Nel racconto un profondo senso di caducità

Eros e Thanatos, l’antica coppia, il mitologico connubio tra amore e morte. Su questo classicissimo e tradizionalissimo equilibrio tra le due forze, sull’oscillare tra sentimento puro e ossessione, si gioca anche il penultimo film di François Ozon, “Estate ‘85” (Été ‘85), presentato a Cannes 2020 e arrivato in Italia solo poco tempo fa. Lungi dall’essere il solito, trito teen movie, il lungometraggio del regista francese (il cui capolavoro resta forse, tuttavia, ancora “Frantz” del 2016) riadatta liberamente l’opera letteraria di Aidan Chambers “Danza sulla mia tomba”, dando vita a una storia capace di camminare costantemente sul crinale tra la potenza luminosa dell’estate adolescenziale e il decadente, mortifero, tono di fondo. Di nulla, fa del resto segreto, Ozon, aprendo il film con una chiara affermazione d’intenti e con un flash forward a cose già avvenute: David (Benjamin Voisin) morirà. Il risultato è un racconto permeato dal senso di caducità, una storia a cui si assiste quasi come se si stesse guardando la vecchia fotografia di un antenato scomparso, andando oltre il ricordo di un’estate. C’è la costa, c’è il sole e c’è la giovinezza che tanto mirabilmente ci ha già raccontato – forse anche con maggiore potenza – Abdellatif Kechiche con la sua serie “Mektoub, My Love”, allora, così come ci sono le corse in moto in due, i giri in giostra, le uscite in barca, i balli in discoteca smaccatamente in rimando a “Il tempo delle mele” di Claude Pinoteau, ma c’è anche e soprattutto la consapevolezza che tutto si stravolgerà, non per un naturale passaggio dell’età, ma per un improvviso colpo del destino. Un’ossessione, quella per la morte, che comincia nel personaggio di Alexis, detto Alex (Félix Lefebvre), dalle sue letture e dalla sua stanza tappezzata di ritagli di giornale e di rimandi alla civiltà egizia, che si estende e permea poi ogni dettaglio: il patto tra i due amanti di danzare l’uno sulla tomba dell’altro (che conduce allo struggente epilogo), e ancora il personaggio di David tutto, apparentemente così fresco, vivace, attivo, evidentemente – sono le parole della madre, una favolosa Valeria Bruni Tedeschi, a offrire spesso la chiave di lettura – tormentato da “presenze” dolorose e istinti di autosabotaggio, al limite del suicidiale. Se “Estate ‘85” dunque tanto deve allo sguardo di Luca Guadagnino e alla sua ricostruzione cremasca in “Chiamami col tuo nome”, se tanto deve alle commedie romantiche anni Ottanta, è tuttavia nel suo andar oltre il gioco di un triangolo amoroso eterosessuale-omosessuale, oltre l’adolescenza e i suoi dolori, che trova la sua forza, facendosi un coming of age tutt’altro che banale: l’amore è ossessione e senso di colpa, l’amore è morte, la morte è presa di coscienza.

Come un’abbacinante luce estiva
È diventato uno dei capisaldi del cinema Lgbtt+, Chiamami col tuo nome (Call Me By Your Name), film del 2017 di Luca Guadagnino, permettendo definitivamente al regista siciliano di abbandonare in cantina i brutti debutti e gli incespicanti primi passi nel mondo hollywoodiano, e proclamandolo abile portavoce del cinema nostrano all’estero. Ben oltre la trama, tratta dal romanzo di André Aciman, così come ben più che grazie al fascino dei due protagonisti – Timothée Chalamet, idolo delle ragazzine, e Armie Hammer, ad oggi nel ciclone della cronaca – CMBYN, come lo abbrevierebbe il popolo social, è infatti un film magistralmente girato, che ci restituisce la bellezza pura e semplice dell’immagine, del dettaglio osservato dalla macchina da presa, dell’incanto di un cinema che è abbacinante luce estiva, eleganza, dirompente emozione.
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Pubblicato da Katia Dell'Eva

Laureata in Arti dello spettacolo prima, e in Giornalismo poi, nel quotidiano si destreggia tra cronaca e comunicazione, sognando d’indossare un Fedora col cartellino “Press” come nelle vecchie pellicole. Ogni volta in cui è possibile, fugge a fantasticare, piangere e ridere nel buio di una sala cinematografica. Spassionati amori: Marcello Mastroianni, la new wave romena e i blockbuster anni ‘80.

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