di quello squinternato di Colombo? Considerato un folle per aver ipotizzato di voler raggiungere le Indie da Occidente, è stato un alternativo dei tempi, un coraggioso appassionato di cartografia e di arte nautica, che in maniera piuttosto sfrontata ha sfidato le convenzioni ed i luoghi comuni per far valere la sua idea. 

Da una manciata di giorni è stato celebrato in America il Columbus Day, non senza qualche polemica. A fianco di chi lo celebra come il geniale scopritore del nuovo mondo, si sono moltiplicate le proteste di chi lo interpreta, al contrario, come colui che ha dato inizio a tutta una serie di massacri e di discriminazioni nei confronti delle popolazioni indigene. E allora questi personaggi della storia scendono a poco a poco dal piedistallo, sbiadiscono nel ricordo ormai obsoleto delle vecchie cinquemila lire, crollano fragorosamente come statue abbattute dalle intemperie. Ma allora cosa dire a questi ragazzi che aprono – in maniera più o meno svogliata – questi libri di storia? Come raccontare qualcosa che suoni in modo più o meno credibile alla realtà? Sono pagine di conquista o assumono invece il sapore di nuove sconfitte per l’umanità? 

Terra difficile quella americana, piena di contraddizioni. Con profondi squilibri economici, etnie in perenne conflitto tra loro, edonismi riconosciuti e [quasi sempre] accettati, soglie di povertà e muri che ancora isolano e dividono. Ma l’America è da sempre anche un mito da raggiungere, un sogno oltreoceano, un miraggio di benessere e di libertà. 

Cerco nella mia estesa biblioteca di casa un testo che mi possa aiutare a sbrogliare l’intricata matassa sulla questione. Certo, perché spesso è la letteratura a venirci in aiuto nelle situazioni difficili e complicate. Ecco, lo trovo. Si tratta di un libro dell’ineguagliabile Italo Calvino, che negli ormai lontani anni Sessanta dava alle stampe il testo “Un ottimista in America”. Un libro di viaggio, ma non solo. Un libro con tante riflessioni antropologiche e personali, che spaziano dalla descrizione di una realtà umano – geografica ai pensieri intimistici di un grande uomo di cultura che cercava (anche dentro di sé) di analizzare la sua esperienza di viaggiatore al di là dell’Atlantico. E raccontando il suo peregrinare riflessivo da una città all’altra degli Stati Uniti, metteva nero su bianco alcune frasi che non si possono dimenticare. 

“Tutti gli americani sanno dirmi perché odiano New York: città di professionisti artificiali, di intellettuali industrializzati, di vita sociale intensissima ma senza approfondimento di rapporti umani, città dove tutto si commercializza, città dal ritmo snervante ma non concretamente produttiva; città non americana, incapace di creare dal crogiolo dei popoli una civiltà propria: città dove si è fermata senza assimilarsi la parte peggiore di tutte le ondate di immigranti; città che più d’ogni altra nega e annulla la natura. Che dire? Hanno ragione, New York è così, ed essere così è male. Però non vedo l’ora di tornarci.” 

E allora si capisce come spesso la verità non si riconosca in un’unica faccia, ma vada interpretata nelle tante sfaccettature che la contraddistinguono. Con le tante contraddizioni che la caratterizzano

Quindi tu, professoressa di storia, ti trovi leggermente in difficoltà nell’aprire le pagine di quel libro e rileggere le imprese di Colombo. Oltre al fatto in sé, verranno inevitabilmente alla luce tante riflessioni che forse non saranno comprese o che comunque risulteranno poco chiare e di difficile interpretazione. Ma la sfida è proprio questa: riuscire a far comprendere come da un equivoco possa nascere qualcosa di nuovo. E che il prezzo da pagare, alle volte, sia molto alto. Ma con la possibilità di migliorare sempre, non perdendo mai la rotta della navigazione.

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Pubblicato da Tiziana Tomasini

Nata a Trento ma con radici che sanno di Carso e di mare. Una laurea in materie letterarie e la professione di insegnante alla scuola secondaria di primo grado. Oltre ai grandi della letteratura, cerca di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. Giornalista pubblicista con la passione della scrittura, adora fare interviste, parlare delle sue esperienze e raccontare tutto quello che c’è intorno. Tre figli più che adolescenti le rendono la vita a volte impossibile, a volte estremamente divertente, senza mezze misure. Dipendente dalla sensazione euforica rilasciata dalle endorfine, ha la mania dello sport, con marcata predilezione per nuoto, corsa e palestra. Vorrebbe fare di più, ma le manca il tempo.

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